“È il Signore!” Gv 21,1-19

Konrad Widz, «La pesca miracolosa», 1444, dipinta per la Cattedrale di San Pietro a Ginevra e ora custodita al Musée d’art et d’histoire della stessa città

Commento artistico-spirituale al Vangelo della III DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

O Padre, che hai risuscitato il tuo Cristo
e lo hai costituito capo e salvatore,
accresci in noi la luce della fede,
perché nei segni sacramentali della Chiesa
riconosciamo la presenza del Signore risorto
che continua a manifestarsi ai suoi discepoli.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen

Dopo la morte e la risurrezione del Nazareno, un gruppo di discepoli da Gerusalemme torna a casa, al nord, per riprendere, dopo la fine della travolgente avventura durata tre anni, il proprio mestiere di pescatori nel mare di Galilea. Tra questi – lo racconta l’evangelista Giovanni (21,1-19) – c’è anche Simon Pietro. «Disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare”. Gli dissero: “Veniamo anche noi con te”. Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla». Ma quegli uomini, stanchi e delusi dei risultati, erano a loro insaputa attesi. «Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gli risposero: “No”. Allora egli disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”». Possiamo immaginare con quale scarso entusiasmo i pescatori avranno ripreso il largo e lanciato le reti.
Guardiamo il sorprendente seguito della narrazione, nella pala d’altare «La pesca miracolosa» che Konrad Widz ha dipinto nel 1444 per la Cattedrale di san Pietro a Ginevra e ora custodita al Musée d’art et d’histoire della stessa città. I discepoli stanno facendo un enorme sforzo per issare sulla barca la rete che per la grande quantità di pesci sembra rompersi da un momento all’altro. «Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “È il Signore!”. Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri».
Il Risorto, solenne e avvolto da un ampio abito rosso a ricordare il suo sacrificio d’amore, sconvolge i pescatori mentre, eretto e tranquillo sulle acque, con la mano destra chiama a se Pietro. L’apostolo prima è raffigurato sulla barca con gli altri e poi mentre nell’acqua sta nuotando con fatica verso il Maestro. L’unico che in modo definitivo ha sconfitto il mare, nella Bibbia simbolo del male e del peccato, è Gesù, con la sua morte e resurrezione.
Forse tra i primi, il pittore svizzero di origini sveve ha contestualizzato la scena evangelica ambientandola in un paesaggio lacustre splendido e ameno allora come oggi, facilmente identificabile come quello che contorna il lago di Ginevra evidenziato dallo sfondo montuoso alpino tra cui emergono i ghiacciai del Monte Bianco.
L’incontro di Simon Pietro con il Risorto non è un lieto fine, ma l’inizio di un cammino da vivere giorno dopo giorno per l’intera vita, nella continua scoperta di un amore – scrive il musicista George Enescu – «così grande da riempire i vuoti di ogni notte disperata e sterile».

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