«UN PROFESSORE SCRIVE AI SUOI STUDENTI»

Albert Anker, “Von Anker bis Zünd, Die Kunst im jungen
Bundesstaat 1848 – 1900″, Kunsthaus Zürich

Oggi, potrei scrivere un articolo sul fatto che i ricoveri dopo la vaccinazione sono troppi, come ben ci informa “grandeinganno.it” (QUI), parlando, per esempio, dell’ennesimo ragazzo, un diciassettenne fiorentino, accasciatosi al suolo. Potrei aggiungere che solo talvolta iniziano le indagini e, poi, non se ne sa più nulla …

Pare che la proteina Spike, prodotta dall’organismo a seguito della insidiosa inoculazione, si propaghi nel sistema linfatico e nei vasi sanguigni, aggredendo tutti gli organi, mentre non tutti i fisici reggerebbero questa assalto terapeutico.

Israele ha in terapia intensiva  soprattutto i vaccinati: ben il 58, 4% dei casi. Similmente, in Islanda (QUI). Fra i presunti immunizzati, si registrano contagi impossibili da contenere.

Il Ministro Australiano Victor Dominello è stato colpito dalla paralisi di Bell, che è fra i probabili effetti avversi del siero sperimentale.

In Inghilterra la situazione è ancora più complessa, ma bisogna dire che gli organi preposti stanno fornendo numerosi dati utili (QUI).

In sintesi

In Italia, stranamente, i ricoverati in ospedale per Covid, sarebbero non vaccinati e in aumento. Sarà possibile? Forse. Però vorremmo sapere di più.

Mentre la stampa si orienta, crediamo che tutta la macchina propangandistica, più che giovare a sapere, abbia sbalordito per miopia e non volontà di approfondire, soprattutto in tema di rispetto della persona. La persona non è cavia da sperimentazione.

Si è passati ad un “obbligo” sempre meno informale di vaccinazione, cercando di aggirare la legge, parlando di “incentivo” alla vaccinazione. Ipocrisia palese.

Colpiti, in particolare, medici e sanitari, forze dell’ordine e militari, ormai anche gli insegnanti. Fin dove si giungerà?

Credo che le parole di quest’insegnnate ci potrebbero far riflettere.

Cari ragazzi,

a Giugno ci eravamo salutati con un “arrivederci”, invece oggi devo dirvi che forse a Settembre a scuola non ci vedremo.
Se le disposizioni attuali non saranno modificate, io sarò sospeso dall’insegnamento perché non avrò presentato il ‘green pass’.
Forse, anche se non vi ho mai nascosto le mie idee riguardo alla gestione dell’epidemia, può sembrarvi strano o esagerato che non mi voglia munire del passaporto verde. Se però pensate a quante cose il vostro professore di italiano e storia vi ha raccontato su tessere di partito, senza le quali non si poteva lavorare, o sui tanti marchi di infamia che dispotismi di tutti i tempi facevano cucire sugli abiti di chi era discriminato, o ancora su una ragazzina nascosta in un retro-casa che ha riempito un suo quaderno con la sua fitta calligrafia, allora potrete capire la mia scelta.

Sento già levarsi gli scudi di alcuni di voi: “Ma prof.! Non è la stessa cosa!”. Lo so bene. Non è mai la stessa cosa. Magari se le cose sbagliate si presentassero nella storia sempre nello stesso modo: le sapremmo riconoscere e ce ne sapremmo difendere! Invece, spesso il male cerca di ingannarci travestendosi di colori cangianti.
Il vero bene però, vi svelo un trucco, lo riconoscete subito per la sua semplicità, la sua apparente piccolezza, la sua umiltà.
Eccolo quando vi ho lasciato respirare liberamente senza la mascherina e voi avete fatto altrettanto con me. Eccolo quando ci siamo rispettati nei nostri tempi e nei nostri spazi reciproci, quando io sono entrato con la DAD nelle vostre case solo dopo aver bussato e chiesto permesso, così come quando voi avete capito quando ero stanco ed avevo bisogno della vostra comprensione.
Ora, forse, non potrò più esserci io a vegliare su di voi in questo difficile momento storico, ma, comprendetemi, non avrei più nulla da insegnarvi se diventassi corresponsabile, seppure passivo, di uno strumento di discriminazione come il green pass; una discriminazione che non si fonda sulla religione, l’etnia, il colore della pelle o gli orientamenti sessuali, bensì sulle scelte e sulle convinzioni individuali.

Farò il vaccino quando e se sarò convinto che sia la cosa giusta da fare, non certo per andare al ristorante, ad un concerto o dove che sia. Nemmeno per conservare il posto di lavoro. Ricordiamoci che “non di solo pane vivrà l’uomo” (Mt. 4,4) e che ancora sta scritto: “Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro” (Mt. 6, 28). Il Signore, poi, “non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande” (I promessi sposi, cap. VIII). Inoltre, se anche un domani dovessi decidere di vaccinarmi, oppure se sentissi la necessità di sottopormi ad un tampone diagnostico, non scaricherei comunque il passaporto verde, affinché le mie scelte individuali, quali che siano, non diventino motivo di discriminazione per chi avesse fatto scelte differenti. Speriamo invece che vi sia un ravvedimento nelle coscienze e che si abbandoni la china pericolosa che è stata imboccata e che conduce a tristezze e infamità che credevamo superate. In tal caso ci abbracceremmo di nuovo, proseguiremmo insieme il nostro cammino, come svegliandoci da un brutto sogno, e potrei dirvi ancora: “Arrivederci, ragazzi!”

Il vostro prof. Alessandro La Fortezza
(lettera aperta ai suoi studenti)

(Da Grande inganno – QUI)

Apprezzo molto la posizione e la scelta di questo docente e di diversi altri che percorrono la sua stessa strada. Il Professore non è contro il vaccino e si riserva la possibilità, la libertà di valutare, per tanti motivi, ma, soprattutto, per la libertà del cittadino. In base alla morale, questo genere di scelta deve essere libero, soprattutto se non si fosse certi delle conseguenze a breve, medio e lungo termine per sé e per gli altri. Non si tratta di paura, ma di avere elementi di valutazione a fronte di una situazione comunque affrontabile con cure convenzionali, come si dimostra in innumerevoli casi in cui i medici si sono presi cura dei loro pazienti con zero morti o rarissimi, solo in situazioni troppo compremosse da altre patologie o dal ritardo dell’intervento terapeutico.

Cosa ho fatto io? La domanda sorge spontanea. Sono stato ricattato e, per diversi motivi, mi sono lasciato ricattare. Però, continuo ad agire, a sensibilizzare, a scrivere, a parlare.

Presentatomi allo sportello vaccinale, al momento di firmare il modulo per la liberatoria, modulo non corredato dalla relativa informativa -altro che consenso informato, e spesso accade così-, ho comunicato al medico che avrei scritto la seguente frase: Firmo costretto dallo Stato in quanto Insegnante!

Il Dottore mi ha risposto di firmare pure così, ma che non avrebbe avuto valore. Per me ha un valore ideale, gli ho detto. A quel punto, anche lui ha cercato di recuperare la situazione dichiarandomi la sua comprensione.

Che tutta questa vicenda, che ormai ci occupa da due anni, sia fuor di misura e dal buon senso, anche alla luce dei dati che ho esposto sopra ed in altri articoli, è più che chiaro.

Chi potrebbe promuovere il confronto e la ricerca attiva non lo fa. Si evita il dibattito e si scade in mera e povera propaganda.

Chi si vaccina, spesso lo fa per convenienza: giudizio degli altri, evitamento di conflitti familiari o con i colleghi, possibilità di lavorare, di muoversi, a rischio di contagiare gli altri, nel caso, perché il ‘foglio verde’ costituisce una pura illusione di salute …

Ragazzi miei. Così è la situazione, ma non smettiamo di pensare, parlare e agire, ciascuno come può, nella propria condizione!

———————–

Segnalo due articoli su “La Nuova Bussola Quotidiana” (on line)

«La testa in fiamme e la vita sconvolta: è stato il vaccino» (QUI)

Sant’Atanasio vescovo

Supplica ai vescovi: «Vescovi, aiutateci a opporci all’obbligo vaccinale» (QUI)


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