Crollo della Chiesa tedesca

La Chiesa cattolica e il cristianesimo in Germania hanno una storia lunga, complessa, a tratti difficile, ma colma di monaci, di cattedrali, di monumenti. E soprattutto di santi e di santità. Da san Bonifacio (675-754), apostolo della nazione, sino a Robert Schuman (1866-1963), di cui papa Francesco ha appena riconosciuto le “virtù eroiche”. Passando per Alberto Magno, il maestro di Tommaso d’Aquino, Pietro Canisio, o nel Novecento Edith Stein, Karl Laisner e Clemens Von Galen, detto il “leone di Münster”.

Ovviamente, dopo la rivoluzione di Martin Lutero (1483-1546), la cristianità tedesca è sempre stata divisa e i cattolici sono divenuti minoranza. Ma una minoranza autorevole, che nei secoli ha recuperato parecchio terreno, mantenendo nel cattolicesimo una parte importante del popolo tedesco, come la Baviera.

Da decenni però la Chiesa germanica soffre di una crisi dottrinale, morale, religiosa, che si configura non più come una “crisi di crescita” o una contingenza storica. Ma come una crisi di fondo, che sembra precedere la scomparsa o la riduzione dei cattolici a una delle tante chiesuole della famiglia protestante.

La Conferenza episcopale ha pubblicato in luglio un dossier intitolato “Statistische Daten 2020”. Riguarda i numeri del cattolicesimo tedesco. Ed essi sono al 100% in rosso, profondo rosso. Il dossier fa riflettere più di mille analisi teologiche e dei soliti tentativi di spiegazione.

I cattolici di Germania sono oltre 22 milioni, su 83 milioni di tedeschi. Ma quelli che praticano – ovvero i cattolici coerenti con la loro fede – sono il 5,9%. Si tratta, forse, della percentuale più bassa in Europa. Per un episcopato tra i più arcignamente progressisti del mondo.

Se il 6% pratica, il 94% è cattolico solo all’anagrafe. Ma per tanti prelati teutonici l’ecologia, l’immigrazione e l’ecumenismo sono le questioni che urgono, la fede viene dopo.

Nel solo 2020, è calato, rispetto al 2019, tutto quel che poteva calare e tutto quello che attesta la vitalità e il dinamismo di una religione. Il numero delle parrocchie (-78), il numero dei battesimi (-54.433), perfino le prime comunioni (-26.729). I matrimoni in chiesa, già inferiori a quelli civili, in un solo anno passano da 38.537 a 11.018. I sacerdoti, complessivamente 12.565, calano di 418 unità. Nel 1990, non nel Medioevo, erano oltre 20.000.

Come noto in Germania esiste una specie di “tassa” da pagare per essere iscritti nei registri della Chiesa. Quindi le entrate e le uscite dei fedeli sono calcolate con precisione. Nel 2020, sono entrati nel cattolicesimo (o rientrati, se in precedenza ne erano usciti) 9697 cittadini. Esistono quindi atei o credenti di altra confessione che scelgono il Vangelo. Il problema è che, nello stesso periodo, ne sono usciti 221.390…

Come spiegare questo trend al ribasso?

Il Covid può avere una parte in ciò (per esempio nel rinviare un matrimonio già programmato). Ma la pandemia e i lockdown sono eventi marginali e non strutturali. Il calo invece è continuo e inarrestabile almeno dal 2000, con una impennata negli ultimi 5 anni

Una cosa, al netto di tante valutazioni possibili, è sicura. La Chiesa tedesca è una delle più avanzate al mondo, una delle più “aperte” alle novità del mondo contemporaneo, specie in fatto di costumi. Si pensi alle proteste di numerosi sacerdoti riguardo alla posizione romana sulle nozze gay.

Ma questa apertura non ha prodotto granché. Anzi, dando l’idea che i costumi e la fede siano secondari, rispetto all’adattamento alla società e alla cultura del momento, si è creata confusione. E molti hanno capito che è inutile (o scarsamente utile) credere, pregare, fare processioni, leggere la Bibbia e ricevere i sacramenti. L’importante, secondo gli avanzati, sarebbe l’impegno sociale per un mondo migliore.

Per un cattolico coerente però, migliorare il mondo non è possibile omettendo o trascurando le fonti religiose della nostra salvezza.

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