“Risorgi dai morti”

Beato Angelico, Discesa di Cristo al limbo, Convento di San Marco,
cella 31, Firenze 1446

DAL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA,

LA NOSTRA FEDE

ARTICOLO 5 
GESU’ CRISTO « DISCESE AGLI INFERI, 
IL TERZO GIORNO RISUSCITO’ DA MORTE »

631 Gesù « era disceso nelle regioni inferiori della terra. Colui che discese è lo stesso che anche ascese » (Ef 4,10). Il Simbolo degli Apostoli professa in uno stesso articolo di fede la discesa di Cristo agli inferi e la sua risurrezione dai morti il terzo giorno, perché nella sua pasqua egli dall’abisso della morte ha fatto scaturire la vita:

« Cristo, tuo Figlio,
che, risuscitato dai morti,
fa risplendere sugli uomini la sua luce serena,
e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen ». 525

Paragrafo 1 
CRISTO DISCESE AGLI INFERI

632 Le frequenti affermazioni del Nuovo Testamento secondo le quali Gesù « è risuscitato dai morti » (1 Cor 15,20) 526 presuppongono che, preliminarmente alla risurrezione, egli abbia dimorato nel soggiorno dei morti. 527 È il senso primo che la predicazione apostolica ha dato alla discesa di Gesù agli inferi: Gesù ha conosciuto la morte come tutti gli uomini e li ha raggiunti con la sua anima nella dimora dei morti. Ma egli vi è disceso come Salvatore, proclamando la Buona Novella agli spiriti che vi si trovavano prigionieri. 528

633 La Scrittura chiama inferi, Shéol o Αιδην 529 il soggiorno dei morti dove Cristo morto è disceso, perché quelli che vi si trovano sono privati della visione di Dio. 530 Tale infatti è, nell’attesa del Redentore, la sorte di tutti i morti, cattivi o giusti; 531 il che non vuol dire che la loro sorte sia identica, come dimostra Gesù nella parabola del povero Lazzaro accolto nel « seno di Abramo ». 532 « Furono appunto le anime di questi giusti in attesa del Cristo a essere liberate da Gesù disceso all’inferno ». 533 Gesù non è disceso agli inferi per liberare i dannati 534 né per distruggere l’inferno della dannazione, 535 ma per liberare i giusti che l’avevano preceduto. 536

634 « La Buona Novella è stata annunciata anche ai morti… » (1 Pt 4,6). La discesa agli inferi è il pieno compimento dell’annunzio evangelico della salvezza. È la fase ultima della missione messianica di Gesù, fase condensata nel tempo ma immensamente ampia nel suo reale significato di estensione dell’opera redentrice a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi, perché tutti coloro i quali sono salvati sono stati resi partecipi della redenzione.

635 Cristo, dunque, è disceso nella profondità della morte 537 affinché i « morti » udissero « la voce del Figlio di Dio » (Gv 5,25) e, ascoltandola, vivessero. Gesù, « l’Autore della vita », 538 ha ridotto « all’impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo », liberando « così tutti quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita » (Eb 2,14-15). Ormai Cristo risuscitato ha « potere sopra la morte e sopra gli inferi » (Ap 1,18) e « nel nome di Gesù ogni ginocchio » si piega « nei cieli, sulla terra e sotto terra » (Fil 2,10).

«Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato ed ha svegliato coloro che da secoli dormivano. […] Egli va a cercare il primo padre, come la pecora smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva, che si trovano in prigione. […] Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio. […] Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la Vita dei morti » (Antica omelia sul santo e grande Sabato: PG 43, 440. 452. 461) – Per le note vedi QUI-. 

Commento artistico-spirituale al Vangelo del Sabato Santo 

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S.

(Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

Stiamo in silenzio presso il sepolcro del Signore, in preghiera. Siamo uomini e donne in attesa della risurrezione di Colui che ha patito ed è morto per ogni essere umano. «La pietra – si legge nel “Catechismo della Chiesa Cattolica” (§ 634) – è stata rotolata sopra la tomba e le guardie fanno da sentinella contro la possibilità che i discepoli vengano a rubare il corpo di Gesù. Mentre la sua carne umana giace nel sonno della morte, la divina ed eterna Parola di Dio discende agli inferi, dove “porta a completo compimento il messaggio evangelico di salvezza”».
Continuiamo la veglia in meditazione contemplando «La discesa di Cristo al limbo», il mistero della discesa agli inferi che il Beato Angelico ha affrescato nella cella 31, quella destinata ai fratelli laici del Convento di san Marco a Firenze. Con la parola «limbo» – dal latino «limbus» che significa confine, orlo, bordo – ci si riferisce alla dimora delle anime buone, vissute prima di Cristo che, sul limite del regno della vita eterna, lo aspettano da Salvatore. Eccolo il Messia, sulla destra della scena dipinta dall’Angelico, mentre viene ad abbattere la porta degli inferi raffigurati come una caverna tenebrosa e profonda. Gesù con le evidenti ferite della crocifissione, irrompe da risorto – pure gli splendidi abiti dai mossi panneggi lo confermano – avvolto da una mandorla luminosa che irraggia luce, volando su leggere nubi, con nella mano sinistra il vessillo vittorioso della croce. L’energia della vita divina sta scombinando pavimento e pareti, e vince anche i demoni schiacciandone completamente uno sotto la porta e mettendo in fuga gli altri che appaiono a sinistra spaventati, due in basso e due in alto.
Tutti i giusti hanno l’aureola propria di coloro che hanno condotto l’esistenza secondo la volontà di Dio e si muovono verso il Cristo guardando a Lui, in attesa d’essere salvati e accompagnati in Paradiso. Si riconoscono il patriarca, padre nella fede Abramo, il primo della folla che stringe tra le mani la destra del Risorto, seguito da Giovanni Battista vestito con una tunica di pelli, con le mani giunte come Adamo che gli sta dietro, da Eva con le mani sul cuore e da Mosè.
È l’amore di Cristo vittorioso sulla Croce l’energia così travolgente da scardinare la porta e spaccare le fondamenta del regno della morte, da far fuggire i demoni e da liberare i giusti che l’hanno atteso.
Da un’«antica omelia sul Sabato Santo» e dalla cella 31 viene anche per noi un monito del Signore morto e risorto: «Svegliati tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché tu rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi opera delle mie mani!».

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