I compiti del governo Draghi e gli obblighi di chi lo ha voluto

di Gaetano Quagliariello.

La vicenda dei sottosegretari segna una battuta d’arresto per il governo Draghi. Per i modi con i quali si è pervenuti alla lista. E, ancor di più, per i nomi che la lista contiene. In principio era il governo “dei migliori”. Poi si è trasformato nel governo “dei comuni mortali”. Chi può faccia qualcosa per evitare l’avvento del governo “degli zombie”.

Resta il fatto che il successo o il fallimento dell’esecutivo più ampio e inclusivo della storia d’Italia non saranno misurati su questo terreno. Saranno la campagna vaccinale e il piano del Recovery a stabilirne la sorte. Sul fronte della pandemia, infatti, la mancanza di una novità anti-depressiva deve ormai considerarsi un dato di fatto, purtroppo acquisito. La continuità di uomini e criteri ha di fatto prevalso al punto che nel Paese, e tra le categorie più tartassate, la rabbia va trasformandosi in rassegnazione. A questo punto, solo gli effetti d’immunizzazione di una campagna vaccinale “stile Israele” potranno far risalire la china e potrebbero creare lo spazio politico affinché la squadra pensata da Draghi per gestire la ripartenza si alzi al più presto dalla panchina, dove attualmente appare confinata, e trovi un po’ di campo disponibile per iniziare a mostrare qualità tecniche ed efficacia.

Se questo sarà, il panorama e le sensazioni che l’inverno del nostro scontento ci hanno consegnato pian piano si dissolveranno assieme alle nevi, lasciando il posto a una primavera, se non di bellezza, quanto meno di ripartenza. In caso contrario, il governo Draghi assumerà sempre più l’aspetto e la funzione di una Safety Car: quella macchina che entra in pista quando c’è un incidente azzerando le posizioni precedenti. Finito il giro si leverà dalle scatole, lasciando che gli attori di sempre tornino a calcare il percorso come se niente fosse accaduto.

Così ci sembra che preferiscano considerare questo governo i partiti che ne sono entrati a far parte. A sinistra tale propensione è addirittura assurta a linea politica: si sta facendo di tutto per tenere imbalsamata la vecchia coalizione Pd-M5S-Leu. Addirittura, è stato organizzato una sorta di concorso a premi per determinare il ruolo che possa concedere all’ex premier Giuseppe Conte la certezza di restare in campo, per riprendere al più presto le fila della sua compagine. La vecchia maggioranza, insomma, sta coltivando una sorta di “pazza idea” politica: essere parte del governo Draghi pensando di stare ancora assieme a Conte, al punto che se non ci fossero i dissidenti grillini ad agitare la scena, correrebbe il rischio di perdere ogni contatto con il principio di realtà.

A destra alcuni dati di fatto impediscono che il fenomeno di sdoppiamento possa essere così pronunciato. La differente collocazione di Fratelli d’Italia rispetto all’esecutivo non consente di considerare tutto identico a prima. E, non a caso, la proposta di dar vita a un intergruppo – che pure con sprezzo del pericolo era stata avanzata – ha avuto vita breve ed è stata presto riposta nel cassetto.

Resta il fatto che anche in questi luoghi della vita politica sembra si vada di conserva, attendendo che alla fine la nottata passi. In tal senso, legittimamente, Giorgia Meloni prova a trarre il massimo profitto possibile da un governo che stenta e al quale lei solo si oppone; Salvini tiene viva una Lega di lotta e di governo, attento a non concedere eccessivo spazio politico alla sua ala governista; in Forza Italia “il governo del partito” prova a massimizzare le potenzialità del momento, preparandosi a liquidare appena possibile “il partito di governo”. Nulla di incomprensibile sul piano tattico, per carità. Ma nulla di veramente adeguato alla necessità storica del Paese.

Questa richiederebbe innanzi tutto che qualcuno si ponga il problema delle condizioni del circuito sul quale dovrà riprendere la corsa, una volta uscita dai giochi la Safety Car: siamo proprio certi che non si possa fare nulla affinché la politica del “dopo Draghi” abbia regole più moderne, performanti e conceda più garanzie, creando un ambiente adeguato allo sforzo titanico che, in ogni caso, il nostro Paese sarà chiamato ad assumersi? E’ un dato di fatto: sul tema delle riforme è caduto un silenzio assordante. Sul fronte delle proposte, poi, si attendono da parte dei partiti grandi progetti d’innovazione e sviluppo da far interagire con quelli che, auspicabilmente, arriveranno dal governo.

Questi territori politici dovrebbero essere frequentati soprattutto da quanti con più forza, e in tempi non sospetti, hanno sostenuto la necessità del governo Draghi. Tale sforzo propositivo dovrebbe auspicabilmente accompagnare e nutrire l’iniziativa del governo ma, se del caso, imporsi anche contro le propensioni del governo stesso. E’ l’unico modo per evitare che il tutto si risolva nella restaurazione di una partitocrazia minore e decadente.

Non è compito facile ma è l’unico all’altezza dei tempi. La storia ci ha presentato spesso il caso di piccole forze condannate a morte da una loro giusta intuizione. Questo non significa che esse avessero sbagliato; significa che esse non sono state all’altezza della loro intuizione.

Fonte: l’Occidentale

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