Afghanistan: Acs, “la minaccia contro i diritti umani fondamentali, tra cui la libertà religiosa, non viene solo da talebani ma anche da Iskp”

L’ultima chiesa in Afganistan

(SIR 23 Agosto 2021 @ 13:44)

SIR “In Afghanistan la minaccia contro i diritti umani fondamentali, fra i quali la libertà religiosa, non è rappresentata solo dai Talebani ma anche dall’Iskp, cioè dall’Isis della ‘Provincia di Khorasan’”. A denunciare la situazione è Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) Italia. “La formazione estremistica

si è già resa protagonista in passato di innumerevoli azioni terroristiche, rivendicando fra l’altro uno dei più sanguinosi attacchi contro la minoranza Sikh all’inizio della pandemia, il 25 marzo 2020, quando tre uomini armati presero d’assalto il Guru Har Rai Gurdwara nella zona di Shor Bazar a Kabul, uccidendo 25 persone e ferendone 15”, ricorda Acs.
“L’Iskp continua a consolidarsi, soprattutto a seguito alla sconfitta dell’Isis in Siria e in Iraq e dopo l’avvio dei colloqui di pace tra i talebani e la Nato. A differenza degli stessi talebani – precisa Aiuto alla Chiesa che soffre – l’Iskp annovera nelle sue fila un numero crescente di giovani afghani istruiti e appartenenti alla classe media, ai quali si aggiungono gruppi di jihadisti esperti provenienti da al-Qaeda”.
Acs teme che “il riconoscimento del regime talebano da parte di alcuni Paesi” possa “favorire inoltre la proliferazione di gruppi islamici radicali attualmente minori ma in grado di strutturarsi in un network terroristico potenzialmente in grado di soppiantare formazioni storiche come al-Qaeda e Stato islamico”. Oltre a ciò, “le relazioni fra Pakistan, organizzazioni terroristiche presenti in Palestina e nella provincia siriana di Idlib e il regime afghano destano particolare preoccupazione”.
Secondo Aiuto alla Chiesa che soffre, “la reintroduzione della sharia spazzerà via le poche libertà faticosamente conquistate, inclusa la fragilissima libertà religiosa. Sono pertanto a rischio tutti coloro che non condividono l’islamismo dei talebani, compresi i sunniti moderati. Gli sciiti (10%), la piccola comunità cristiana e tutte le altre minoranze religiose, già gravemente minacciate, subiranno un’oppressione intollerabile”.
Perciò, Aiuto alla Chiesa che soffre “incoraggia la comunità internazionale a far sentire la propria voce in difesa dei diritti umani di tutti i cittadini dell’Afghanistan, compresi i cristiani, gli indù, i bahai e i buddisti”.(G.A.)

In occasione del G20 ACS ha lanciato un appello per un intervento delle potenze in gioco. Cosa accadrà alle minoranze religiose e in particolare cristiane? Questo il comunicato del 31 Agosto 2021:

L’ordine del giorno del G20 straordinario sull’Afghanistan dovrebbe comprendere un punto dedicato al rispetto del fondamentale diritto alla libertà religiosa, perché essa è il sensore del rispetto di tutti gli altri diritti umani. 

Le violazioni alla libertà religiosa si sono acuite dopo il ritiro delle truppe NATO ma erano già presenti prima: anche quando il territorio era presidiato dai militari stranieri il cristianesimo era visto come una religione occidentale ed estranea, non solo dai terroristi dell’ISKP o dai Talebani ma da gran parte dell’opinione pubblica. I cristiani afghani erano pertanto costretti a praticare il culto da soli o in piccoli gruppi, all’interno di abitazioni private. Chi si dichiarava pubblicamente cristiano, o si convertiva dall’islam al cristianesimo, era vulnerabile, vigendo la pena di morte per l’apostasia. Stessa sorte toccava, e a maggior ragione tocca ora, agli appartenenti ad altre minoranze religiose.

La Commissione Europea lo scorso maggio ha nominato Christos Stylianides Inviato speciale per la promozione della libertà di religione e credo. Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), il giorno precedente tale nomina, aveva chiesto al Governo italiano di istituire anche in Italia la carica di Inviato Speciale per la libertà religiosa, sia per assumere un ruolo identificabile e incisivo a livello internazionale, sia per confermare che il diritto di professare liberamente la fede religiosa, riconosciuto dall’art. 19 della Costituzione italiana, non è circoscritto nell’ambito dei confini nazionali ma, al contrario, deve essere promosso in ogni sede internazionale, nazionale e locale, quale diritto inviolabile di ciascuno. 

Oggi, considerando l’attuale dinamica della jihad globale e in vista del G20 straordinario sull’Afghanistan, appare sempre più urgente che l’Italia dia un ulteriore segnale istituendo la carica di Inviato Speciale per la libertà religiosa. È inoltre necessario introdurre, in ogni atto bilaterale o multilaterale che impegna il Governo italiano, la richiesta formale di un impegno duraturo al rispetto della libertà religiosa da parte di ogni Stato beneficiario della nostra politica estera di sostegno allo sviluppo. 

CITIZENGO STA PROMUOVENDO UNA CAMPAGNA DI FIRME PER OTTENERE LA PROTEZIONE INTERNAZIONALE PER I CRISTIANI DELL’ AFGHANISTAN

QUI

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