Lo “Splendore del viola” attraverso i video di Roberto Filippetti

La nostra amica Gisella Merli, dopo il giallo e il verde, ci propone un terzo colore, il viola: attraverso i poeti e l’interpretazione che ne offre il prof. Roberto Filippetti, nel suo trascorrere tra i colori in poesia e la tavolozza dei pittori. Così, in modo lieve, si apre questo contributo con la donzelletta del pittore Jacob Abraham Camille Pissarro (1830-1903).

“Ragazza con cesto” di C. Pissarro (Collezione privata, 1888)

Comporre e ricomporre

(di Gisella Merli, docente di italiano e latino)

Siamo così abituati a vedere i colori in tutte le loro sfumature già predisposti dall’industria da non ricordarci più da dove essi provengano. Dovremmo ritornare ai nostri ricordi di bambini, quando imparavamo a trasformare i nostri pochi tubetti di tempere in un’ampia tavolozza di colori: imparavamo che dal rosso, dal blu e dal giallo potevamo dar vita all’arancione, al verde, al viola.

E se avevamo anche il nero e il bianco potevamo arricchire ancora di più il nostro quadro, sfumandone i colori di partenza, dai più scuri ai più chiari.

Dovremmo ritornare, ogni tanto, a ricomporre i colori. Riabituarci a questo esercizio di semplicità. Ripartire da colori primari per gustare tutti gli altri in essi ancora nascosti. È da intelligenti saper cogliere dentro alle cose (intus e legĕre, in latino “dentro – cogliere”) ciò che immediamente non si vedrebbe.

Ed è dei poeti e degli artisti suggerirci quanto “dentro alle cose” ci sia tanto altro che non vediamo immediatamente. In un componimento poetico o in un’opera d’arte la creatività si presenta già tutta “ricomposta”, laddove il mistero invece è stato colto e consegnato in un verso, in un colore, in un’immagine.

La donzelletta di Leopardi e il viola

Come può un poeta dirci che di fronte al futuro nessuno di noi è certo di nulla, se non che può andare incontro alla vita con la speranza di amore e con il timore della sofferenza? Leopardi sintetizza così quest’ardente desiderio di vita buona nella “donzelletta” che “vien dalla campagna/in sul calar del sole” (“Il sabato del villaggio”, 1831): di lei ci dice che porta con sé, accanto alla fascina di erbe per gli animali, segno del suo lavoro nei campi, anche “un mazzolin di rose e di viole”. Rose e viole – avrebbe detto qualche anno più tardi con eccessivo rigore critico Pascoli (più da botanico che da poeta) – non possono fiorire nella stessa stagione. Non poteva nessuna fanciulla di Recanati portare con sé insieme rose e viole?

A Leopardi interessava ben altro che delineare un quadro realistico: a lui interessava cogliere la bellezza di un giovane cuore di donna che si dispone, alla vigilia della festa, a lasciarsi avvincere dalla bellezza, come alludono le rose e le viole di tradizione letteraria, da Poliziano a Rucellai, fino ai poeti seicenteschi tanto amati da Leopardi.

Rose e viole

Il nome dei fiori coesiste accanto al nome dei colori. Come poco più avanti lo sarà il cielo, insieme aria e colore: 

Già tutta l’aria imbruna,

torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre

giù da’ colli e da’ tetti

al biancheggiar della recente luna.  (vv.16-19)

Il poeta chiede al suo lettore di saper guardare, di essere spettatore attento, capace di fare a ritroso il suo lavoro di “intelligenza” nelle cose. Cosa avrà inteso con un cielo che si fa bruno? Cosa intende con l’azzurro, con il sereno? Cosa saranno mai le ombre? E quel biancheggiar della Luna piena, appena comparsa nella volta celeste?

Non interrompiamo il canto di Leopardi. Proseguiamo, alla ricerca dei “colori” presenti nel testo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l’altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s’affretta, e s’adopra
di fornir l’opra anzi al chiarir dell’alba.
(vv.31-37)

La quarta strofa si apre con lo spegnersi di ogni fonte di luce (“ogni altra face”) e si chiude con l’avviarsi di un nuovo giorno (“al chiarir dell’alba”). Si è fatto mattino. Un mattino speciale per chi vive il “sabato del villaggio”: è giorno di festa, “il più gradito giorno” (v. 38), come ci viene subito detto ad avvio della quinta strofa.

Ma è l’ultima strofa ad incantarci, ad invitarci a ricomporre le immagini di fiori, di colori, entrambi dal significato profondo, d’intelligente poesia.

Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
È come un giorno d’allegrezza pieno,           
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.  
(vv. 43-47)

L’età è fiorita. Il giorno si fa chiaro, sereno. L’invito del poeta risuona (o meglio consuona) con la voce dei Libri sapienziali ed insieme di quelli della classicità:

Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta. 
(vv. 48-49)

Nel Qoelet leggiamo:

Laetare ergo, iuvenis, in adulescentia tua, / et in bono sit cor tuum in diebus iuventutis tuae.   XI, 9  

(“Sta’ lieto, o giovane, nella tua giovinezza, e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù”).

E in Orazio, nella celebre Ode a Leuconoe (Carm. I, 11), troviamo:

sapias: vina liques et spatio brevi spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

Riportiamo – per far pace con la critica “alle rose e alle viole” – la traduzione che di quest’ode ne farà Pascoli:

“tu spoglia il vino nel filtro, e, s’è breve la nostra via, lunga non la voler tu la speranza. Ecco, parliamo e un po’ questa vita fuggì. L’oggi lo sai: non il domani, oh! No”.

Le rose e le viole, i due fiori più letterari della letteratura. Il dies (il giorno dei Libri sapienziali e del latino d’età augustea) che ha in sé il presente, l’oggi e la luce.

Leopardi ricompone per noi queste immagini, le sceglie fra le tante possibilità che aveva di scrittura. Le sceglie per “Il sabato del villaggio” che – fra l’altro – collocherà come ultimo testo dei “Canti” nell’edizione Piatti di Firenze del 1831. A congedo del suo immenso lavoro poetico, lavoro sofferto e ai suoi tempi non capito, colloca proprio la stanza dedicata al “garzoncello scherzoso”, al giovane favoloso che lui è stato e che – come poeta – continuava a sentire dentro di sé, come unica risposta possibile all’incerto tempo della vita, quando “tornan l’ombre / giù dai colli e da’ tetti” e si avverte che “intorno è spenta ogni altra face”.

Non lasciamo ancora Leopardi senza prima aver letto la dedica “Agli amici suoi di Toscana” che accompagnava l’edizione sopra ricordata.

Un canto si compone.

Un cuore si ricompone.

Gisella Merli

Lo splendore del viola – Canale YT ROBERTO FILIPPETTI
“Il sabato del villaggio” di G. Leopardi – Canale YT ROBERTO FILIPPETTI

Per gli Insegnanti, gli Studenti e gli Appassionati

Sul canale Youtube “Roberto Filippetti” sono stati pubblicati (a partire dalla primavera del 2020) numerosi video per aiutare studenti e appassionati di letteratura a rileggere le opere dei nostri grandi poeti e scrittori. Alcuni sono espressamente dedicati a chi si prepara a sostenere l’Esame di stato (durata media di ciascun video: 15′).

Segnaliamo in particolare due Playlist:

Scuola, tempo libero 35 video da Manzoni a Pascoli

In compagnia dei giganti 18 video dedicati ad Ungaretti e Montale

Il prof. R. Filippetti, dalla sua lunga esperienza di insegnante e di relatore presso le scuole, legge e commenta per voi alcuni dei testi più significativi dei grandi poeti e scrittori fra Otto e Novecento.

Con la convinzione che i grandi poeti e scrittori parlino ancora al “cor profondo”, vi auguriamo BUON ASCOLTO

Print Friendly, PDF & Email
Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo.

Iscriviti alla nostra Newsletter

Diventa socio
Cookie e Privacy Policy