Cos’è la “Teologia del Popolo”?

di Carlos Daniel Lasa.

Papa Francesco, quando si esprime, trova nella “Teologia del Popolo” a sua principale fonte di ispirazione. Per questo mi sembra importante, in queste brevi righe, esporre a grandi linee in cosa consista queste teologia.

Il nome

Uno dei mentori della “Teologia del Popolo”, il gesuita Juan Carlos Scannone, informa che fu J. L. Segundo a chiamare questa linea teologica in questo modo. Lo scopo era distinguerla da altre teologie della liberazione (J. C. Scannone, “La teología de la liberación. Caracterización, corrientes, etapas”, Stromata 38, 1982, 26).

La nueva “teología”

La “Teologia del Popolo” ha come presupposto filosofico la negazione dell’intuizione intellettiva. L’intelligenza umana non può conoscere l’essere e le sue leggi  universali, essa è in grado solo di concettualizzare, come atto secondo, ciò che è stato vissuto degli uomini  di un dato popolo. Di conseguenza, si preoccuperà di considerare il modo di essere di un uomo concreto in relazione alle sue forme di obiettivazione e affermazione storica.

Questo presupposto permette di stabilire che il punto di partenza della filosofia latinoamericana à il “noi siamo”. E il “noi siamo” di questo popolo in particolare esprime le proprie esperienze attraverso dei simboli.

Il luogo teologico allora non sarà più la rivelazione contenuta nella Sacra Scrittura e nella Tradizione, ma consisterà nel simbolo da cui il teologo del popolo trae il senso di Dio e della esistenza umana.

Si ritiene che il simbolo trasmetta la sapienza di un popolo in tutta la sua ricchezza. Perché la visione della Verità (teoria) o l’ascolto della parola di Dio (“Parla, Signore, il suo servo di ascolta” 1 Sam. 3, 9) non contano più? Perché quella “rivelazione” gudaico-cristiana era l’espressione simbolica della vita degli ebrei e dei primi cristiani: e per tanto valida solo per loro.

Perché “stare” invece di “essere”?

La sostituzione dell’essere con lo stare non è casuale. Infatti, lo stare ci permette di esprimere meglio la realtà circostanziale e transitoria, soprattutto quella situazionale del “lì”.

Non c’è più spazio per nulla che permanga, ma solo per il diveniente, il transitorio, lo storico. Tutto diviene e si trasforma, nulla è fisso. L’essere non è più pensato nel tempo, come faceva la metafisica classica, ma come tempo.

La filosofia trasformata in ideologia

La filosofia, privata della ricerca della verità dell’essere, si occuperà dell’articolazione concettuale della conoscenza simbolica del popolo. La saggezza popolare, radicata nel povero, fornisce alla filosofia sia il suo punto di partenza, che il suo contenuto e il suo scopo. Il suo punto di partenza: le dà spunti di riflessione. Il suo contenuto: la conoscenza simbolica che deve articolare. Il suo scopo: una conoscenza teorica al servizio della causa dei poveri (Vedi il nostro articolo “Teologia del popolo: teologia o ideologia?” In Annali di Teologia,19.2 (2017), 221-249, Concepción, Cile). La filosofia è diventata un’ideologia: uno strumento al servizio dell’emancipazione dei popoli.

E Dio?

Di Dio non possiamo dire nulla perché rimane nascosto. Dio è il Totalmente Altro. Di conseguenza, non ci può essere nulla in comune tra Lui e l’esperienza dell’uomo che nasce da un noi storico e concreto.

E se non c’è alcun elemento in comune tra l’abisso proprio del Dio nascosto e il noi,  come formulare un pensiero su quel Principio-Nulla?

Un discorso diretto su Dio è impossibile. Quando il teologo pretende di riferirsi a Dio, in realtà sta parlando dell’esperienza che ogni popolo ha di quell’Abisso insondabile e assolutamente sconosciuto.

Due conclusioni

Si potrebbero trarre molte conclusioni. Ne indico solo due.

1 – La teologia, sia naturale che soprannaturale, è caduta in disuso. E questo per due ragioni: tra il Principio di tutto ciò che è – il Totalmente Altro – e il popolo, non esiste nulla in comune. Di conseguenza, tutte le parole basate sulla somiglianza non hanno fondamento. Il parlare dell’uomo sarà sempre autoreferenziale: potrà farlo solo a partire da e in funzione della propria esperienza.

2 – La Chiesa cattolica deve cambiare l’aggettivo che la qualifica. Secondo i presupposti evidenziati, non è possibile avere una religione universale in quanto basata sull’esistenza di una Verità rivelata. L’unità della nuova religione non può che essere minima: il riconoscimento di un Dio universale (i diversi sentimenti dei popoli che concordano sulla sua esistenza) e la fratellanza tra tutti gli uomini.

[Traduzione dallo spagnolo di Benedetta Cortese]

Fonte: Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân

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