LA DONNA E IL REGNO


Beato Angelico e Lorenzo di Credi, Maestà, particolare della Pala di Fiesole,
Chiesa di San Domenico a Fiesole, 1424-1425

Oggi, le relazioni tra uomini (maschi e femmine) sono cambiate e sembrerebbe ovvio rivendicare spazi identici per quanto riguarda i ministeri non ordinati, e, perché no, i ministeri ordinati. Spesso si rivendica la presenza delle donne nella formazione del sacerdote, cosa che la Chiesa conferma (cf Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, 2016, 95, 151), ma taluni reclamano la «presenza normale, paritaria, nelle classi di teologia dei Seminari» (Mariapia Veladiano, E il seminario

aprì a una giovane laica, Osservatore Romano, 6.02.2021), postulando che sul piano teologico non occorra una formazione diversa. Si noti che i corsi dei seminari sono diversi da quelli delle facoltà teologiche e delle università pontificie per la specificità pastorale volta alla cura animarum propria dei sacerdoti.

La coppia originaria. Qualunque tema teologico volessimo affrontare, non potremmo ridurlo alla relazione uomo-Chiesa, che ne parlassimo al maschile o al femminile. Ogni questione non dovrebbe mai essere ecclesiocentrica, bensì Cristocentrica e Trinitaria. Il tema “La donna nella Chiesa” va ricondotto all’uomo in relazione al Regno, in quanto creatura vocata da Dio a Sua immagine e somiglianza.

La salvezza passa attraverso figure maschili e femminili e, mentre nel linguaggio tendiamo ad identificare l’uomo con il maschile, nelle Scritture l’uomo completo è maschio e femmina. «Dio creò Àdam a sua immagine; a immagine di Dio creò Àdam, maschio e femmina li creò» (Gn 1, 27). La donna è carne della sua carne, ossa delle sue ossa (Gn 2, 23) e a dirlo è Àdam, tratto dalla terra, adamà, femminile, analogamente e inversamente a ‘ishà’, femmina, tratta da ‘ish’, maschio. L’uomo viene dalla terra e la femmina dal maschio a significare la fragilità creaturale, dipendente da Dio, e l’intimo legame della coppia. Tra ‘Àdam’ e ‘adamà’, tra ‘ish’ e ‘ishà’ non c’è concorrenza, ma relazione generativa. La donna è colei che sta di fronte all’uomo, capace di parlargli diversamente dalle altre creature, che non eguagliavano ‘Àdam’ e conosciamo l’importanza della ‘parola’ nella rivelazione.

Generatività, somiglianza, diversità. La coppia e l’unità della famiglia riflettono l’essenza divina. 

«Nulla può sottolineare la grandezza della vocazione umana più di quella grazia che Dio fa all’uomo ed alla donna … (E)ssi possono donarsi pienamente l’uno all’altra, come Dio stesso si è donato ai suoi, e di potere, con questo reciproco donarsi, trasmettere la vita. È un pensiero che sarà ripreso un giorno da san Paolo» (Suzanne De Diétrich, Il piano di Dio, Borla, Torino 1963, 27).

Dalla creazione, alle creature, alla salvezza, tutto è all’insegna della generatività, che presuppone somiglianza e diversità.

Poiché, però, la relazione creaturale con il Signore è sottoposta al peccato, «sarebbe vano cercare di ignorarlo» (CCC, 386). È chiaro che «il male del peccato non può venire smascherato nella sua vera identità … di opposizione a Dio, mentre continua a gravare sulla vita dell’uomo» (Ibidem), se non si coglie il profondo significato di opposizione.

Essendo questa la condizione dell’uomo, maschio e femmina dovranno chiedersi in quale modo Dio li chiami a collaborare alla Salvezza, smascherando nella sua vera identità il rifiuto di Dio, superando l’opposizione.

La Madre di Dio, e le donne che seguivano Gesù, vincendo il peccato, indicano all’uomo e alla donna come essere per il Regno, come iconicamente nella pala di Fiesole la rosa bianca indica divina purezza e la rossa sacrificio, entrambe nelle mani della Madre.

Identità e diversità nelle vocazioni. Nell’A.T., Dio differenziò Israele dagli altri popoli per costituire la propria unità e identità, espressa dalla circoncisione, eliminando ogni forma di idolatria, immagini di Dio comprese. Gesù continuerà la differenziazione, ma in modo diverso. Moltiplicherà i pani e per gli israeliti e per i gentili; opererà numerosi miracoli per i pagani lodandone la fede. Contrariamente all’uso degli israeliti e dei pagani, accoglierà le donne tra i discepoli, fino a rendere Maria di Magdala testimone della sua prima apparizione, ma non le eleverà ai tria munera che consentono di agire in persona Christi Capitis. Invece, chiamerà Maria ad accogliere l’incarnazione e, con le donne, alla passione della Croce e ad accompagnare la Chiesa nella Pentecoste. Una formazione specifica, dunque, sarà funzionale alla diversità di vocazioni.

Ministeri e formazione nell’unica Chiesa. Il sovvertimento che Gesù operò avrebbe potuto includere ogni possibilità per le donne, ma così non fu. Riservò (non relegò) alla donna indispensabili compiti di servizio nella comunione e nel simbolo: accudire nella carità, ascoltare la parola, intercedere con Maria,  in Cristo, nella preghiera, inveramento del sacerdotium fidelium secondo la Tradizione.

La diversità di formazione, di ambienti, va riferita alla diversità delle vocazioni necessarie per lo sviluppo del Regno. I ministeri conferiti da Cristo all’uomo l’hanno riservato all’identità con Cristo Re, Sacerdote, Vittima e Capo di un corpo, che, in Maria, diviene Madre. La donna, per i suoi speciali doni di generatività fisica e spirituale, è associata a questa missione in modo speciale. Ma essa può e dovrà sviluppare l’ intellectus fidei anche con studi teologici, sull’esempio di quelle donne proclamate Dottori della Chiesa per fede e scienza. (Da Agorà Irc, n. 9 – settembre 2021, La donna e la religione, pag. 11-12 con lievi modifiche)

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