ARTE E FEDE. L’ Immagine Trasfigurante della Pasqua

Leggo sulla locandina il percorso dei temi pasquali, per la Chiesa fondamentali sul piano teolgico, liturgico e artistico. Proposto per le prossime settimane su You Tube dai professori Roberto Filippetti e Chiara Rossi, richiama alla mia mente le parole ben soppesate del grande teologo dell’arte Mons. Timothy Verdon, che avemmo modo di incontrare più volte sulle nostre pagine.

Così Timothy Verdon presentava il libro “VEDERE IL MISTERO”

Il cristianesimo ha sempre reso visibile il senso dei suoi misteri. Nell’ordine della storia, prima ancora della stesura dei vangeli c’erano i “segni”. All’ultima cena stessa, prima di dire «Questo è il mio corpo», Gesù prese del pane, lo spezzò e lo diede ai suoi commensali, inventando un gesto corrispondente a verità e profondamente espressivo. Tramandato da generazione a generazione, questo “rito” è infatti la più antica forma creativa che la Chiesa conosca. Altre “forme creative” adoperate dalla comunità credente -architettura, arti figurative, musica- sono a servizio di quest’arte originaria e originante, e hanno il compito di rendere intelligibile il misterioso contenuto delle parole e dei gesti di Cristo. (Da Timothy Verdon, Vedere il Mistero. Il genio artistico della liturgia cattolica, Mondadori, Milano 2003, 11).

Vi è, dunque, un’Arte originaria originante, l’In principioartistico” del Creatore, che crea mediante il Figlio, perfettamente. E crea l’uomo a Sua immagine, a visione di Sè, che è perfetto.

Arte e tékhne

L’arte, che in greco ha a che fare con tékhne, con il costruire, nel cristianesimo non è più solo abilità dell’artigiano, o di colui che è invaso dalla Musa ispiratrice, ma essa trova il fondamento nella consapevolezza d’esser creatura dell’artista. Ora, l’artista aspira alla poiesis, all’ Atto creativo, che rende visibile, nell’umile tratto, nel segno, quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo (1Cor 2, 9) e che Dio ha preparato per coloro che lo amano (cf Ibidem).

L’arte dell’estasi

L’arte cristiana è estatica, contemplazione di un mondo alla nostra percezione invisibile e che, invece, vuole prepotentemente entrare nel nostro mondo, apparentemente solo sensibile. E proprio il sensibile, inattesamente, diviene segno dell’invisibile, o meglio, del non ancora visto. Ed in esso si penetra attraverso la doppia porta della Grazia e della conversione, che ancora Grazia è.

La Parola picta

Ìmpari è la perizia del manu facere! Qui, intelletto e sensi, strumento e materia, parimenti alle Scritture, che rivelano la Parola, compiono il miracolo della Parola picta, della Parola irradiata dalle tessere del mosaico, o dalle note del canto. E l’uomo, che perse l’amicizia con Dio, ma non la Sua nostalgia cantata da antichi vati, risale quella scala, che poggia sulla terra ed approda, nel lungo viaggio, a Colui che muove il sole e l’altre stelle (Par. XXXIII, v. 145).

Scala Santa del Paradiso, Monastero del Monte Sinai,
sec. XIII

La verità del segno

Meglio di me, Roberto Rilippetti e Chiara Rossi potranno far brillare la Verità del Segno in questi sei incontri: dagli aurei Mosaici di Ravenna al Cielo stellato della Cappella Scrovegni, dalla Maestà di Duccio all’ Ultima Cena di Leonardo.

Gli incontri saranno

in diretta

sui rispettivi canali

IL PRIMO INCONTRO

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