TESHUVÀ. Nel silenzio dei monti il ritorno

Viandante e pellegrino nella mia terra.

Mercoledì 5 Maggio 2021, ore 18.00,

Stefano Zanchi parlerà a PAIDEIA

su

UIL Scuola Irc

(QUI)

La prima volta che in Val Serina presi in affitto un appartamento insieme alla mia famiglia, un pensionato del luogo, già operaio in trasferta quotidiana a Dalmine, da dietro il cancello della sua comoda ed elegante casa, con sorriso amichevole, mi chiese: «Cosa è venuto a fare qui? Non c’è niente! I giovani non vengono perché non trovano nessuna distrazione. Tutti se ne vanno. Qui non c’è più lavoro. I prati, non più nutrimento per le greggi, sono stati sostituiti da boschi …Non c’è più neve e non si può nemmeno sciare e, allora, non interessa a nessuno venire qui. Le case sono vuote!». Risposi: «Qui trovo silenzio, saluto le persone che incontro, si può parlare e poi … c’è lei con il suo sorriso … ». E tutte le volte in cui ci si vedeva, tra le sbarre della cinta, si parlava … di tante cose: della vita, del lavoro, della salute, della famiglia … e c’era sempre un sorriso.

Finché, approdato a Pagliaro, frazioncina di Algua al confine con Bracca, in provincia di Bergamo, tra una folla di cento abitanti, avendo saputo che proprio a Bracca viveva un mio collega mai visto prima, domandai all’unico bar dove abitasse. Detto fatto. Venne lì e subito mi donò il primo di una serie di suoi libri, che ora custodisco con religioso affetto e leggo meditandoli. Semplici come è semplice l’acqua, che scende dal monte … fresca, argentina e insostituibile: Teshuvà. Da allora, quando posso, non manco di tornare là, tra quei monti, a respirare un mondo che vive ancora inciso su quelle pietre, che sussurra tra gli alberi e traspare negli occhi degli abitanti fedeli, sostenuti dal passo sicuro e regolare di montagna, senza scatti in avanti, senza cedimenti in dietro. Sempre avanti verso le cime. La montagna educa tutti, non ti è concesso sbagliare in montagna. Il vento ti accompagna. I ricordi sono infiniti, anche per chi mai li ha vissuti.

Il professor Stefano Zanchi ci racconterà di quei luoghi tutti legati a persone, che custodiscono intatto il tesoro, geloso, della montagna. Vita operosa, essenziale e ricca di rapporti profondi.

Stefano è sempre tra i giovani della valle per dare loro speranza, e della scuola, accompagnandoli verso la vita con un bagaglio sempre più ricco. E quando, tra le mille attività solidali, si ritira nella Pieve, o nella sua stanza, con amore ascolta le parole sussurrate dal vento e lì nascono i suoi libri, ricchi di pensiero e sentimento, di immagini, solitamente in bianco e nero, cercando i segni di vite perché nessuno le dimentichi, con il loro carico di sofferenze e semplici gioie.

Gli attrezzi da lavoro hanno gran parte. Lì dove si lavora per mangiare e non per arricchire: Teshuvà, Tempi di uomini in guerra, Celio la formica, … e tanto altro. Stefano non si stanca di scrivere e raccontare. E racconterà anche a noi.

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