LICEITÀ DI ALCUNI VACCINI ANTI-COVID-19 E DEL LORO USO. Dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Congregazione per la Dottrine della fede, Piazza del Sant’Uffizio, Roma

Diamo pubblicazione del testo completo della Nota con la quale la Congregazione per la Dottrina della Fede non intende dare valutazioni sulla sicurezza ed efficacia dei vaccini anti-covid-19, pur

eticamente rilevanti e necessarie, la cui validazione è di competenza dei ricercatori biomedici e delle agenzie per i farmaci, ma soltanto riflettere sull’aspetto morale dell’uso di quei vaccini contro il Covid-19, che siano stati sviluppati con linee cellulari provenienti da tessuti ottenuti da due feti abortiti non spontaneamente, o in base ad esse costruite. La stessa Nota dà anche indicazioni circa il comportamento di ciascuno, atteso l’alto valore della morale naturale.

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19
Approvata da Sua Santità Papa Francesco
nell’ Udienza concessa in data 17 dicembre 2020

La questione dell’uso dei vaccini, in generale, è spesso al centro di insistenti dibattiti nell’opinione pubblica. In questi ultimi mesi, sono pervenute a questa Congregazione diverse richieste di un parere sull’uso di alcuni vaccini contro il virus SARS-CoV-2 che causa il Covid-19, sviluppati facendo ricorso, nel processo di ricerca e produzione, a linee cellulari che provengono da tessuti ottenuti da due aborti avvenuti nel secolo scorso. Nello stesso tempo, vi sono stati differenti pronunciamenti sui mass media di Vescovi, Associazioni cattoliche ed Esperti, fra loro diversificati e talvolta contraddittori, che hanno anche sollevato dei dubbi riguardo alla moralità dell’uso di questi vaccini.

Su questo argomento già vi è un importante pronunciamento della Pontificia Accademia per la Vita, dal titolo “Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti(5 giugno 2005). Quindi, in materia si è espressa questa Congregazione con l’Istruzione Dignitas Personae (8 settembre 2008) (cfr. nn. 34 e 35). Nel 2017, la Pontificia Accademia per la Vita è ritornata sul tema con una Nota. Questi documenti offrono già alcuni criteri generali dirimenti.

Poiché sono già a disposizione, per la distribuzione in diversi Paesi e la relativa somministrazione, i primi vaccini contro il Covid-19, questa Congregazione vuole offrire alcune indicazioni per un chiarimento in materia. Non si intende giudicare la sicurezza ed efficacia di questi vaccini, pur eticamente rilevanti e necessarie, la cui valutazione è di competenza dei ricercatori biomedici e delle agenzie per i farmaci, ma soltanto riflettere sull’aspetto morale dell’uso di quei vaccini contro il Covid-19 che sono stati sviluppati con linee cellulari provenienti da tessuti ottenuti da due feti abortiti non spontaneamente.

1. Come afferma l’Istruzione Dignitas Personae, nei casi di utilizzazione di cellule procedenti da feti abortiti per creare linee cellulari da usare nella ricerca scientifica, “esistono responsabilità differenziate”[1] di cooperazione al male. Per esempio, “nelle imprese, che utilizzano linee cellulari di origine illecita, non è identica la responsabilità di coloro che decidono l’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione”.[2]

2. In questo senso, quando non sono disponibili vaccini contro il Covid-19 eticamente ineccepibili (ad esempio in Paesi dove non vengono messi a disposizione dei medici e dei pazienti vaccini senza problemi etici, o in cui la loro distribuzione è più difficile a causa di particolari condizioni di conservazione e trasporto, o quando si distribuiscono vari tipi di vaccino nello stesso Paese ma, da parte delle autorità sanitarie, non si permette ai cittadini la scelta del vaccino da farsi inoculare) è moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione.

3. La ragione fondamentale per considerare moralmente lecito l’uso di questi vaccini è che il tipo di cooperazione al male (cooperazione materiale passiva) dell’aborto procurato da cui provengono le medesime linee cellulari, da parte di chi utilizza i vaccini che ne derivano, è remota. Il dovere morale di evitare tale cooperazione materiale passiva non è vincolante se vi è un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave:[3] in questo caso, la diffusione pandemica del virus SARS-CoV-2 che causa il Covid-19. È perciò da ritenere che in tale caso si possano usare tutte le vaccinazioni riconosciute come clinicamente sicure ed efficaci con coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto dal quale derivano le cellule con cui i vaccini sono stati prodotti. È da sottolineare tuttavia che l’utilizzo moralmente lecito di questi tipi di vaccini, per le particolari condizioni che lo rendono tale, non può costituire in sé una legittimazione, anche indiretta, della pratica dell’aborto, e presuppone la contrarietà a questa pratica da parte di coloro che vi fanno ricorso.

4. Infatti, l’uso lecito di tali vaccini non comporta e non deve comportare in alcun modo un’approvazione morale dell’utilizzo di linee cellulari procedenti da feti abortiti.[4] Si chiede, quindi, sia alle aziende farmaceutiche che alle agenzie sanitarie governative, di produrre, approvare, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza, né a gli operatori sanitari, né ai vaccinandi stessi.

5. Nello stesso tempo, appare evidente alla ragione pratica che la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale e che, perciò, deve essere volontaria. In ogni caso, dal punto di vista etico, la moralità della vaccinazione dipende non soltanto dal dovere di tutela della propria salute, ma anche da quello del perseguimento del bene comune. Bene che, in assenza di altri mezzi per arrestare o anche solo per prevenire l’epidemia, può raccomandare la vaccinazione, specialmente a tutela dei più deboli ed esposti. Coloro che, comunque, per motivi di coscienza, rifiutano i vaccini prodotti con linee cellulari procedenti da feti abortiti, devono adoperarsi per evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti idonei, di divenire veicoli di trasmissione dell’agente infettivo. In modo particolare, essi devono evitare ogni rischio per la salute di coloro che non possono essere vaccinati per motivi clinici, o di altra natura, e che sono le persone più vulnerabili.

6. Infine, vi è anche un imperativo morale, per l’industria farmaceutica, per i governi e le organizzazioni internazionali, di garantire che i vaccini, efficaci e sicuri dal punto di vista sanitario, nonché eticamente accettabili, siano accessibili anche ai Paesi più poveri ed in modo non oneroso per loro. La mancanza di accesso ai vaccini, altrimenti, diverrebbe un altro motivo di discriminazione e di ingiustizia che condanna i Paesi poveri a continuare a vivere nell’indigenza sanitaria, economica e sociale.[5]

Il Sommo Pontefice Francesco, nell’Udienza concessa in data 17 dicembre 2020 al sottoscritto Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha esaminato la presente Nota e ne ha approvato la pubblicazione.

Data a Roma, presso la sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 21 dicembre 2020, Memoria liturgica di San Pietro Canisio.

Luis F. Card. Ladaria, S.I.                 + S.E. Mons. Giacomo Morandi

Prefetto           Arcivescovo Titolare di Cerveteri, Segretario

——————————–

[1] Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Dignitas Personae (8 dicembre 2008), n. 35; AAS (100), 884.

[2] Ibid, 885.

[3] Cfr. Pontifica Accademia per la Vita, Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti, 5 giugno 2005.

[4] Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruz. Dignitas Personae, n. 35: “Quando l’illecito è avallato dalle leggi che regolano il sistema sanitario e scientifico, occorre prendere le distanze dagli aspetti iniqui di tale sistema, per non dare l’impressione di una certa tolleranza o accettazione tacita di azioni gravemente ingiuste. Ciò infatti contribuirebbe a aumentare l’indifferenza, se non il favore con cui queste azioni sono viste in alcuni ambienti medici e politici”.

[5] Cfr. Francesco, Discorso a volontari e amici del Banco Farmaceutico, 19 settembre 2020.

Al n. 3 della Nota la Congregazione afferma che …

Il dovere morale di evitare tale cooperazione materiale passiva non è vincolante se vi è un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave

Ciò significa che chi assume tali vaccini, in mancanza di altri eticamente prodotti, non commette peccato. Tuttavia è evidente che, come nel caso in cui una mamma in gravidanza decidesse di rinunciare a terapie, anche solo indirettamente dannose per il feto, compirebbe un atto di virtù eroica tale da proporla anche alla Congregazione per le Cause dei Santi -vedi l’esempio di Santa Giovanna Beretta Molla-, chi rinunciasse ad inocularsi il vaccino per motivi di coscienza non incorrerebbe in alcuna infrazione morale.

Infatti, la stessa Congregazione, al n. 4 specifica:

… l’uso lecito di tali vaccini non comporta e non deve comportare in alcun modo un’approvazione morale dell’utilizzo di linee cellulari procedenti da feti abortiti.[4]

Ovvero, utilizzando tali vaccini la cui origine costituisce un intrinsece malum, non si incorre in male alcuno perché indipendente dalla volontà nostra.

Alle case farmaceutiche la Nota chiede, poi, con forza …

Si chiede, quindi, sia alle aziende farmaceutiche che alle agenzie sanitarie governative, di produrre, approvare, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza, né agli operatori sanitari, né ai vaccinandi stessi.

La Nota, al n. 5, circa l’obbligatorietà della vaccinazione, specifica che di norma non lo è e che ci si limita alla raccomandazione dell’assunzione del vaccino, precisando che …

Coloro che, comunque, per motivi di coscienza, rifiutano i vaccini prodotti con linee cellulari procedenti da feti abortiti, devono adoperarsi per evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti idonei, di divenire veicoli di trasmissione dell’agente infettivo. In modo particolare, essi devono evitare ogni rischio per la salute di coloro che non possono essere vaccinati per motivi clinici, o di altra natura, e che sono le persone più vulnerabili.

Ciò significa che la Congregazione, cioè la Chiesa, intende che è legittimo avere motivi di coscienza contro quei vaccini prodotti in base a cellule provenienti da feti volontariamente abortiti e che, tuttavia, dovranno usare tutti i modi possibili per tutelare la salute della comunità oltre che propria.

In margine a tutto quanto detto, ma non di secondaria importanza, va detto che sul piano morale si deve considerare quanto segue:

Chi erroneamente ritenesse giusta una scelta in sé sbagliata, e non la ponesse in atto, sarebbe responsabile di peccato. Così anche chi ritenesse sbagliato un comportamento, pur non essendolo, e lo ponesse in atto, commetterebbe peccato poiché l’intenzione soggettiva non è secondaria, ma sempre deve essere di riferimento la verità oggettiva e non solo l’intenzione soggettiva e questa verità da tenere in massimo conto è che i vaccini come i farmaci non devono derivare da feti abortiti volontariament.

Personalmente ritengo quindi che,

allo stato della materia, la cui delucidazione per molti versi appare dubbia anche tra gli esperti, e della situazione di possibili contagi e nuove infezioni, chi ritenesse giusto vaccinarsi, lo faccia serenamente, avendo cura di evitare, se possibile, vaccini la cui composizine non sia di per sé lecita, in quanto il metodo, che ha portato al loro confezionamento è condizionato da un intrinsece malum. Chi ritenesse, invece, di non doversi vaccinare, sia perché il vaccino fosse di origine anche solo dubbia, o da lui ritenuto non sicuro per la salute, visto che non disponiamo di sperimentazioni complete, farà altrettanto bene, avendo comunque l’intenzione di custodire così sia la propria che l’altrui salute.

Non si dividano, dunque, al loro interno, né la comunità civile né la comunità ecclesiale, poiché in ognuno dei due casi si devono cercare sia il bene in sé che il bene comune che non possono essere in contraddizione.

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