PRESUNTE RIFLESSIONI DI UN SACERDOTE. La Lettera della Presidenza CEI “Curare le relazioni al tempo della ripresa”. 8 Settembre 2021

Siamo consapevoli che il dovuto rispetto ad ogni documento della Chiesa, che non sia in materia di fede e di morale, lascia ampio e debito spazio di discussione
all’interno del Popolo di Dio.
I titoletti in grassetto sono nostri

Obbligo di vaccinazione

“Carissimi, nell’attuale situazione di confusione a livello civile e religioso, credo sia opportuno, se non doveroso, fornire alcuni chiarimenti. Abbiamo saputo, in questi giorni, che la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha inviato ai vescovi una lettera (Curare le relazioni al tempo della ripresa 8 Settembre 2021 QUI – già preceduta dalla Lettera della Presidenza CEI ai Vescovi e alle comunità cristiane del 29 Luglio 2021 QUI) in cui si propone, per così dire, ai singoli vescovi, di pretendere dagli

operatori pastorali l’esibizione del cosiddetto ‘passaporto verde’. Evidentemente, questo comporta che tutti gli operatori pastorali, cioè chiunque svolga una qualsiasi attività pastorale, …, debba vaccinarsi o effettuare un tampone ogni 48 ore.

Voi comprendete che questa esigenza è di una gravità epocale, anche perché la normativa civile non lo prevede. Ha cominciato anche a circolare la voce che questo passaporto verde potrebbe essere richiesto per entrare in chiesa e partecipare alla Santa Messa. Questa eventualità sarebbe ancora più grave perché comporterebbe l’esclusione dei fedeli non vaccinati, o non disposti a eseguire un tampone, dall’andare in chiesa.

Giurisdizione della Conferenza Episcopale Italiana

Ora, a prescindere da ciò che avverrà a breve, dobbiamo avere ben chiaro nella mente che questo tipo di interventi è assolutamente illegittimo.

L’anno scorso è successo che la Conferenza Episcopale Italiana abbia deciso, di concerto con le autorità civili, la chiusura delle chiese per tre mesi, lasciando tutti i fedeli privi dei sacramenti e dell’assistenza spirituale. Un fatto senza precedenti storici, in quanto, non è stato un regime comunista a esigere questa misura, ma è stata la Direzione della Conferenza Episcopale.

A questo proposito, bisogna osservare che si è trattato di un gravissimo abuso in quanto la Conferenza Episcopale non è abilitata a trattare con lo Stato Italiano. In Italia, in virtù del Concordato, solo la Santa Sede è abilitata a trattare direttamente con lo Stato. La Conferenza Episcopale non gode di questa facoltà. Quindi, le trattative che sono state condotte e che continuano ad essere condotte, sono trattative illegittime e inefficaci.

C’è poi un’altra considerazione che bisogna aggiungere a queste, cioè, il fatto che i vertici della Conferenza Episcopale non hanno giurisdizione sui vescovi, né sui sacerdoti, né sui fedeli. Quindi non possono imporre decisioni ai vescovi.

La Conferenza Episcopale è un organismo di diritto meramente ecclesiastico. Il suo scopo è coordinare l’attività pastorale. Le sue decisioni, per essere vincolanti, devono essere rese dall’assemblea plenaria dei vescovi con la maggioranza dei due terzi, oppure, bisogna che tutti i singoli vescovi abbiano dato il proprio assenso. Ora, si può discutere sulla maggioranza dei due terzi, in quanto il singolo vescovo, per diritto divino, è il Pastore proprio della sua Diocesi, ed è quindi l’unico che possa prendere decisioni nell’ambito della sua autorità per il territorio della propria diocesi. Nessuno può intervenire nel governo della sua diocesi dall’esterno. Quindi, a rigore, un vescovo non è tenuto nemmeno ad accettare una decisione (come) propria con la maggioranza dei due terzi, in quanto gli altri vescovi non possono decidere che cosa debba fare lui nella propria diocesi.

L’anno scorso, quando sono state chiuse le chiese, in realtà non sono stati consultati i vescovi perché non si sono riuniti in Assemblea Generale; non c’è stato un voto e i vescovi sono stati informati a cose fatte, dopo la decisione presa con le Autorità Civili dal Sottosegretario della Conferenza Episcopale (Sottosegretario della Conferenza Episcopale che non è nemmeno vescovo) e che non ha alcuna facoltà di decidere per i vescovi. È stato fatto un abuso di enorme gravità. Ora, l’intervento di quest’anno circa la vaccinazione degli operatori pastorali non è stato riproposto nella stessa forma, ma con una lettera dai toni melliflui, che evidentemente, però, comunica un ordine abbastanza perentorio in quanto non seguire l’indicazione potrebbe avere conseguenze abbastanza serie, dal come si deduce.

Stile della Lettera

Tuttavia, hanno scelto una forma diversa, forse perché si sono resi conto che quanto è successo nel marzo dell’anno scorso è stato veramente troppo grave. Si è commesso un abuso che non poteva essere ripetuto. Ora stiamo a vedere cosa succederà con l’accesso alle chiese per le Sante Messe. Se dovesse essere presa una decisione, dato che le trattative con lo Stato, ci dicono, stanno continuando, dobbiamo essere consapevoli che quella decisione non vincola in nessun modo le nostre coscienze, né quelle dei sacerdoti, né quelle dei vescovi, in quanto ogni vescovo è sovrano nella sua diocesi. Il vescovo riceve dal Papa la giurisdizione su quella particolare diocesi, ma la sua autorità gli deriva da Gesù Cristo. E, quindi, nessuno può soppiantarlo nel governo della propria diocesi.

Il vescovo, per cause molto gravi, può essere rimosso, ma ci vuole un processo che porti alla sentenza di colpevolezza. Altrimenti nessuno può interferire con l’attività di governo del vescovo entro il territorio della sua diocesi.

Questa continua violazione del diritto è grave proprio in quanto l’autorità dei vescovi è di “diritto divino”. I vescovi sono successori degli Apostoli. Quindi, leggi meramente ecclesiastiche, come quelle che riguardano il funzionamento e la costituzione della Conferenza Episcopale non possono assolutamente annullare questa autorità stabilita dal diritto divino, stabilita dal Signore Gesù Cristo. Se dovesse esserci un’altra violazione di queste proporzioni, dovremmo reagire sapendo che non siamo assolutamente obbligati in coscienza a seguire quelle indicazioni.

Come interpretare le indicazioni della Lettera della Presidenza CEI

Ora, l’impressione è che la Conferenza Episcopale, o meglio, la sua Direzione, i suoi organi direttivi, precedono regolarmente gli interventi della Stato. È successo l’anno scorso sta succedendo anche quest’anno.

Possiamo interpretare questo fatto in tanti modi. Si potrebbe pensare che lo Stato per non violare in modo flagrante il concordato stia suggerendo questo tipo di condotta, in modo tale che le direttive statali non appaiano imposte, ma scelte liberamente dai vescovi. Abbiamo ben compreso che non si tratta di vescovi, in quanto gli organi direttivi della Conferenza Episcopale non li rappresentano. Abbiamo ben compreso che i singoli vescovi non sono tenuti ad osservare quelle indicazioni, e, tuttavia, questo gioco continua. La Conferenza Episcopale, i suoi organi direttivi, anticipano regolarmente le decisioni dello Stato, quasi che volessero preparare il terreno, facilitare il compito delle autorità civili; far sembrare che non sia lo Stato a imporre quelle decisioni, ma che sia la Chiesa stessa.

A questo punto, bisogna osservare, tuttavia, che nessuno al mondo può privare i fedeli cattolici del diritto di ricevere i sacramenti; che ogni fedele cattolico, se è in stato di grazia e ha le giuste disposizioni, ha il diritto sacrosanto e inviolabile diritto di ricevere assistenza spirituale tramite i mezzi stabiliti dal Signore a questo fine: quindi, tramite i sacramenti, la predicazione della parola di Dio, il consiglio spirituale, la confessione e così via.

Partecipare alla Messa di precetto non è soltanto un dovere, ma è anche un diritto dei fedeli cattolici. Diritto del quale nessuno, ripeto, nessuno sulla terra ha l’autorità per privarli, nemmeno il Papa. Anzi, il compito del Papa è garantire che detto diritto sia assicurato. È quello di favorire la partecipazione dei fedeli ai beni spirituali della Chiesa; è quello di fare tutto il possibile perché l’accesso dei fedeli a questi beni spirituali sia possibile (e non sia intralciato). Quindi, in ogni epoca della storia, quando l’autorità civile ha cercato di limitare, o impedire questo accesso, la Chiesa nella sua gerarchia, a cominciare dal Papa, ha sempre reagito in modo estremamente fermo e determinato, in quanto la Chiesa, come società, è superiore allo stato. La Chiesa è una società di origine divina perché la sua missione è condurre gli uomini al fine ultimo, condurli alla santificazione che è necessaria per andare in Paradiso.

Chiesa e possibili condizionamenti

Il compito dello stato è assicurare il bene comune a un livello più basso, come condizione di base perché i fedeli possano raggiungere la loro ultima destinazione che è il Paradiso e la vita eterna. Quindi, la gerarchia ecclesiastica, consapevole del proprio compito e della propria dignità, in passato ha sempre dispiegato la propria azione, in tutti i modi leciti, per impedire allo stato di prevaricare sui diritti dei fedeli. Ora, il fatto che la Chiesa, non soltanto si pieghi in modo estremamente remissivo alle pretese dello Stato, ma anzi le anticipi, quasi a volerle facilitare, ci fa pensare che l’attuale gerarchia non abbia più consapevolezza né del proprio compito, né della propria dignità. La situazione della chiesa in Italia assomiglia sempre più a quella della chiesa in Cina, dove esiste una Chiesa clandestina, perseguitata, che non ha diritto di esistere per lo Stato, e una Chiesa ufficiale, l’Associazione Patriottica, che, in realtà, non è altro che l’emanazione del Partito Comunista Cinese. Ed è una chiesa illegittima in quanto i suoi vescovi non sono scelti dal Papa, ma sono scelti dal governo. Sappiamo che, qualche anno fa, c’è stato un accordo peraltro segreto, tra il Vaticano e il governo cinese. Accordo, secondo il quale, a quanto pare, il Vaticano lascerebbe campo libero al governo cinese di scegliere i vescovi. Ora, questo è contrario alla costituzione divina della Chiesa. La scelta di vescovi non può essere fatta dalle autorità civili. Quindi, quei vescovi sono illegittimi! Ora, perché si è arrivati a questo punto? È una domanda che ci si pone irrimediabilmente e alla quale bisogna rispondere che, con ogni probabilità, il governo cinese è in possesso di informazioni molto sensibili su alti prelati vaticani e che, quindi, è in grado di ricattare il Vaticano per ottenere tutto ciò che vuole.

Tornando all’Italia, l’inopinata evoluzione della gerarchia in senso cinese ci induce a pensare che anche da noi il governo sia in possesso di informazioni molto sensibili su rappresentanti del clero, informazioni che potrebbero provocare reazioni molto serie nell’opinione pubblica e, quindi, a quanto sembra, la gerarchia è diventata molto servizievole nei confronti delle autorità civili.

Un’altra spiegazione, che non è un’illazione, ma che è stata anche confermata dal Sottosegretario della CEI l’anno scorso, è che la nostra gerarchia è molto preoccupata dei contributi finanziari dello Stato alle associazioni cooperative gestite dalla Chiesa Cattolica, soprattutto quelle che si occupano della cosiddetta accoglienza. Evidentemente, l’interesse prioritario è stato quello di garantire che lo Stato continuasse a erogare questi contributi finanziari. Che i fedeli abbiano accesso ai sacramenti ininterrottamente è meno importante per questi soggetti. Ma questo deve farci seriamente dubitare della loro fede. Noi non siamo l’Associazione Patriottica cinese, anche se il regime in cui viviamo assomiglia sempre più da vicino a quello cinese. Anche se la nostra gerarchia assomiglia sempre più a quella cinese, tuttavia, noi siamo cattolici. Crediamo nella chiesa come l’ha istituita il Signore Gesù Cristo, non come la vorrebbero rendere certi personaggi. Allora, dobbiamo certamente opporre una ferma resistenza a tutti questi tentativi più o meno espliciti di assoggettare la Chiesa allo Stato.

Comportamento dei fedeli

Dobbiamo resistere con fermezza e coraggio, con le idee chiare, sapendo che tutte queste manovre sono assolutamente illegittime in quanto prive di qualsiasi fondamento giuridico.

Un’ultima parola vorrei spenderla, invece, per quei fedeli che frequentano le messe celebrate da una nota personalità tradizionalista, che è in una situazione irregolare. Paradossalmente, sia pure per vie diverse, anche in quella fraternità tradizionalista si è arrivati alle stesse conclusioni delle gerarchie moderniste tanto esecrate. Le conclusioni pratiche, pur con un procedimento dottrinale diverso, tuttavia sono le stesse. Non solo i cosiddetti vaccini sono perfettamente leciti, o meglio le vaccinazioni, il ricorso a quei vaccini è perfettamente lecito, ma è anche doveroso ricorrervi. I sacerdoti di quella fraternità, da quanto mi viene riferito, obbligano i fedeli in confessione a vaccinarsi. Questo è gravissimo, in quanto significa violentare le coscienze dei fedeli, imponendo il dovere di non esporre sconsideratamente il nostro corpo al pericolo, a maggior ragione il dovere di non esporre la nostra anima. Quindi, da una parte vorrei rassicurare quei fedeli e, dall’altra, li invito calorosamente ad evitare, per il futuro, di frequentare quell’ambiente.

Invocare la divina protezione

Ora, raccomandiamoci alla Madonna e a San Giuseppe perché ci proteggano da ciò che potrà accadere a breve e ci diano la possibilità di continuare, in un modo o nell’altro, a ricevere i sacramenti, ad andare in chiesa, a comunicarci come Dio comanda e a ricevere quella necessaria assistenza spirituale che il Signore ci ha donato proprio perché ne avevamo bisogno.

Ave Maria! Sancte Joseph, ora pro nobis”.

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