Quando il Magistero è ridotto a politica

di Stefano Fontana.

Il criterio per scegliere strumento e formula di approvazione dei documenti pontifici sta diventando politico, un modo per dire e non dire, per accontentare questi senza scontentare quelli. Le note a piè pagina della Amoris laetitia stanno facendo storia.

È noto che gli interventi del magistero sono di diverso livello e altrettanto diversamente obbligano i fedeli all’assenso. La scelta del mezzo, in questo caso, è di grande importanza, perché esso già indica il valore del contenuto. Dal fatto che si tratti di una Enciclica oppure di una Lettera Apostolica, il fedele che si pone in ascolto capisce già che livello di magistero gli viene proposto. Ricordo, per esempio, che nel 1971 Paolo VI commemorò la Rerum novarum nel suo ottantesimo anniversario non con una Enciclica, come era stato fatto fino ad allora da Pio XI nel 1931 e da Giovanni XXIII nel 1961, ma con una Lettera Apostolica, la Octogesima adveniens. Bastò questa scelta del mezzo – non una Enciclica ma una Lettera – per indurre molti a dire che Paolo VI intendeva con ciò sminuire il valore della Dottrina sociale della Chiesa a seguito della svolta conciliare. L’uso del mezzo fu subito tradotto in un contenuto, giusto o falso che fosse qui non interessa.

La stessa cosa va detta per i documenti dei Dicasteri pontifici. Una formula molto adoperata è per esempio la seguente: “Il Sommo Pontefice, nel corso dell’udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato la presente Istruzione e ne ha ordinato la pubblicazione”. In questo caso il documento riveste una notevole importanza in quando espressamente approvato dal papa. Le Istruzioni della Congregazione per la Dottrina della Fede di solito si concludono con questa espressione, in qualche caso però l’espressione viene rafforzata: per esempio nell’istruzione Dominus Jesus si dice che il papa “con certa scienza e con la sua autorità apostolica ha ratificato e confermato questa Dichiarazione”. Come si vede, in questo caso, viene ulteriormente dichiarata la volontà del papa di definire dottrine di fede in modo certo, il che conferisce alla dottrine precisate una autorevolezza ancora maggiore.

La scelta dello strumento – una Enciclica o una Lettera Apostolica per il papa, oppure una Istruzione, un Vademecum o un Decreto per un Dicastero pontificio – e la scelta delle formule che definiscono la modalità della sua approvazione sono quindi molto importanti perché avvertono oggettivamente il popolo cristiano dell’importanza degli insegnamenti impartiti. Se la Sala Stampa della Santa Sede emette un comunicato strampalato, se fa una dichiarazione imprecisa, se rettifica in modo sconveniente o se non smentisce quanto andrebbe invece smentito … certamente provoca danni. Ma mai così significativi come quando l’incertezza riguarda lo strumento scelto per veicolare l’insegnamento magisteriale o la formula che precisa il suo grado di autorevolezza: qui, infatti, è in gioco la fede.

A proposito del Responsum della Congregazione della Dottrina della Fede sul divieto di benedire le coppie omosessuali, è nata una vera e propria guerra senza esclusione di colpi proprio sul grado di autorevolezza del documento e, in particolare, se esso fosse stato fatto proprio dal papa. La formula conclusiva questa volta è stata questa: “Il Sommo Pontefice Francesco, nel corso di un’Udienza concessa al sottoscritto Segretario di questa Congregazione, è stato informato e ha dato il suo assenso alla pubblicazione del suddetto Responsum ad dubium, con annessa Nota esplicativa”. Ne era egli stato semplicemente informato oppure lo aveva formalmente approvato con tutto il peso della sua autorità apostolica? Qui si sono scatenati i partiti esistenti sia dentro la Curia romana che nella Chiesa intera.

La questione vera mi sembra la seguente. Un tempo la scelta dello strumento e le formule che esprimevano il suo rapporto con l’autorità dei Pontefici di pascere gli agnelli e di legare e sciogliere sulla terra avevano un chiaro fondamento dottrinale oggettivo. Il criterio da seguire era il contenuto dottrinale e morale da esprimere, dato che il magistero autentico e ordinario hanno livelli diversificati di espressione, di esternazione e di potere vincolante le coscienze dei fedeli. Ma proprio su questo è avvenuto, e soprattutto sta avvenendo, il cambiamento. Il criterio per scegliere strumento e formula di approvazione sta diventando politico, un modo per dire e non dire, per accontentare questi senza scontentare quelli. Le note a piè pagina della Amoris laetitia stanno facendo storia.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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