Covid e oblio della Dottrina sociale della Chiesa sulla rivista “Communio”

di Stefano Fontana.

La rivista cattolica internazionale “Communio” [www.Communio-ICR.com], edizione americana, ha pubblicato nel suo ultimo numero un articolo di Stefano Fontana: “Forgetting the Social Doctrine of the Church in the Epoch of Coronavirus” – “L’oblio della Dottrina sociale della Chiesa nell’epoca del Coronavirus” – XLVII (2020) 3, pp. 634-648. Nell’articolo si sostiene che in questo periodo di Pandemia la Chiesa ha dimenticato di adoperare nell’analisi della situazione e nelle prospettive di soluzione la propria Dottrina sociale.

L’articolo è diviso in tre parti. Dapprima l’Autore esamina l’atteggiamento della Chiesa, il suo porsi nella nuova situazione generata dal Coronavirus. Nella seconda parte vengono evidenziati i punti della Dottrina sociale della Chiesa che la pandemia ha interpellato ma che sono stati trascurati. Infine, la terza parte spiega l’atteggiamento della Chiesa ricercandone i motivi nella nuova teologia.

Ma di quale Chiesa parla Fontana in questo articolo? Naturalmente parla della Chiesa italiana, ma anche della Santa Sede e delle disposizioni e degli interventi di papa Francesco. Inoltre si riferisce anche ad altre conferenze episcopali dato che si  è potuta notare in questo periodo una considerevole uniformità di atteggiamenti dei vertici ecclesiastici. Non che con ciò Fontana non si sia disinteressato del “basso clero”, come si diceva una volta, dato che anche nelle parrocchie e negli istituti religiosi si sono potuti verificare i medesimi atteggiamenti: del resto le Conferenze episcopali hanno imposto precise indicazioni alle quali sarebbe stato eroico disattendere.

Dall’insieme delle osservazioni e argomentazioni dell’articolo deriva che la Chiesa ha supinamente accettato le disposizioni politiche e governative, arrivando a far coincidere il bene comune e la carità evangelica con la loro applicazione. Una atteggiamento supino e secolarizzante se stessa che mai prima d’ora si era manifestato. Anzi, spesso la Chiesa ha anticipato i governi o ha applicato le loro restrizioni con maggiore rigore. Si è potuto assistere ad una specie di desiderio di seguire le regole del mondo per potersi accreditare in esso, mettendo da parte la propria specificità.

Nelle conclusive riflessioni teologiche, l’Autore indaga nelle correnti progressiste della teologia contemporanea l’origine dell’oblio di Dio nella Pandemia che egli così descrive in questo passo:

“Il mondo profano è il mondo che sta davanti alla Chiesa, davanti al sacro. Una volta chiuse le chiese tutto il mondo è diventato profano. Durante il lockdown la profanità del mondo si è veramente estesa a tutto il mondo, relegando la sacralità nel privato e nel sentimento. La teologia contemporanea ritiene che questo voglia il vero cristianesimo: l’accettazione piena della mondanità del mondo, della sua maturità, della sua età adulta, senza più il bisogno di essere guidato dalla Chiesa, la quale non ha una primogenitura circa la salvezza, dato che la grazia di Dio è da sempre presente nell’umanità redenta e la storia della salvezza cominciò ben prima che Abramo fosse. Da questo punto di vista la piazza San Pietro vuota con il Pontefice solitario rappresenta non una situazione di angoscia e di abbandono, ma la natura vera della situazione del cristiano nel mondo. Che i sacerdoti non siano più i sacerdoti ma siano gli scienziati, i medici, gli infermieri, i volontari della protezione civile e che le omelie invitino ad aggiungersi a loro in questo slancio di umana, tutta umana, solidarietà, è cosa ovvia per il cristiano e solo le illusioni del passato hanno permesso di pensare ancora ai miracoli, alla conversione spirituale, alla fuga dal peccato, a incrementare il rapporto con Dio e  non solo con l’uomo”.

Fonte: Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân

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