Dalla cena pagana alla cena cristiana accompagnati da Silvia Stucchi

Sembrerebbe solo un libro di curiosità culinarie. Ricostruisce usi e costumi della Roma dell’epoca d’oro, dell’opulenta Urbs e, poi, della Domus Aurea, che ne rappresenterà il culmine. L’Autrice indaga tra le pieghe dell’animo dei suoi ospiti con grande simpatia e umorismo.

Parla della cena pagana romana in un periodo ben determinato e dei ceti più alti, di quanti potevano

frequentare l’Imperatore.

I cristiani, inizialmente, invece, erano usi ad ambienti ben diversi, diffondendosi la cena in comune essenzialmente per motivi religiosi, principalmente tra gli schiavi, anche se non mancavano via via le persone di ceto abbiente, che intravvedevano nella nuova religione una risposta alle attese spirituali che non trovavano soddisfazione nell’antico paganesimo. Ma come era questa cena pagana? In cosa la cena cristiana si distingueva se la stessa Lettera a Diogneto ricordava che :

I cristiani non si differenziano dagli altri uomini né per territorio, né per il modo di parlare, né per la foggia dei loro vestiti. Infatti non abitano in città particolari, non usano qualche strano linguaggio, e non adottano uno speciale modo di vivere. … Risiedono poi in città sia greche che barbare, così come capita, e pur seguendo nel modo di vestirsi, “”nel modo di mangiare”” e nel resto della vita i costumi del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, come tutti hanno ammesso, incredibile. Abitano ognuno nella propria patria, ma come fossero stranieri; rispettano e adempiono tutti i doveri dei cittadini, e si sobbarcano tutti gli oneri come fossero stranieri; ogni regione straniera è la loro patria, eppure ogni patria per essi è terra straniera. Come tutti gli altri uomini si sposano ed hanno figli, ma non ripudiano i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il letto. Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo. …

A queste e altre domande e curiosità potrete avere iniziali risposte dalla Professoressa Silvia Stucchi che nelle lettere latine indaga le testimonianze più impreviste e meno scontate che potremmo aspettarci.


Print Friendly, PDF & Email
Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo.

Iscriviti alla nostra Newsletter

Diventa socio
Cookie e Privacy Policy