Il Papa, il Conclave. Ogni dittatore ha bisogno di un complotto, prima o poi…

di Marco Tosatti.

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, vorrei tornare sulle straordinarie esternazioni fatte dal Pontefice regnante durante il suo incontro con i gesuiti in Slovacchia, e di cui ha già scritto benissimo Americo Mascarucci su queste pagine. Vorrei farlo riportando il lavoro di due persone che certamente non sono sospettabili di non amare il Vaticano, la Chiesa e il Pontefice regnante: Vik van Brantegem e Luis Badilla. Ed entrambi sono rimasti colpiti, per non dire sbalorditi (giustamente….), dalle frasi di papa Bergoglio. D’altronde quando mai nella storia di un dittatore non c’è un momento in cui si grida, più o meno strumentalmente, al complotto? Prologo di chiamata alle armi dei fedelissimi, e di inevitabili purghe…Ma lasciamo direttamente la parola a loro. Buona lettura

Da Korazym.org:

Qualcuno preparava già il Conclave, durante il ricovero in ospedale di Papa Francesco? E voleva la sua morte? Nell’incontro con i gesuiti, che si è svolto domenica 12 settembre 2021, durante il suo Viaggio Apostolico in Slovacchia, di cui Civiltà Cattolica il 21 settembre 2021 ha riportato i contenuti, il castigatore del pettegolezzo e delle chiacchiere ha dichiarato: “Alcuni mi volevano morto. Ci sono stati incontri tra prelati per il conclave”. Vergognoso è dire poco, fare dichiarazioni qualunquiste del genere. “Alcuni”, “incontri tra prelati”? Nessuno ha chiesto al Vicario di Cristo chi, come, dove? Chiedo per un amico. Il Corpo della Gendarmeria dello Stato del Vaticano non ha effettuato arresti? I Promotori di giustizia vati

Nella sostanza, riteniamo queste esternazioni del Papa regnante incommentabili. Ci sovviene solo un quesito. L’interrogativo stesso, rende bene l’idea della situazione surreale, nella quale il Popolo di Dio si trova. Ci chiediamo se sia più grave che “alcuni” prelati volevano morto il Papa, o lo stesso Papa Francesco che, condivide con il mondo intero, queste sue convinzioni macabre. Un fatto é certo. Il limite della decenza é stato oltrepassato da un pezzo.

L’Uomo giusto dovrebbe guardare al martirio come ad una via per la Santità. Santità che passa per il sacrificio personale di ogni cristiano, di ogni cattolico. Nel silenzio lontano dai proclami pubblici. Il Signore ha detto che saremmo stati perseguitati a causa della nostra fede in Lui. Ci ha detto che, per seguire la sua parola, avremmo pagato il prezzo più alto. La nostra stessa vita. Milioni di cristiani nel mondo ricevono minacce di morte e vengono uccisi davvero. Su Civiltà Cattolica non troviamo le loro interviste in esclusiva. Nemmeno il loro necrologio post martirio.

Non sorprende, che al mio post al riguardo sul mio diario Facebook del 21 settembre 2021 [QUI] è seguito un vivace scambio di commenti, mentre, nel contempo, a margine del meeting del Partito Popolare Europeo (PPE) che si svolge a Roma (il 21 settembre 2021 ha dedicato uno spazio dei suoi lavori all’ascolto della Chiesa Cattolica Romana), il Cardinal Segretario di Stato Pietro Parolin ha commentato con i giornalisti le esternazioni del Papa nel colloquio con i gesuiti slovacchi: «Probabilmente il Papa ha informazioni che io non ho. Sinceramente non avevo avvertito che ci fosse questo clima e poi penso, forse non avendo elementi alla mano, che si tratta di una cosa di pochi, di qualcuno, che magari si è messo in testa queste cose. Il Papa probabilmente fa queste affermazioni perché ha conoscenze e ha dati che a me non sono pervenuti» (Il Sole 24 Ore, 22 settembre 2021). «Una sostanziale e saggia presa di distanza dallo stile peronista di un Papa che promuove se stesso infangando chi lavora per lui» (Antonio Caragliu).

Un amico mi ha scritto al riguardo: «Alla luce di tutto ciò mi sorge spontanea una domanda, un Pontefice Regnante a capo per altro di uno Stato (Vaticano) non dovrebbe moderare e ponderare con maggiore attenzione le proprie esternazioni? Se le esternazioni del Romano Pontefice sono vere, ci si aspetta che oltre al suo ruolo di guida spirituale e considerato il suo status di Capo di Stato, vengano messe in atto tutti quegli strumenti necessari al fine di fare chiarezza su quanto affermato da Papa Francesco. Confido che venga fatta piena luce e che la questione, come molte altre, non finiscano inesorabilmente sotto lo zerbino. Credo che sia un atto dovuto nei confronti di oltre un miliardo di fedeli che leggendo queste parole sono rimasti esterrefatti».

Faceva ecco un altro amico: «Mi viene da dire parafrasando Andy Warhol – cosa si farebbe per 15 minuti di gloria. Indubbiamente, un Pontefice Regnante che è anche al contempo a Capo di uno Stato seppur piccolo sempre Stato è… dovrebbe prima di fare esternazioni di questa portata pesare attentamente ogni singola parola. Le affermazioni di Papa Francesco sono estremamente forti e di una gravità estrema. Bene ha fatto il Cardinale Parolin a dire la sua. Credo che sia la prima volta in duemila anni di Storia che un Pontefice Regnante faccia esternazioni di questo tipo».

Intanto, i pennivendoli non temendo rendersi ridicoli, prendono per oro collato le sconcertanti esternazioni di pettegolezzi del Papa regnante, e titolano: «LO SCONTRO IMPARI. Il papa che accusa i cospiratori ha già schierato le truppe per neutralizzarli” (Domani, 22 settembre 2021). Qui del credere che è lo Spirito Santo che elegge il Papa neanche l’ombra. L’amico Antonio Caragliu ha commentato: «Il grande fustigatore delle chiacchiere usa pettegolezzi e chiacchiere prive di qualsiasi pregio spirituale per sollecitare un sostegno personale di sapore politico… Patetico». Ha ragione da vendere Americo Mascarucci (di cui segue il commento pubblicato da Marco Tosatto sul suo seguitissimo blog Stilum Curiae): «Della serie “chi la fa l’aspetti”? Di certo un papa che è costretto a mettere in piazza i pettegolezzi del palazzo per difendersi dai nemici interni, non dimostra certo di possedere né la forza, né l’autorevolezza per continuare a regnare sulla Chiesa di Cristo».

Si potrebbe ricordare a Papa Francesco, che da sempre i Conclavi (compreso quello in cui è stato eletto lui) sono preparati con il predecessore ancora felicemente regnante e che lui non è il primo a essere attaccato dai media (il Papa emerito e i suoi predecessori San Paolo VI e San Giovanni Paolo II, avrebbero molto da dire in proposito). Il Cardinale Joseph Ratzinger disse il 10 agosto 1978: «Un Papa che oggi non subisse critiche fallirebbe il suo compito dinanzi a questo tempo». Così, l’allora Arcivescovo di München und Freisung ricordò Papa Montini, che «ha resistito alla telecrazia e alla demoscopia, le due potenze dittatoriali del presente», nella sua omelia pronunciata nella sua cattedrale quattro giorni dopo la morte di Papa Paolo VI. Il testo inedito fu pubblicato da L’Osservatore Romano a chiusura di uno speciale dedicato al cinquantennale dell’elezione di Montini al Soglio di Pietro, avvenuta il 21 giugno 1963. Ho ripreso questo testo integralmente già più volte, nella traduzione italiana, per esempio il 10 novembre 2013 [QUI]).

Da Il Sismografo:

(L.B. – R.C. – a cura Redazione “Il sismografo”) Secondo la rivista della Compagnia di Gesù “La Civiltà Cattolica” (Italia – 21 settembre 2021), Papa Francesco, domenica 12 settembre nella Nunziatura di Bratislava (Slovacchia) in un incontro con 53 confratelli, rispondendo alla domanda sulla sua salute ha detto: Sono “ancora vivo. Nonostante alcuni mi volessero morto. So che ci sono stati persino incontri tra prelati, i quali pensavano che il Papa fosse più grave di quel che veniva detto. Preparavano il conclave.  Pazienza! Grazie a Dio, sto bene.
Sono frasi sorprendenti, sconcertanti e insidiose al punto di incitare a pensare che qualcosa non sta andando per il verso giusto in Vaticano. Sono parole che denunciano l’esistenza di “una congiura di palazzo” come è stato detto in queste ore, “congiura” denunciata dal Pontefice senza mezzi termini e in modo diretto. Una vera bomba ad orologeria. Null’altro si aggiunge: né nomi, né luoghi, né circostanze e soprattutto non si precisa il concetto di “prelati” (forse usato come sinonimo di “cardinali”?).Decine di giornalisti si sono occupati dell’argomento e una buona parte di loro, manipolando il solito polpettone per difendere o per attaccare il Papa a prescindere – tanto della verità dei fatti e del senso comune delle parole in realtà non s’interessano molto – hanno detto di tutto e di più. In particolare si sono scatenati in acrobazie tanto infuriate quanto inconsistenti perché il cardinale Pietro Parolin ha dichiarato che lui non sapeva nulla di quanto ha detto il Papa, provando poi, come sua abitudine, a sdrammatizzare la vicenda. Ma anche al card. Parolin è arrivata addosso la vetusta manipolazione mediatica “a prescindere”. Si sa ormai che in questo ambiente l’importante è eseguire l’orientamento-guida, a favore o contro, già predefinito.
Si potrebbero fare molte ipotesi sulle parole del Santo Padre che è sempre un essere umano, come tutti, anche se soggetto di una missione e di un ministero particolare:

– un errore del Pontefice che non sempre parlando a braccio usa le parole giuste (per esempio, in quest’ultimo anno ha detto ben due volte che Dio nell’incarnazione “si è fatto peccato” – sic).

– magari si è trattato di una leggerezza del linguaggio poiché, come si sa da quando era Provinciale dei gesuiti in Argentina, non sempre frena l’uso di aggettivi poco carini addirittura nei confronti dei suoi collaboratori. L’uomo è irruento e impulsivo e negli ultimi tempi è riemersa la sua personalità autoritaria, che lui stesso ha criticato pubblicamente.

– qualcuno immagina che il Papa così facendo voleva mandare alcuni messaggi a certe persone oppure voleva distrarre l’attenzione mediatica per uscire dalle difficoltà in cui si era incastro con l’intervista alla Cope, oppure dal pasticcio che creò con la “questione Orbán”, dalla quale tra l’altro la sua immagine e credibilità sono uscite danneggiate.

– si potrebbe perfino dire che Francesco con quanto ha detto su una presunta congiura è scivolato nelle tenebre delle chiacchere cosa ha condannato decine di volte dicendo, per esempio, che “le chiacchiere chiudono il cuore alla comunità, chiudono l’unità della Chiesa. Il grande chiacchierone è il diavolo, che sempre va dicendo le cose brutte degli altri, perché lui è il bugiardo che cerca di disunire la Chiesa, di allontanare i fratelli e non fare comunità.” (Angelus, 6 settembre 2020)
Il Santo Padre a questo punto ha una sola via d’uscita possibile, l’unica convincente: consegnare alla giustizia vaticana, al Tribunale Unico che presiede il dr. G. Pignattone, tutta la documentazione – nomi, cognomi, luoghi e circostanze dei “prelati che preparavano un conclave” – e che servono per dare sostegno giuridico alla gravissima denuncia di un reato – per ora presunto – che si configura quando ci si organizza per portare a compimento un’azione di questa natura nella Città Stato del Vaticano contro la persona e autorità del Pontefice regnante. Nel mondo delle nazioni e delle comunità civili, basate sul diritto, questo si chiama “golpe”.
Si tenga conto che nelle parole del Pontefice non si parla di ecclesiastici e/o laici che discutono sul futuro Papa (cosa che si fa – legittimamente e naturalmente – tutti i giorni da secoli). In due anni su oltre 100 testate di prestigio internazionale sui “papabili” sono stati pubblicati centinaia di articoli.

Papa Francesco nelle sue dichiarazioni usa delle espressioni puntuali e ben circoscritte. Dice: sono vivo “nonostante alcuni mi volessero morto. So che ci sono stati persino incontri tra prelati, i quali pensavano che il Papa fosse più grave di quel che veniva detto. Preparavano il conclave.”
In questi passaggi testuali sorprendono:
1) “alcuni mi volevano morto” … (il Papa conosce nomi e cognomi … o è solo un petegolezzo?)
2) “persino incontri tra prelati” (ma chi sono questi? cardinali? sagrestani? vescovi? …) Comunque si ricordi nella Chiesa cattolica è ‘prelato’ un presbitero secolare o regolare insignito di tale titolo dalla Santa Sede e null’altro).
3) “preparavano un conclave” … Il Papa sa però che un Conclave va preceduto da un periodo di Sede vacante che finisce 20 giorni dopo la morte del Pontefice oppure 20 giorni dopo la data (ora, giorno e anno) in cui un Papa dimissionario (come nel caso di Benedetto XVI) stabilisce la fine del suo pontificato. (28 febbraio 2013 alle ore 20.00)
Inoltre un Conclave è materia che spetta solo ed esclusivamente ai cardinali, elettori e non elettori. Non prelati. E poi, dopo i venti giorni, entrati in Cappella Sistina l’elezione del nuovo Vescovo di Roma, è materia esclusiva e riservata ai cardinali elettori (che hanno meno di 80 anni di età). Papa Francesco, infatti, “fu fatto Papa in Conclave” (usando le parole del cardinale Siri) anche se lui era papabile già nel 2002. Non risulta che tra gli anni 2002 – 2013 qualcuno abbia mai detto che c’era una congiura contro Giovanni Paolo II o Benedetto XVI.
In sostanza su quanto ha detto Papa Francesco ci sono solo due possibilità di chiarimento: o è falso o è vero. Se “falso” si faccia capire che è stato un errore imprudente. Se invece è vero, si presentino le prove davanti al Tribunale vaticano. La terza via, quella del silenzio, oggi non è più efficace.

  • §§

E a corollario, ecco a voi, dall’Huffington Post, e rifacendosi all’inizio del commento (complotti, chiamata alle armi ecc.) quello che scrive Maria Antonietta Calabrò:

Inaudito. Cioè letteralmente “mai sentito”. Non si era ma sentito a memoria vaticana che un segretario di Stato “correggesse“ pubblicamente il Papa. Eppure anche questo è accaduto ieri, al termine di un’estate vaticana ammorbata dai veleni, quando il segretario di Stato Pietro Parolin ha affermato che a lui non risulta nessun incontro segreto di prelati che dopo l’intervento chirurgico a cui è stato sottoposto Francesco si sia riunito per preparare il futuro Conclave. In realtà il Papa ai confratelli gesuiti in Slovacchia (parole integralmente riportate dalla Civiltà Cattolica e pubblicate sull’Osservatore Romano) è andato molto più in là: ha detto non solo che i “congiurati” si preparavano al suo trapasso, ma che proprio lo volevano morto.

Ebbene di tutto questo il segretario di Stato non solo dice di non aver avuto nessuna contezza (“può essere che il Papa abbia informazioni che io non ho“, così in sintesi ha liquidato la questione), ma ha affermato esplicitamente che il clima all’interno delle Mura Leonine “non è teso”.

Come dire che il Papa va fuori le righe. Il “problema” è che Papa Francesco dalla fine d’agosto (una volta uscito dalla prima fase della convalescenza) è intervenuto personalmente e con molta forza a raddrizzare la narrativa che riguardava la sua salute. Si è accorto (con ritardo, lo ha detto esplicitamente) dell’”annuncio” a mezzo stampa delle sue prossime dimissioni (ma chi se non la Segreteria di Stato, avrebbe dovuto segnalargli l’uscita di Libero del 23 agosto?), e ha colto al volo l’occasione di un’intervista a lungo richiesta dalla radio della Conferenza episcopale spagnola, Cope, subito “lanciata” con alcune sintesi, e poi messa in onda il 1 settembre, per smentire (“Non mi è mai passato per la testa di dimettermi”).

Durante il viaggio in Slovacchia, poi è arrivata “la bomba”, delle riunioni in Vaticano di coloro che lo vogliono morto.

L’uscita di Parolin (che da consumato diplomatico) sa naturalmente pesare bene le parole e il loro effetto, non può non essere considerata se non come la segnalazione di un suo chiaro distinguo all’interno e all’esterno del Vaticano. Dopo i tanti viaggi intrapresi negli ultimi mesi in Italia e all’estero, e le enormi difficoltà in cui la Terza Loggia è stata coinvolta a seguito dello scandalo del Palazzo di Londra. Parolin (a differenza del cardinale Angelo Becciu) non è a processo (dove forse sarà chiamato a testimoniare , dopo la sua espressa disponibilità), ma ha dovuto progressivamente lasciare ogni competenza “economica“ che prima erano in capo alla Segreteria di Stato. Prima è dovuto uscire dalla Commissione cardinalizia di Vigilanza sullo Ior, la cosiddetta banca vaticana, cui lo stesso Parolin aveva chiesto un prestito di 150 milioni di euro per rimediare al “buco” dell’acquisto del palazzo londinese, e da questa anomala richiesta nel 2019 era partita la denuncia dello stesso Ior e del Revisore generale, da cui sono scaturite le successive indagini (le udienze ripartono il 5 ottobre. Poi la segreteria di Stato è stata trasformata in un Dicastero senza portafoglio, poiché i suoi beni sono stati trasferiti all’Apsa, con la gestione in capo alla Segreteria per l’economia.

Il “controcanto” di Parolin, che cade in questa situazione, tutti hanno la sensazione che il Papa, arrivati a questo punto, non farà sconti, c’è stato anche in relazione ai rapporti tra il Vaticano e i cosiddetti “sovranisti”. Ieri Parolin ha precisato che aderire al Vangelo non è come andare ad un supermercato (dove si scelgono solo alcuni prodotti e si lasciano gli altri) ma pochi giorni prima di partire per l’Ungheria aveva espresso la sua soddisfazione (quasi un endorsement per un politico che il Papa non ha mai voluto ricevere nemmeno da ministro) per come si era svolto l’incontro tra Matteo Salvini e il Segretario per i rapporti con gli Stati arcivescovo Paul Callagher.

Nonostante la narrativa mediatica forzata anche tra i vaticanisti per sottolineare l’incontro tra il Papa e Viktor Orban, questo incontro in realtà sì è limitato all’etichetta protocollare. L’ha dovuto spiegare anche questa volta il Papa in prima persona, parlando con i giornalisti sul volo di ritorno a Roma: 40 minuti in cui Orban era presente ma a interloquire con il Papa è stato solo il Presidente della Repubblica ungherese, paese ospite del Congresso eucaristico internazionale organizzato dal cardinale Peter Erdò.

Il Papa nel suo “sfogo“ con i gesuiti slovacchi ha parlato anche degli attacchi che continuamente subisce da parte di alcuni media cattolici. La rivista dei gesuiti americani ha ricostruito che il riferimento è al potente gruppo televisivo internazionale Edtw, in cui per anni sono stati messi in onda trasmissioni in cui si è dato spazio in diretta all’ex nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, ai suoi attacchi al Papa e al suo appoggio all’ex presidente Donald Trump fino ai giorni della rivolta contro Capitol Hill (6 gennaio 2021) . C’è da chiedersi quali rapporti hanno i “congiurati” di cui ha parlato il Papa e la filiera mediatica all’attacco del Pontefice. Ieri si è avuta notizia che YouTube ha bloccato la trasmissione di alcuni video dii fan dell’ex nunzio.

Fonte

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Gente seria, tornerà di moda!

      Alcide De Gasperi è una figura gigantesca della storia italiana. Tanto centrale da risultare "utile" per leggere ed interpretare la contemporaneità.… Leggi il seguito…

    • Il Papa, il Conclave. Ogni dittatore ha bisogno di un complotto, prima o poi…

      di Marco Tosatti. Cari amici e nemici di Stilum Curiae, vorrei tornare sulle straordinarie esternazioni fatte dal Pontefice regnante durante il suo incontro con i gesuiti in Slovacchia, e di cui ha già scritto benissimo Americo Mascarucci su queste pagine. Vorrei farlo riportando il lavoro di due persone che certamente non sono sospettabili di non amare il Vaticano, la Chiesa e il Pontefice regnante: Vik van Brantegem e Luis Badilla. Ed entrambi sono rimasti colpiti, per non dire sbalorditi (giustamente….), dalle frasi di papa Bergoglio. D’altronde quando mai nella storia di un dittatore non c’è un momento in cui si grida, più o meno strumentalmente, al complotto? Prologo di chiamata alle armi dei fedelissimi, e di inevitabili purghe…Ma lasciamo direttamente la parola a loro. Buona lettura Leggi il seguito…

    • La Cei tratta (poi ritratta), ma la Messa non è negoziabile

      di Stefano Fontana. L’allineamento della Chiesa italiana continua. Il presidente della Cei Bassetti parla di trattativa con lo Stato a proposito del Green pass a Messa. Poi cerca di correggersi e dice di intendere il protocollo di un anno e mezzo fa. Ma i riferimenti al lasciapassare e al coinvolgimento dei vescovi sono indizi chiari. Però l’uso del pass per partecipare alla Messa non può essere oggetto di “trattativa”. Sarebbe intollerabile e preoccupa che Bassetti abbia usato la parola “trattativa” e abbia dato la disponibilità della Cei ad una contrattazione che sarebbe scandalosa. Leggi il seguito…

    • Riflessioni (amare) sul green pass

      di Iustitia in Veritate. Una serie di articoli, redatti dai collaboratori di Iustitia in Veritate, per approfondire la virulenza liberticida del marchio verde, così come è stato concepito e applicato in Italia.

      1. CONSEGUENZE E PRESUPPOSTI NEFASTI
      L’introduzione e l’estensione ormai indiscriminata del cosiddetto green pass costringe ad alcune considerazioni sulla sua caratura morale, sulle sue implicazioni politiche e giuridiche, sui suoi effetti sulla convivenza civile. Leggi il seguito…