«Dio non vi abbandonerà mai, anzi sarà la vostra ricchezza»

Ugo di Fouilloy, Aviarium, 1150, British Library di Londra

Commento artistico-spirituale al Vangelo della V DOMENICA DI PASQUA

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

L’autore cristiano del manuale in greco «Physiologos» (Alessandria d’Egitto II-III secolo d.C.) legge simbolicamente animali, piante, pietre, e ricorda la leggenda del pellicano che alimenta i piccoli «picchiando» con la punta del lungo becco sul petto per facilitare l’uscita dei pesci dalla borsa, sotto la gola.

Questa ripetuta operazione provoca spesso l’uscita di gocce di sangue che, risaltando sulle piume bianche, fanno pensare al volatile mentre nutri i piccoli con la sua stessa carne. Già Melitone di Sardi (fine II secolo), vede nel pellicano il simbolo di Cristo mentre poco dopo, a Cartagine, l’immagine dell’uccello acquatico collegata al Crocifisso-Risorto compare come decorazione di lampade votive.
Dal XII secolo il crescente interesse per gli animali facilitò la stesura dei «bestiari» che, rifacendosi al trattato «Physiologos», interpretavano in ogni animale un riferimento al mondo ultraterreno collegandolo a citazioni bibliche.
Osserviamo la miniatura francese, ora alla British Library di Londra. Essa è tratta dal bestiario l’«Aviarium» (Libro degli uccelli) composto (1150) da Ugo di Fouilloy, canonico regolare di S. Agostino che, nel prologo al libro destinato alla formazione dei nuovi arrivati in monastero, dichiara d’aver aggiunto al testo alcune illustrazioni per facilitarne la comprensione ai novizi. Era convinzione comune, come sosteneva anche Sugerio, abate di Saint Denis, morto nel 1151, che «il nostro spirito limitato non può impadronirsi della verità che per mezzo di rappresentazioni materiali».
Teniamo davanti agli occhi la splendida miniatura e confrontiamola con il brano del Vangelo (Giovanni 13,31-35). Dal Cenacolo è appena uscito Giuda e Gesù confida: «Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». L’amore che viene a mancare con la perdita della presenza fisica di Gesù si compensa con l’amore vicendevole. È la consegna del nuovo comandamento la cui novità sta in quel «come io ho amato voi». Il pellicano occupa la scena dal fondo azzurro evocante il cielo stellato mentre sta nutrendo i quattro piccoli (forse allusione ai quattro punti cardinali) desiderosi di cibo con altrettanti pani (evidente richiamo all’Eucaristia). Nel contempo il bianco palmipede sta schiacciando il serpente, cioè il diavolo che – secondo Eusebio di Cesarea – tentava di uccidere i quattro e di vincere l’umanità raffigurata dalla testa d’uomo.
Continuiamo la riflessione con la parte conclusiva del primo bestiario in lingua volgare romanza composto (1121-1135) da Philippe de Thaün: «Questo uccello significa/il figlio di Maria/e noi siamo i suoi piccoli/in sembianza di uomini; ci siamo rialzati/siamo risuscitati dalla morte/grazie al sangue prezioso/che Dio versò per noi».

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