Il Cristo ammaestra l’Apostolo Pietro

Anonimo Medievale, Cristo che appoggia la mano sulla spalla di san Pietro,
presso il Carcere Mamertino. Il carcere risale al sec. IX a. C

Commento artistico-spirituale al Vangelo della VI DOMENICA DI PASQUA 22 MAGGIO 2022 – ANNO C

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

“Il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14, 26).

A Roma, dopo una campagna di scavi e restauri durata diciotto anni, vicino al grande arco di Settimio Severio, nel 2016 è stato riaperto al pubblico il «Carcere Mamertino» più precisamente il «Carcer Tullianum», la prigione di stato esistente nella città eterna già nel IX secolo a. C., dove anche san Pietro fu rinchiuso prima del martirio. Durante un recente pellegrinaggio sulle orme di san Paolo, con un gruppo di amici ho ammirato le recenti scoperte e il nuovo percorso museale in questa prigione passata a luogo di culto dedicato a «S. Pietro in Carcere» per volontà di papa Silvestro nel 314.
Subito dopo l’entrata, sulla parete di destra, è stato scoperto sotto la calce un affresco medievale che, in una cornice verticale, rappresenta «Cristo che appoggia la mano sulla spalla di san Pietro». La scena molto rara che ha forse un modello nell’icona copta del VII sec. intitolata «Il Cristo e l’abate Mena», proveniente da un monastero di Alessandria d’Egitto e ora al Museo del Louvre a Parigi, presenta Gesù e Pietro in piedi, vicini in un particolare rapporto personale.
Durante l’ultima cena (Giovanni 13,23-29), Gesù anticipa che non sarà più fisicamente presente tra i suoi, parla della sua morte e risurrezione, prepara i discepoli ad essere suoi testimoni, promettendo la presenza dello Spirito: «Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Subito dopo assicura anche il dono della pace: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi». E, subito dopo, esorta i suoi dicendo: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”».
Nell’affresco il Maestro, riconoscibile per il grande nimbo con la croce, rivolge lo sguardo e coinvolge chi lo osserva. A chi si ferma sembra presentare il suo Vicario, il suo Successore in terra con un gesto amichevole e fraterno di conferma e, nel contempo garantire, a chi a lui si affida, una continua vicinanza, trasmettendo sicurezza e nello stesso tempo tranquillità e affetto.
La reazione di Pietro al gesto di Gesù sollecita anche la nostra. L’apostolo contempla il Maestro, contento di cogliere in quel gesto la Sua piena fiducia, si mette disponibile, accetta sereno il compito e, sorridente, si sente autorizzato a benedire.

Santa Maria Anna Rubatto, fondatrice delle Terziarie Cappuccine


La vita di suor Maria Francesca di Gesù (al secolo AnnaMaria Rubatto) – canonizzata domenica scorsa 15 maggio – fu un continuo atto di amore di Dio lasciato come ricordo e incitamento alle sue «Suore Terziarie Cappuccine», nella sintesi del motto: «Sia per amor di Dio».

Cristo che appoggia la mano sulla spalla di san Pietro

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