Quando il magistero non è magistero? Uno spunto francese

Dottrina sociale di Stefano Fontana.

In questo blog ci si è già occupati del problema se e quando le affermazioni del magistero riguardanti la Dottrina sociale della Chiesa siano vincolanti per il credente ed esigano obbedienza. Con papa Francesco questo è ormai diventato un enorme problema. A tornare sull’argomento è ora la rivista francese Liberté Politique con il fascicolo n. 87 dal titolo “Parole et autorité dans l’Église”.

Gli articoli del fascicolo riguardano l’obbedienza (Jean Pierre Maugendre), l’attuale malessere nella Chiesa (Pierre Labrousse), le tensioni tra la Rivelazione e il mondo contemporaneo (Abbé Ralph Weimann), papa Francesco, l’ONU e il mondialismo (Jeanne Smits). Infine c’è anche l’articolo di Pierre de Lauzun dal titolo “Du bon usage du mgistère”, dal quale prendiamo anche idea.

L’Autore indica alcuni esempi del recente magistero di papa Francesco che non possono essere ritenuti magistero obbligante la coscienza all’assenso.

Il primo esempio è il paragrafo 171 dell’enciclica Laudato si’ dove si condanna la negoziazione sul mercato delle emissioni di anidride carbonica. Secondo de Lauzun qui il papa dimostra di non conoscere bene i meccanismi del mercato e di considerare immorale ciò che non lo è, ossia la negoziazione sul mercato dei diritti all’emissione. La questione, insomma, non rientra nelle competenze del magistero.

Il secondo esempio è quello delle migrazioni così come vengono affrontate nell’enciclica Fratelli tutti. Papa Francesco non riconosce alla comunità di accoglienza nessun ruolo nel regolare il flusso degli ingressi. Non ritiene minimamente che essa possa proteggersi da un arrivo massiccio di nuovi venuti che potrebbero produ8rre squilibri radicali.

Un terzo esempio è la negazione del valore del concetto di guerra giusta contenuto sempre in Fratelli tutti. Qui si condanna anche la dissuasione nucleare e la stessa detenzione di armi nucleari mentre si dà corso ad una visione irenica delle relazioni internazionali con una totale e indiscussa fiducia nelle Nazioni Unite. Da un punto di vista morale queste posizioni non possono essere ritenute vincolanti.

Il quarto esempio è il ruolo della religione. Sempre in Fratelli tutti. Il papa fa tre affermazioni: a) la fraternità può essere compresa anche senza religione; b) la fraternità è impossibile senza fraternità e quindi senza la fede in Dio; c) tale fede in Dio è sufficiente quale sia la religione professata. Secondo l’Autore in questo modo si crea una confusione a cui è impossibile dare i proprio assenso.

Una parte interessante dell’articolo è quando l’Autore ricorda che in molti casi papa Francesco esprime pareri personali. Per esempio l’opinione secondo cui l’Islam non è violento [si veda Evangelii gaudium n. 253], oppure la sua visione delle migrazioni già ricordata prima. In questi casi non c’è alcun obbligo di assenso.

Cosa succede però se in questo modo il papa fa dei cambiamenti dottrinali? Per esempio la sua condanna della pena di morte non è fatta tenendo conto di casi particolari o situazioni contingenti, non si dice per esempio che dato il cambiamento dei sistemi giudiziari attuali la sua applicazione può essere rivista, ma si dice che essa è da condannare in sé. In questo caso si tocca un punto dottrinale, perché significa che il precedente magistero su questo punto si era sbagliato.

Lo stesso si può dire per le religioni, Islam compreso. Il papa afferma che le religioni  hanno in quanto tali una reale validità, il che va ben aldilà di quanto lo stesso Concilio abbia affermato e si tratta di affermazioni dottrinali.

Questo articolo di Pierre de Lauzun può essere molto utile per inquadrare la complessa questione e capire cosa fare. Senza però cadere in una certa ingenuità, nella quale sembra cadere anche l’Autore alla fine del suo scritto, quanto auspica da parte del magistero “dichiarazioni chiare, esplicite e manifestamente dottrinali”.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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