La stella di Betlemme e la natività di Gesù.

di Mirko Erspan

Introduzione

L’evento della stella di Betlemme citata dal vangelo di Matteo ha sempre stimolato la curiosità degli studiosi sulla sua natura ed in relazione alla contributo astronomico nel calcolo della collocazione della nascita di Cristo. Tuttavia prima di addentrarci nel tema saranno necessarie alcune premesse del contesto storico, seppure in forma di accenno e cui eventualmente si rimanderà ad altri riferimenti più dettagliati.

La data storica della nascita di Gesù viene calcolata essenzialmente incrociando fonti storiche extrabibliche con i vangeli della natività, Luca e Matteo. In particolare, quello di Luca contiene i maggiori e più precisi indizi cronografici come del resto intende chiarire anche il suo autore, che assicura “di aver fatto ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi”.

Un primo aggancio importante con il contesto storico è il censimento imperiale promulgato da Augusto il quale diede ordine di procedere con il “censimento di tutti gli abitanti dell’impero romano. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a far scrivere il loro nome nei registri, ciascuno nel proprio luogo d’origine. [Lc 2:1-2]”

Una famosa epigrafe ritrovata ad Ankara “Res Gestae Divi Augusti” del monumento Ancyranum dedicato all’imperatore Augusto rileva tre censimenti imperiali nel 28°a.C. nel 7-8.a.C e 14 d.C.

Su questo primo aspetto, ci sarebbe molto da precisare e si rimanda ad un testo imprescindibile di Giulio Firpo nel suo classico saggio “Il problema cronologico della nascita di Gesù” -Paideia 1983

Sappiamo inoltre che probabilmente Dionigi il Piccolo, incaricato nel V secolo di individuare l’anno di nascita di Gesù, commise un errore di calcolo di alcuni anni, dal momento che Gesù nacque certamente prima della morte di Re Erode, che secondo gli storici avvenne nell’anno 4 a.C. Dunque la nascita di Gesù deve necessariamente collocarsi qualche anno prima e considerando il riferimento del censimento citato da Luca potrebbe restringere il nostro campo d’analisi agli anni 6-8 a.C.

Mitraismo a Roma: un culto posteriore

Si sente dire spesso che la data del 25 dicembre sia stata una data convenzionale scelta dai cristiani per sovrapporsi alla celebrazione del “Sol Invictus”, legato al culto pagano del dio “Mitra-helios” di origine persiana importato a Roma nel III secolo d.C. Tuttavia è stato ormai stato ampiamente dimostrato (seppure qualche dilettante alla Augias, arroccato nel suo fortino di pregiudizi tenti ancora ad insistere con il contrario) che non fu la celebrazione del Natale dei cristiani a sovrapporsi al culto del sole di Mitra ma semmai il contrario. Infatti l’eliolatria del culto mitriaco vede il suo apice con il regno Aureliano tra il 273-275 ma è stato dimostrato che esso non solo è posteriore ma che al contrario rappresenta un tentativo del paganesimo romano di imporsi su quella che veniva ritenuta una “superstizio” cristiana come si deduce anche all’attribuzione apocrifa al mito di Mitra nel contesto romano, di altri elementi chiaramente di origine cristiani che però non si ritrovano nella originaria mitologia persiana.

Per approfondimenti si rimanda anche qui ad altre fonti: “Decisivo il confronto religioso a Roma” –(E.Innocenti, G. Biamonte) e “I cristiani e l’impero romano” di M. Sordi.

Diremo solo che nel cristianesimo dei primi secoli l’associazione della divinità del Messia con il “sole nascente” è già presente fin subito nel cristianesimo delle origini; non solo dalla tradizione veterotestamentaria nel passaggio di Malachia[3,13-20], “Per voi invece, cultori del mio nome, sorgerà il sole di giustizia”, ma anche nello stesso vangelo di Luca [Lc 1:78] nel canto di Zaccaria “Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto”

Ed ancora nel racconto della trasfigurazione, la prima manifestazione “corporea” della divinità di Gesù [Mt 17: 1-2]“E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”.

Echi di questa associazione di Cristo-Sole si trovano poi anche in una fonte extrabiblica datata al 112d.C da parte di Plinio il Giovane, che parla in maniera negativa delle prime comunità cristiane la cui colpa era di:“riunirsi con consuetudine in un giorno determinato prima del sorgere del sole per cantare alternativamente un inno in onore a Cristo come se fosse un dio e di impegnarsi con solenne giuramento non già a compiere qualche misfatto, ma a non commettere furti rapine, adulteri e non tradire la parola data…”

Nella polemica anticristiana di Celso, opera databile tra il 245 e il 249, egli sosteneva lo stretto legame esistente tra la cultura greca e il paganesimo, mentre Origene d’Alessandria, teologo cristiano, nel suo trattato apologetico “Contra-Celsum” replicava dichiarando risolutamente l’esatto opposto ovvero lo stretto legame tra la cultura greca e il cristianesimo. Paradossale che senza la replica di Origine il trattato anticristiano di Celso sarebbe stato destinato all’oblio.

Il 25 dicembre che venne fissato definitivamente da Papa Liberio nel 354 d.C. Nelle Chiese ortodosse il Natale viene festeggiato oggigiorno il 6 gennaio poiché non adottarono la riforma gregoriana del calendario e continuarono a seguire il calendario giuliano (il 25 dicembre in questo calendario cade infatti con 12 giorni di ritardo ovvero il 6 gennaio gregoriano). In Russia fu adottato il computo gregoriano per il calendario civile solo recentemente nel 1918, successivamente alla rivoluzione d’ottobre. Ci sono poi casi particolari tra la chiese apostoliche, come la Chiesa armena di Gerusalemme, che per altri motivi storici festeggia il Natale-Epifania il 19 gennaio.

Pare comunque che nel IV secolo quello che restava del paganesimo romano contaminato dall’eliolatria mitraica e sovrapposta alla celebrazione proprio il 25 dicembre infastidisse i cristiani a tal punto, che S.Agostino li esortava: “Rallegriamoci anche noi fratelli, e lasciamo pure che i pagani esultino: poiché questo giorno per noi è santificato non dal sole visibile, bensì dal suo invisibile creatore.”

San Leone Magno polemizzava invece con i cristiani convertiti al cristianesimo, ma ancora contaminati da reminiscenze pagane, i quali prima di mettere piede nella basilica di S. Pietro a Natale, si soffermavano sui gradini e voltando la persona verso il sole che sorge, facevano un inchino al disco splendente.

In conclusione non c’è nessun valido motivo per ritenere che il 25 dicembre sia una data plausibile per la nascita di Gesù sebbene non vi sono prove sufficienti per poterlo definire una “data storica”.

Altre obiezioni alla nascita invernale

Una delle più comuni obiezioni per la collocazione della nascita di Gesù nel mese invernale (dopo aver sfoderato il già citato ed errato argomento della sovrapposizione del culto mitraico del “Sol Invictus” nel solstizio invernale) era dovuta la presenza in Palestina dei pastori (stando al racconto di Luca) la cui attività si pensava svolgersi esclusivamente dalla primavera all’autunno. Obiezione debole, poiché diversi studi hanno dimostrato che all’epoca c’erano pastori nomadi in circolazione anche nel mese di dicembre: infatti il clima senza neve proprio della regione di Betlemme permetteva ai pastori di scendere in inverno in queste regioni dove c’erano pascoli d’erba ricresciuta dopo le piogge autunnali mentre in altre zone più a nord e montagnose, il freddo impediva la crescita del foraggio per le greggi. Anche il Talmud infatti, la vasta raccolta delle tradizioni rabbiniche, conferma che esistevano 3 tipi di greggi: quelli che ritornano ogni giorno all’ovile, quelli che vi vengono ricondotti solo nel periodo invernale e infine quelli che rimangono perennemente al pascolo nel deserto. E proprio queste greggi, di pastori perennemente transumanti, si riscontravano nella regione di Betlemme, dove potevano trovare comodamente riparo in numerose grotte naturali di tufo che si ritrovano ancor oggi numerose nella zona, come è possibile riscontrare ad esempio nel giardino nei pressi del “Santuario Gloria in Excelsis al Campo dei Pastori”, (tra l’altro opera anch’essa del celebre architetto Antonio Barluzzi, “il Gaudì della terra Santa”, di cui è ricorso in questi giorni il 60 anno dalla morte qui)

Dal momento che queste grotte erano usate spesso come ricovero per animali dalla gente del posto e non è inverosimile che la nascita di Gesù possa aver trovato luogo proprio in inverno, al riparo dal freddo in una grotta/stalla per ricovero d’animali. Ma il Vangelo di Luca è ricco di ulteriori piccoli ma preziosissimi dettagli. L’evangelista ci dice che il futuro padre di Giovanni Battista, Zaccaria apparteneva alla classe sacerdotale di Abia (Lc 1,5-23) e risultava in servizio al Tempio, quando l’Arcangelo gli preannunciò la nascita del figlio e da una attenta indagine risulta che ciò avvenne nell’ottavo mese ebraico, corrispondente all’ultima settimana di settembre del nostro calendario.

Infatti, partendo dallo studio del calendario solare biblico adottato dalla setta ebraica degli esseni, rinvenuto nelle grotte di Qumran sul Mar Morto (scoperte nel 1947), un docente ebreo, Shemarjahu Talmon, dell’Università di Gerusalemme, basandosi anche sui lavori di della specialista francese Annie Jaubert, aveva studiato quei documenti ed in particolare il calendario del Libro dei Giubilei, è riuscito a ricostruire l’esatto ordine con cui si succedevano i turni di servizio al Tempio, delle 24 classi sacerdotali ebraiche.  Ora, la lista che il professor Talmon ricostruisce indica che il “turno di Abia (Ab-Jah)”, ricorreva dal 24 al 30 dell’ottavo mese del calendario. Secondo il calendario solare (non lunare, come è l’attuale calendario ebraico), questo periodo corrisponde circa all’ultima decade di settembre. Giacchè il Vangelo di Luca colloca l’Annunciazione a Maria sei mesi dopo la concezione del Battista, l’Annunciazione cadrà prossima al 25 marzo. Nove mesi più tardi (25 dicembre) avviene la nascita di Gesù. Ciò troverebbe conferma anche nell’antica liturgia bizantina, che da secoli, il 23 settembre celebra la solennità della Concezione del Battista. Come osservava il grande biblista Giuseppe Ricciotti, di molti episodi del Vangelo di Luca, solo la Madre di Gesù poteva esserne testimone ed informatrice.

Per una sintesi divulgativa, ma piuttosto approfondita si rimanda agli articoli di Giuliano Guzzo qui

e di Mons. Nicola Bux qui

La conclusione a cui si giunge è la verosimiglianza della collocazione temporale tra metà novembre e dicembre della nascita di Gesù sebbene non si possa da questi dati desumere una data precisa.

Ci sono innanzitutto inevitabili stiracchiature di calendario, legate al fatto che non è plausibile sommare i 9 canonici mesi per le gravidanze di Maria ed Elisabetta, dal momento che ogni gravidanza viene portata a termine normalmente in un intervallo tra 37 e le 41 settimane (2 settimane di anticipo o ritardo rientrano nella normale tolleranza della gestazione).

Inoltre nella religione ebraica era ed è in uso un calendario lunare, con 12 mesi; la celebrazione di un anniversario genetliaco si sarebbe probabilmente celebrata per tradizione nel mese del calendario ebraico che non risulta allineato con quello luni-solare giuliano e si sincronizza con esso ogni 19 anni (ciclo di Metone) con l’aggiunta di un tredicesimo mese (Adar II).

Sappiamo che Luca fu l’evangelista non ebreo che raccolse informazioni di prima mano, che solo Maria la Madre di Gesù poteva fornire, ma si rivolge ad un ambiente non giudaico che usava un altro computo del tempo e la trasposizione del dato anagrafico di un calendario ebraico sarebbe stata assai complicata.

Il dato astronomico della stella di Matteo

Soffermiamoci però ora sul Vangelo di Matteo che finora non abbiamo menzionato e che introduce alcuni interessanti indizi astronomici: la famosa stella dei magi su cui per secoli si sono dibattute molte teorie.

Tra i Padri della Chiesa, il primo ad interpretare la stella di Matteo come un vero oggetto astronomico fu proprio il già citato Origene, teologo alessandrino vissuto nel III secolo che, proprio del suo trattato “Contra Celsum”, considerò essersi trattato di una luminosa cometa. Si tratta infatti di un fenomeno celeste transitorio e occasionale e con caratteristiche anomale rispetto ad altri astri come ad esempio la coda che potrebbe dare l’idea di una sorta di indicatore di direzione; in realtà la coda di qualsiasi cometa cambia direzione continuamente sia durante la notte per via della rotazione terrestre (modifica il suo verso durante il passaggio al meridiano), sia prima e dopo il suo passaggio al perielio essendo essa sempre opposta alla direzione del vento solare, che è la causa fisica che determina la cosiddetta “coda”.

Ma soprattutto nonostante le apparenze, essa mal si accorda con le caratteristiche della stella descritta da Matteo che non parla di cometa. Tra gli astronomi antichi poi, l’apparizione di nuovi oggetti celesti non era vista in generale di buon auspicio perché rappresentava una anomalia della sfera celeste considerata perfetta ed immutabile.

Ad esempio il filosofo greco Aristotele non sapendo come inquadrare le comete nel suo mondo di sfere perfette le relega al mondo corruttibile, cioè quello sub-lunare, e le addirittura interpreta come un bizzarro fenomeno atmosferico.

Nell’immaginario collettivo, la stella citata dal Vangelo di Matteo è però spesso rappresentata da una cometa. L’iconografia cristiana in tal senso viene segnata a partire dal 1300 quando Giotto, dipinse proprio un astro chiomato sopra la capanna nell’affresco della “Natività” nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Di fatto, egli fu testimone del passaggio della cometa Halley nel dicembre del 1301 e che all’epoca era molto più luminosa. Allora si ignorava la sua periodicità di 76 anni (lo scopritore di ciò fu appunto Edmond Halley 1656-1742). Ad essere precisi tale periodo tende ad aumentare nei secoli sia per la sua perdita di massa ad ogni passaggio attorno al sole sia per le interazioni gravitazionali con i pianeti giganti nel nostro sistema solare (Giove principalmente).

E’ facile comunque scartare l’ipotesi cometaria come candidata a stella matteana poiché non si hanno notizie nelle cronache del tempo di comete in quel periodo ad eccezione della stessa di Halley il cui passaggio avvenne nel 12 a.C. (a quel tempo la periodicità era di 74 anni) dunque decisamente in anticipo rispetto al nostro campo di ricerca.

In anni più recenti si è anche ipotizzato l’apparizione di stelle nuove “Novae” o “Supernovae”. Esse sono fenomeni relativamente rari che si verificano nelle profondità siderali a seguito dell’esplosione spaventosa di stelle giganti che collassano giunte nella loro ultima fase di vita.

Si trova traccia di una annotazione negli almanacchi cinesi di una flebile stella Novae nel 4°a.C nella costellazione dell’Aquila ma troppo debole per destare interesse ed essere notata da popoli meno attenti allo studio del cielo.

Notiamo però innanzitutto che Matteo, non solo la cita accompagnandola dalla previsione e dalla visita dei Magi che arrivano da un ambiente esterno al popolo ebraico, ma essa segue una dinamica apparentemente bizzarra: sorge, sparisce, poi si ferma, funge da indicatore messaggero.

Perché solo Matteo ne parla? Come argutamente nota lo stesso Ricciotti “Attorno al neonato Messia, Luca finora ha condotto, oltre ai cortigiani celestiali, soltanto gente umile in funzione di cortigiani terreni, i pecorai della steppa e i due vecchi della città. Su tutti costoro tace Matteo; il quale invece gli conduce dappresso non solo personaggi insigni ma (ciò che può sorprendere nel più israelita fra i quattro evangelisti) personaggi precisamente non-israeliti e appartenenti agli aborriti goŋm. Se questo nuovo episodio fosse stato narrato da Luca, si sarebbe detto ch’era stato introdotto per dimostrare avverato l’annunzio di Simeone riguardo alla rivelazione di genti; ma trattandosi di Matteo, non rimane che da richiamarsi alla realtà dei fatti selezionata diversamente dai diversi narratori.”.

Per molti teologi la questione viene sbrigata semplicemente in due modi: o si trattò di un evento miracoloso e dunque non indagabile con metodo storico-critico (come ritiene il biblista Giuseppe Ricciotti, che pure menziona l’idea di Keplero) oppure per i modernisti si tratta di un’invenzione letteraria dell’evangelista come pretesto metaforico per riferirsi al simbolo di una nuova luce.

L’osservazione non è affatto banale considerando che Matteo scrive proprio per i cristiani convertiti dal giudaismo. Ancora Ricciotti: “Gli inaspettati stranieri quindi erano magi e venivano da Oriente, intendendosi con tale indicazione (seguendo i riferimenti a cui allude anche l’Antico Testamento) le terre aldilà del Giordano quindi il deserto arabo-siriaco, la Mesopotamia(Babilonia), e più oltre la Persia. Ma precisamente in Persia, a preferenza delle due regioni più prossime, ci conduce il termine magi che è originariamente persiano e strettamente legato alla persona di Zarathustra.”

Secondo lo studioso Votgle non v’è dubbio che il termine “Magi” “Magoi” di Matteo si riferisca a degli astrologi.

Peraltro ha osservato un celebre storico e papirologo tedesco come C.P. Thiede (autore tra l’altro di importanti studi sul celebre frammento 7Q5di Qumran), “Matteo-Levi  era l’ebreo al servizio dei romani, che prima di diventare apostolo, faceva l’esattore-capo nel presidio doganale di Cafarnao e per il suo lavoro doveva essere dotato di una certa cultura e competenza in campo matematico e quindi con molta probabilità con qualche cognizione anche in campo astronomico”.

L’ipotesi di Keplero

Se analizziamo l’identikit della stella citata da Matteo è senz’altro la congiunzione di Giove-Saturno nella costellazione dei Pesci, ipotizzata per primo dall’astronomo Keplero, la candidata per eccellenza ad  identificare la stella dei magi.

L’astronomo tedesco, nel dicembre del 1603 si trovava a Praga ed ebbe una geniale intuizione: il cielo sopra di lui si presentava molto particolare e mostrava una brillante congiunzione tra Giove e Saturno. Si dedicò a studiare la frequenza del fenomeno e giunse a scoprire che nel 7a.C. si verificò un triplice avvicinamento dei due pianeti nella costellazione dei pesci.

Poiché l’istante di inversione del moto dipende dalla posizione della terra nel suo moto rispetto al sole, l’evento della triplice congiunzione perfetta è piuttosto raro in quanto è un fenomeno che richiede oltre all’allineamento dei 2 pianeti (congiunzione semplice), una particolare posizione della terra nel suo moto di rivoluzione attorno al sole proprio nei giorni dell’allineamento dei pianeti.

Due antichi commentari ebraici alla Scrittura (uno, quello del rabbino Abarbanel vissuto nel XV secolo, scoperto dallo stesso Keplero, l’altro risalente al medioevo, scoperto dallo studioso danese Munter due secoli dopo), testimoniano la costante credenza ebraica secondo cui il Messia sarebbe apparso quando, nella costellazione dei Pesci, Giove e Saturno avessero unito la loro luce.

Innanzi tutto spieghiamo meglio cosa si intende per congiunzione di 2 corpi celesti. Si indica con ciò, l’avvicinamento prospettico nel cielo, visto dalla terra, di due o più corpi celesti quali ad es: stelle, pianeti, satelliti, asteroidi, comete. Il termine congiunzione non deve essere confuso dunque con la sovrapposizione quasi perfetta dei 2 corpi, tanto da unire le luci come quella verificatasi recentemente il 21 dicembre 2020  proprio tra Giove e Saturno.

Infatti talvolta si fa menzione della congiunzione Giove Saturno riferendosi al 7a.C., citandone la rarità, la caratteristica di triplicità ed erroneamente la luminosità intensificata dovuta all’unione delle luci. In nessuna delle tre congiunzioni avvenute nel 7.a.C i due pianeti si avvicinaro mai più di un grado di separazione angolare nella sfera celeste che per dare un’idea, esso corrisponde a circa 2 volte il diametro apparente della luna.

Il fatto della triplicità indica invece che questo minimo avvicinamento avvenne bene tre volte nell’arco dell’anno 7.a.C. in una sorta di balletto nel cielo dovuta ad un’illusione prospettica chiamata moto retrogrado che in questo caso coinvolge ben due pianeti ed una fortuita e particolare posizione della terra rispetto al sole; infatti molto più frequentemente le congiunzioni sono singole.

Lo studioso Micheal R.Molanr in un suo saggio fa un elenco di tutti i possibili fenomeni celesti occorsi in quegli anni, tenendo conto di altri corpi celesti luminosi come la Luna, Venere e Mercurio tentando di darne diverse interpretazioni astrologiche ed offrendo anche diverse possibilità cronologiche dando flessibilità di ricerca di qualche anno. Interpretazioni astrologiche che però, a mio avviso, risultano piuttosto deboli rispetto all’ipotesi di Keplero.

Come detto, se intendiamo perseguire l’indagine storica è necessario abbandonare l’idea di un fenomeno astronomico particolarmente eclatante per la sua visibilità e soprattutto di una durata non brevissima. E’ necessario partire dal presupposto che l’interpretazione che ne fecero i Magi e che fu prettamente astrologica.

Dal punto di vista fisico è vero che una congiunzione singola di Giove-Saturno si verifica circa ogni 59 anni e qualche variante di triplice congiunzione dei 2 pianeti si verifica generalmente (ma non sempre) ogni 120 anni. Tuttavia, rare sono le triple congiunzioni “perfette” cioè che presentano non solamente un triplo avvicinamento ma più precisamente un superamento prospettico completo di Giove nei confronti di Saturno. Dopo il 7 a.C. in realtà si verificano congiunzioni triple “perfette” (nel senso inteso poc’anzi) solamente nel:

  • 411-412 nella cost. Toro,
  • 452 nella cost. Lira
  • 709-710 nella cost. Cancro,
  • Nei PESCI (come nel 7a.C.) dal giugno 967 al gennaio 968
  • 1007-1008 nella cost.Vergine
  • 1265-1266 nella cost. Toro
  • 1305-1306 nella cost. Vergine/Bilancia
  • 1384-1385 nella cost. Gemelli
  • 1425 Bilancia
  • Dicembre 1603, congiunzione singola quella osservata da Keplero
  • Dal Giugno 1821 al Gennaio 1822 nei Pesci ma con un semplice avvicinamento invece di un superamento prospettico)
  • 1940-1941 nella cost. Ariete
  • 1980-1981 nella cost. Vergine (Separazione angolare elevata:2°)

Come si vede una triplice congiunzione di Giove Saturno nella costellazione dei pesci si è verificata fino ad oggi solamente due volte dopo il 7a.C.

Giove e Saturno nel segno dei Pesci

La descrizione del Vangelo, nel suo complesso, è quella di una stella che appena scorta, scompare alla vista per un certo periodo di tempo per poi riapparire in un secondo tempo dando indicazioni più chiare fino a fermarsi nel momento più importante nei giorni in cui nasce Gesù.

Sappiamo che Matteo scrive per i cristiani convertiti in ambiente giudaico e circa la natività del Messia, a Gerusalemme avrebbe potuto sopravvivere il ricordo di quell’evento. Dice infatti Matteo che all’udire la richiesta dei Magi su dove si trovasse il neonato “Re dei Giudei” il re Erode rimase turbato e con lui tutta Gerusalemme. L’arrivo inaspettato di quei sapienti che cercavano il re dei Giudei, dopo aver letto nel Cielo il segno del destino d’Israele, provocò inquietudine nella città gerosolimitana e in particolare fra gli gli scribi e i sacerdoti che benché non fossero astrologi e vivessero un momento storico in cui l’attesa messianica aveva raggiunto il suo apice soprattutto con la profezia di Daniele delle settanta settimane

Benché per gli ebrei le forme di astrologia praticate dai gentili fossero blasfeme, anch’essi credevano che le stelle fossero segni che indicavano azioni e voleri di Dio. I giudei durante il loro periodo di schiavitù in Babilonia sono sicuramente venuti a conoscenza della simbologia degli astri: Giove simbolo di regalità e di dominio (anche nel mondo ellenico), per i babilonesi rappresentava il simbolo del dio-Marduk. Saturno era invece il dio legato al giorno del sabato. Questo perché i giorni della settimana sono sette così come i pianeti fino ad allora conosciuti; Saturno (in ebraico si chiama Shabbetay) era il settimo (Satur-day ancora oggi nel mondo anglosassone) e corrispondeva al giorno settimo, ossia il giorno sacro dello Shabbat. Infine c’è la costellazione dei pesci sul cui sfondo si svolge la danza di Giove e Saturno.

Il simbolo del pesce non è certamente il simbolo messianico per eccellenza nei cristiani in quando l’acronimo del termine in greco  ICHTHYS (Iesùs CHristòs TH HYiòs Sotè«Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore»

Ma come dimostra lo studioso Joseph Bezzina anche prima dell’avvento del  cristianesimo, il pesce, rappresenta un elemento ricorrente dell’iconografia ebraica, mentre sembra che sia del tutto assente nel mondo pagano.

Questa è almeno la conclusione pedagogica data a Abacuc 1,14:“Perche Lui fa gli uomini come pesci del mare”. Gli uomini sono come i pesci, perchè come questi muoiono immediatamente se son portati sulla terra ferma, così muore l’uomo se abbandona la Torah e i precetti. Mentre chi si mantiene fedele alla legge è come i pesciolini che nuotano nella Torah.

Continua Bezzina:

II pesce, inoltre è un sacramentale. La cena col pesce era consumata dagli ebrei il venerdi sera in preparazione per il sabato e per altri giorni sacri – aveva cosi il valore di un sacramentale, la cena pura. Richiamava ai partecipanti l’immortalità come risulta da racconti di quei tempi e dalle rappresentazioni figurative nell’arte ebraica. II mangiar del pesce era ritenuto come mezzo per unirsi con la divinità nella vita futura come ci viene indicato da tanti resti funerari. Il pesce come speranza d’immortalità, nel mondo ebraico, simbolismo che si arricchisce molto quando negli scritti e nelle immagini è rappresentato dai pesci gemelli ovvero i segno dei “Pisces”dello zodiaco, ossia la successioni delle  costellazioni che durante l’anno con un periodo di circa 30 giorni entra in congiunzione con il sole. La costellazione dei pesci coincideva con il mese Adar, (corrispondente al nostro febbraio-marzo ndr.) che rappresenta l’ultimo dell’anno ebraico, e perciò per estensione veniva assunto anche a simbolo degli ultimi tempi, che annunciava il nuovo tempo messianico.

Le costellazioni dello zodiaco erano strettamente collegate al calendario e al ciclo delle stagioni come dimostra anche un mosaico pavimentale e la costellazione dei Pesci gemelli è identificata con il mese di Adar come si vede anche nel mosaico pavimentale di una sinagoga del sesto secolo a Beit Alpha, Israele.

Dunque abbiamo Saturno la stella dello shabbath che inizia a “danzare” nella costellazione dei pesci, la costellazione simbolo della fine dei tempi e della venuta messianica.

Infine abbiamo Giove, la stella dei Re. E’ questa la stella a cui i magi si riferiscono e sul percorso di Giove poniamo la nostra attenzione, poiché il suo moto e il suo triplice avvicinamento a Saturno nella costellazione dei pesci è degno di nota e può essere stata interpretata in senso astrologico dai magi come descritto nel Vangelo.

Si noti fra l’altro che i magi che arrivavano probabilmente da un contesto zoroastriano e dunque di tendenza manichea non usano il termine “Salvatore del mondo”, “Signore del mondo”, ma proprio la citazione “Re dei Giudei”. Una citazione che peraltro sarà ripresa solamente in un altro momento durante la vita di Gesù, cioè nei giorni della passione: durante l’udienza presso Ponzio Pilato e dopo la condanna, sul cartello (titulus) appeso alla croce. Una terminologia usata che sembra usata frequentemente dai pagani. Ma se nel secondo caso rappresenta un simbolo di derisione da parte dei romani, i magi lo indicano come Re ed intraprendono un notevole viaggio per venire ad omaggiarlo.

Evidentemente Re dei Giudei discendeva direttamente dalla lettura astrologica che davano all’evento della congiunzione: Giove-Saturno, Re-Giudei, unl’avvenimentodecisivo perché avviene nella costellazione, i pesci, simbolo della fine dei tempi. E’ significativa a questo proposito il forte contrasto tra la “distrazione” dei Giudei ed in particolare di Erode e della sua corte che non si accorgono di nulla e la risoluta concretezza dei magi.

Se come sostengono certi teologi la stella dovesse leggersi come un evento puramente simbolico anziché un elemento storico o come un elemento miracoloso esso avrebbe dovuto certamente destare maggior enfasi seppur in contraddizione con lo stile asciutto dei vangeli.

Da questo punto di vista non se ne fanno riguardo gli apocrifi che lo descrivono come un fascio luminoso che sembra fare quasi da indicatore segnalando inequivocabilmente la casa. Leggiamo a tal proposito quel che dice un classico tra gli apocrifi, quello chiamato “Protovangelo di Giacomo”:

…i Magi risposero:”Abbiamo visto un astro grande, più brillante di tutti gli astri che esso offuscava, così che essi non apparivano più. Così sapemmo che un re era nato per Israele e siamo venuti per adorarlo.”[…] …e i Magi se ne uscirono. Ed ecco l’astro che avevano visto in oriente li precedeva, finchè non furono entrati nella grotta e si fermò sulla testa del bambino…”

E’ evidente  che questo apocrifo del II-III secolo che trae fonti dal Vangelo di Matteo, si pone l’obbiettivo di attribuire alla stella un significato di segno glorioso a questo decisivo ingresso di Dio nella storia del uomo.

E’ poi da notare come nel caso di Matteo (se non fosse stato un evento astronomico realmente verificatosi ma una metafora teologica), per dar maggior risalto alla sua indicazione, avrebbe potuto indicare la stella come la presenza di un angelo; sono gli angeli infatti le figure ebraiche che fungono da annunziatori. Già celesti messaggeri erano stati “scomodati” per avvertire i pastori, allo stesso modo avrebbero potuto anche avvertire i magi; el resto essi stessi sono poi avvertiti in sogno poco dopo di non far ritorno da Erode.

Identikit della stella dal testo di Matteo

Mt 2:2 ……alcuni Magi, venuti dall’Oriente… giunsero e domandavano: “Dov’è nato il re dei Giudei? Perché noi abbiam veduto (sorgere) la sua stella in Oriente e siam venuti per adorarlo”

Il sorgere di una stella è solitamente riferito alle stelle che in quanto immobili sorgono ad est per via della rotazione terrestre e cambiano nel corso dell’anno per via della rivoluzione della terra attorno al sole. Nel caso dei pianeti (nell’antichità chiamati astri erranti) ci si aggiunge anche il moto di rivoluzione proprio che con tempistiche variabili durante l’anno si rendono visibili quando essi escono dall’opposizione al sole e poco prima dell’alba o poco dopo il tramonto.

Già nel tardo autunno del 8.a.C. hanno visto il sorgere di “Giove” in un determinato contesto astrale: si sta dirigendo ad raggiungere la posizione di Saturno nella costellazione dei pesci.

Mt 2:5 “All’udire queste parole, il re Erode restò turbato …Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta.”

Mt 2;7-10 “Allora Erode, chiamati di nascosto i Magi, s’informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa e mandandoli a Betlemme… udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva,

Nel corso dell’anno 7.a.C: la coppia Giove-Saturno entra in congiunzione con il sole verso marzo,

e inizia a farsi vedere nel cielo notturno per tutti i mesi successi

Mt 2;7-10 finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.” Al vedere la stella (fermarsi) essi provarono una grandissima gioia”.

La stella ad un certo punto si ferma indicando che loro hanno raggiunto l’obiettivo. Si tratta certamente di una indicazione temporale. L’incontro con la Sacra Famiglia (che nel frattempo ha già trovato ospitalità in una casa [Mt 2;11]) avviene certamente per informazioni di passaggio, dopo tutto Betlemme è un piccolo borgo, la nascita di un bambino proprio in quei giorni sarà stato un evento non equivocabile, inoltre c’erano dei testimoni eletti, i pastori che giravano nella zona e nessuno impedisce di pensare che le loro strade sia siano incrociate.

Cosa probabilmente videro i Magi

Analizziamo dettagliatamente ora l’evolversi di questo fenomeno e quello che probabilmente i Magi osservarono.

15 ottobre 8 a.C.: Giove e Saturno sono distanti circa 24°.

Da questo momento Giove incomincia una corsa all’inseguimento di Saturno: entrambi percorrono la loro traiettoria in moto diretto. Essi sono visibili poco prima dell’alba. “Abbiamo visto sorgere la sua stella” [Mt2:2]

Il  31 gennaio del 7a.C. (poco più di due mesi dopo) Giove ha dimezzato la sua distanza e si trova a circa 12°. In questo periodo però i due pianeti entrano in congiunzione anche con il sole con elongazione (separazione angolare dal sole) di appena 16° rispetto a Giove (28° rispetto a Saturno).

I due pianeti anticipando progressivamente il loro tramonto sono ora ben visibili solo per pochi minuti dopo che il sole è tramontato. Saturno essendo entrato in congiunzione col sole dopo Giove è anche l’ultimo ad uscirne per cui la coppia di pianeti resterà sostanzialmente invisibile di notte, per  circa 3 mesi.

A questo punto verso il 20 aprile, Giove si è ulteriomente avvicinato a Saturno ed è a circa 3,5°. Sono visibili solo per poco più di un’ora dalle 3.30 alle 4.30, ora in cui a Gerusalemme inizia ad albeggiare.

Da questo momento in poi due pianeti iniziano ad anticipare progressivamente il loro sorgere precedendo quello del sole (circa 4 minuti ogni giorno). Il 29 maggio (fig.), Giove raggiunge la posizione di Saturno entrando astronomicamente in congiunzione.

Giove durante la sua corsa, visivamente sembra aver raggiunto Saturno e in questo momento i 2 pianeti si trovano alla minima distanza che risulta essere di poco inferiore al grado. E’ il giorno della prima delle tre congiunzione. I Magi possono osservarla bene già dalle 1.30 di notte fino a circa le 4 del mattino quando già iniziano le prime luci dell’alba. Infatti si sta anche avvicinando il solstizio d’estate, le giornate si allungano e  il chiarore mattutino inizia già verso le 3.30.

In questa corsa Giove, raggiunto Saturno, lo supera rallentando però progressivamente la sua corsa per via dell’apparente inversione di direzione, iniziando il suo moto retrogrado.

Verso il 6-7 luglio (fig.) Saturno inverte per primo il suo moto, poi 10 giorni dopo lo imita anche Giove iniziando il nuovo inseguimento di Saturno questa volta in direzione opposta.

In questo momento i due pianeti sono distanziati di 2°40”.

Forse è in questo periodo che i Magi si prepararono e si mettono in viaggio per giungere in Israele in occasione del secondo avvicinamento dei due pianeti verso la fine di settembre.

Giove che “viaggia” più velocemente del compagno raggiungerà quest’ultimo il 30 settembre. Abbiamo la seconda congiunzione. Ora si ritrovano alla minima distanza: solo 0°58”.

E’ anche per questo che forse nessuno si era accorto dell’evento prima. Non solo i Giudei erano impreparati a dare una lettura astrologica all’evento ma alla prima congiunzione in maggio i pianeti erano visibili per poche ore prima dell’alba e benché durante l’estate avessero anticipato il  loro sorgere rispetto al sole (rendendosi visibili nel cielo di tarda notte per qualche ora in più), si erano al contempo allontanati fino alla metà di luglio diminuendo così considerevolmente la loro caratteristica di singolare vicinanza e non destando particolare attenzione. Dopo però, i pianeti avevano pian piano ricominciato a riavvicinarsi una seconda volta, comparendo sempre più precocemente ad est sopra l’orizzonte già dopo alcune ore dal tramonto del sole e solo i magi che non li avevano mai persi di vista, lo fanno notare alla gente indicando loro anche il significato delle due “stelle” e del loro avvicinamento.

Infatti dal 15 settembre, i pianeti cominciano a entrare in opposizione al sole, cioè sorgono appena il sole declina a ponente e sono quindi osservabili per tutta la notte fino alle prime luci del mattino.

Giove non ha ancora terminato la sua corsa. Dopo il 30 settembre (fig.) raggiunge in moto retrogrado nuovamente Saturno e prosegue nel suo moto di superamento nei confronti di Saturno mentre i Magi si incamminano verso Betlemme (“ed ecco la stella che avevano visto nel suo sorgere…” − già da un anno prima e che non avevano mai perso di vista − “…li precedeva…”).

Verso il 25 ottobre (fig.), Giove che da 25 giorni aveva superato il compagno, inizia a frenare la sua corsa inversa. Per 15 giorni rallenta fino al 12 Novembre quando si arresta e inverte il suo moto retrogrado per riprendere quello diretto. Tuttavia nei giorni successivi in quei giorni anche Saturno imita il suo movimento rallentando il suo moto retrogrado e riprendendo quello diretto.

A causa della combinazione di questi movimenti nel periodo dal 25 Ottobre fino a circa il 15 novembre (fig.)  fine novembre dalla terrà si osserverà un effetto di stazionarietà di Giove rispetto a Saturno e i due pineti appaiono praticamente immobili tra loro per circa venti giorni, mentre solo un mese e mezzo prima (dal primo di ottobre) in soli 25 giorni Giove si era separato velocemente da Saturno di circa 1 grado

Il fenomeno di stazionarietà durante l’inversione di moto apparente da diretto a retrogrado, in questa terza congiunzione risulta particolarmente accentuata per via dell’inversione apparente del moto di Saturno appena qualche giorno dopo quella di Giove dando così una efficacie interpretazione all’osservazione dei Magi “finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino MT[2:9]”

Dalla figura si evince come, entrambi i pianeti pur muovendosi sullo sfondo rispetto alle stelle fisse, rimangono immobili uno rispetto all’altro.

Riepilogando: l’osservatore terrestre dal 30 settembre vede Giove in parallelo a Saturno e che lo sta per superare. In 25 giorni lo sopravanza di circa 1° e poi per quasi 20 giorni se ne rimane pressochè immobile rispetto a Saturno.

…“Ed ecco la stella che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella (fermarsi) essi provarono una grandissima gioia[Mt2:9-10]”…

Dopo il 20 Novembre, Giove incrementa visibilmente il suo moto diretto, fino a raggiungere per una terza e ultima volta Saturno il 5 Dicembre  (terza congiunzione – (fig.)). Lo supererà e proseguirà oltre. Nel frattempo da gennaio a febbraio un altro compagno, Marte verrà ad aggiungersi velocemente al duetto ed entrando di lì a poco in congiunzione con il sole verso la fine di febbraio.

E’ interessante l’effetto di stazionarietà nei momenti di inversione del moto retrogrado. Per l’osservatore terrestre, l’apparente inversione del moto assomiglia al movimento di un pendolo, si pensi ad esempio ad una grossa campana nella sua oscillazione man mano che raggiunge un estremo esso rallenta in maniera progressiva fino ad arrestarsi per invertire il moto. Se l’oscillazione è sufficientemente lenta si avrà la sensazione che per qualche istante la campana si fermi come “sospesa”.  Applicato ai nostri pianeti l’effetto di stazionarietà potrebbe essere letto come un arrestarsi della stella dei magi in cielo.

Il seguente video è rappresentata con una velocità temporale aumentata la simulazione del movimento dei due pianeti durante l’anno 7 a.C., riuscendo a comprenderne più chiaramente il fenomeno sopra descritto.

L’inquadratura del cielo è dalla Gerusalemme dell’epoca e l’immagine è fissa su Saturno; ogni fotogramma rappresenta l’avanzamento di un giorno siderale ovvero il tempo di rotazione della terra per riportarsi nello stesso punto rispetto ad un medesimo punto di osservazione con le stelle fisse anziché rispetto al sole.

Simulazione astronomica https://youtu.be/64S4qwWhIn4

Se si accetta l’ipotesi della stella di Betlemme come evento storico e astronomico e la si identifica con la congiunzione Giove-Saturno, seguendo questa interpretazione astrologica dei Magi possiamo collocare la nascita di Gesù in un intervallo che va dai giorni successivi al 12 novembre (i giorni della stazionarietà di Giove) fino al 5 dicembre il giorno della terza congiunzione di Giove con Saturno pur non potendo fissare un giorno preciso, ci avviciniamo alla data ufficiale del 25 dicembre nella quale si celebra, più che il genetliaco anagrafico di Gesù, la  solennità dell’Incarnazione.

Del resto è probabile che i cristiani (grazie anche al resoconto di Luca) abbiano potuto conservare con discreta precisione, il periodo stagionale dell’anno della nascita di Cristo anche pur senza conoscerne il giorno preciso.

Calendario liturgico e calendario storico-anagrafico

Ci siano ora concesse alcune libere riflessioni partendo dal dato storico e dalle date liturgiche. Potremmo ipotizzare che accanto ad un calendario delle solennità che la chiesa nei secoli ha ben codificato, si possa associare un calendario anagrafico-storico, che lo segue abbastanza ben sincronizzato seppur con un piccolo disallineamento ma dandoci la possibilità di un’ultima interessante serie di osservazioni, che esula certamente da una trattazione precisamente storica ma che agli occhi del credente, pur senza fare della facile cabala, potrebbe non essere affatto una coincidenza di date ma giorni con un loro significato ben preciso. Su questo tipo di coincidenze, per inciso, si è espresso ad esempio anche Giovanni Paolo II quando mise in chiara relazione la data dell’attentato in piazza S.Pietro il 13 Maggio 1981 con la prima delle apparizioni di Fatima, il 13 maggio 1917.

Partiamo dalla data del 25 marzo solennità dell’Annunciazione dedotta dalle considerazioni fatte sui dati forniti dall’evangelista Luca a partire dalla successione dei turni sacerdotali di Zaccaria. Certamente si riesce a collocare, con un ragionevole margine di certezza, il periodo dell’evento dell’Annunciazione dell’arcangelo Gabriele a Maria a Nazareth partendo dai turni di servizio al Tempio, ma a rigore non è possibile affermare un giorno preciso dell’evento da collocare nel calendario gregoriano.

A questo punto però facciamo un salto spazio-temporale da Nazareth a Lourdes, le cui vicende, risalenti al 1858, sono al contrario ben documentate. L’11 febbraio la Vergine appare per la prima volta a Bernadette Soubirous. Segue una seconda apparizioni, 3 gironi dopo e poi una sequenza di altre 14 apparizioni fino al 4 marzo dove accadono diverse cose interessanti ed Aquerò (il termine in dialetto patuano con cui Bernadette chiamava la Signora) comunica dei breve messaggi pubblici per il popolo, eccetto la cosa più attesa e richiesta, ossia la sua identità.

Quella serie di apparizioni sembrerebbe concludersi senza aver risolto il mistero ma una successiva apparizione accade 3 settimane più tardi, il 25 marzo. In questa occasione Aquerò rivela finalmente la sua identità: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Come fa notare il teologo Renè Laurentin nella sua celebre “Lourdes: cronaca di un mistero” l’affermazione è assolutamente inusuale e teologicamente inaspettata e questo paradossalmente avvalora l’autenticità del fatto. Infatti tutto ciò avviene quattro anni dopo la proclamazione da parte della Chiesa del dogma dell’Immacolata Concezione”

Ad ogni modo Ella appare la prima volta l’11 febbraio ma si rivela solamente la sedicesima apparizione con questo titolo inatteso e, osserva ancora Laurentin, “quando non si osa più sperare e si proclama in questo modo, il 25 marzo (festa della Annunciazione), giorno liturgicamente confacente al mistero”.

Sulla data dell’11 febbraio si è spesso interrogato lo storico cattolico Vittorio Messori adducendo varie ipotesi nel tentativo legittimo dello storico di trovare un significato alla storia umana, pur senza la pretesa di raggiungere la certezza ma semplicemente per il fatto che per il credente la casualità non è una opzione contemplata.

Abbiamo quindi due date particolarmente significative aldilà di tutte: l’11 febbraio e il 25 marzo. Nella prima, “L’Immacolata Concezione” dà inizio alla grande storia di Lourdes, nella seconda si manifesta nella sua identità con un titolo inusuale che trova il suo pieno significato liturgico nella solennità del 25 marzo.

Dunque una libera ipotesi: potrebbero stare queste due date, in un rapporto di sincronia tra due calendari solo leggermente sfasati? Detto in altre parole potrebbe rappresentare quel’11 febbraio semplicemente la data storica dell’Annunciazione nel nostro moderno calendario (gregoriano) rispetto alla data della sua ricorrenza liturgica? In questo caso la data liturgica anticiperebbe di un mese e 14 giorni la data storica.

Non dimentichiamoci che i fatti di Lourdes accadono nel XIX secolo, segnato dal positivismo post- illuminista, dove il rasoio del metodo storico-critico cerca di incidere la solidità storica del Vangelo; si pensi agli attacchi Ernest Renan o Alfred Loisy, per il quale il Vangelo ha subito un vaglio scrupoloso uscendone sostanzialmente indenne, come dimostra Vittorio Messori nel suo celebre “Ipotesi su Gesù”.

Dunque potrebbe stare anche qui, nelle date di Lourdes, un indizio nascosto a sostegno della storicità non tanto o solo della data dell’Annunciazione da cui tutto ebbe origine, ma della intera solidità storica e cronologica degli eventi fondamentali della storia del cristianesimo.

Per analogia consideriamo ora il giorno del Natale che è strettamente legato all’Annunciazione. Anticipando di un mese e 14 giorni, il giorno liturgico del Natale per analogia con le date di Lourdes, andremmo a ricadere il 12 novembre sorprendentemente proprio nel giorno in cui Giove manifesta la sua prospettica stazionarietà in Cielo ovvero quandi i Magi vedono la stella “fermarsi” in cielo.

Si aggiunga poi un curioso fatto, del tutto indipendente ma singolare, sebbene piuttosto recente. Papa Pio XI, con l’enciclica Quas Primas nel 1925 istituisce la festa di Cristo Re dell’universo da celebrarsi l’ultima domenica dell’anno liturgico cioè prima dell’inizio dell’Avvento. Essa dunque cade a seconda del giorno del Natale, in un periodo compreso tra il 20 ed il 26 novembre, ancora una volta nei giorni che procedono i movimenti di Giove tra i gironi di stazionarietà e la terza congiunzione con Saturno. Interessante a tal proposito un passo della citata enciclica che recita “A buon diritto si direbbe che il popolo cristiano, mosso da ispirazione divina, tratto dal silenzio e dal nascondimento dei sacri templi, e portato per le pubbliche vie a guisa di trionfatore quel medesimo Gesù che, venuto nel mondo, gli empi non vollero riconoscere, voglia ristabilirlo nei suoi diritti regali.” Trasportato nel contesto del Vangelo di Matteo, il primo “popolo cristiano” sembra quasi identificato da quei pastori che per primi “mossi da ispirazione divina” nel silenzio e nel nascondimento sono giunti a rendergli tributo, così come i magi che lo riconobbero offrendo i loro doni, gli tributarono la dignità di re volendo “ristabilirlo dei suoi diritti regali”.

Discostandoci per un attimo dal tema della stella di Natale, possiamo qui citare infine un altro esempio di questa possibile sincronia tra il calendario liturgico e l’esistenza di un ipotetico calendario anagrafico.

Nel corso del IV secolo venne edificata la Basilica di Sant’Anna a Gerusalemme (vicino alla piscina probatica) sul luogo dove si ritenne sorgesse la casa dove Maria nacque. Il giorno della dedicazione della Basilica veniva assunto come il giorno della Natività di Maria, Madre di Dio e fu successivamente fissata da Papa Sergio I, nel corso del VII secolo. Il giorno dell’Immacolata Concezione il cui dogma venne proclamato da Pio IX nel 1854 verrà di conseguenza fissato l’8 dicembre ossia esattamente 9 mesi prima della data della Natività.

Facciamo ora un ulteriore salto spazio-temporale, nella Jugoslavia del 1984 e precisamente nel paesino di Medjugorje. Non è necessario entrare nel merito delle posizioni ufficiali della Chiesa sulle vicende lì intercorse dal momento che essendo i fenomeni ancora in corso, non vi è ancora una posizione ufficiale sul loro riconoscimento.

Diciamo però che per limitare possibili osservazioni pregiudiziali, il 1984 cade appena 3 anni dopo l’inizio delle dichiarate mariofanie, in un ambiente fortemente osteggiato sia dal governo comunista jugoslavo, sia dalla stessa Chiesa diocesana. Inoltre il 1984 è un periodo in cui i pellegrinaggi seppur in crescita non sono ancora numerosi perché non facili anche per via della quasi totale assenza di strutture ricettive. I veggenti, sono già stati sottoposti a diversi interrogatori e test medico-scientifici; la storia dei fatti era relativamente recente, vivevano con le loro famiglie, inoltre non erano sposati ed anzi alcuni di loro avevano inizialmente manifestato il desiderio di una scelta di vita consacrata; infine le mariofanie sono ancora tutte localizzati nella borgata (il colle delle apparizioni e la chiesa parrocchiale).

I messaggi ricevuti rientrano nella categoria delle rivelazioni private e sono sotto stretta osservazione ma il loro contenuto, finora non è mai stato in contraddizione con la Dottrina poiché, come spesso succede, si limita a richiami semplici ed evangelici quali la conversione, la preghiera, la penitenza, il digiuno (del resto come già avvenuto nelle riconosciute apparizioni di La Salette, Lourdes Fatima etc..).

Il 1°agosto del 1984 viene però annunciata da Maria una comunicazione singolare: “Il 5 agosto prossimo si celebri il secondo millennio della mia nascita.” Una curiosità cronologica che non intacca affatto la dottrina non essendo questo un tema dogmatico; anzi avvenendo 16 anni prima del 2000 è in linea con l’antica tradizione che vuole la Vergine una fanciulla sedicenne, quando le viene annunciata la sua maternità divina. La cosa curiosa è che questo annuncio e questa data del 5 agosto si registra anche in altre apparizioni private come quelle a don Stefano Gobbi (qui un approfondimento).

Per analogia con quanto già osservato per il Natale e l’annunciazione, nuovamente anche in questo caso, siamo di fronte ad un anticipo di poco più di un mese (in questo caso un mese e tre giorni) tra il calendario liturgico (8 settembre) ed il nostro ipotetico calendario anagrafico gregoriano (5 agosto).

Considerando dunque questi due calendari sincroni ma leggermente sfasati da relegare nel campo delle ipotesi, quella di Keplero sulla stella dei magi diventa non solo suggestiva ma assume dei connotati impressionanti nella lettura testuale del Vangelo di Matteo offrendo una connotazione storica assolutamente credibile.

In ogni caso, poco importa in fondo conoscere il giorno esatto del compleanno di Gesù secondo il calendario gregoriano. Sappiamo che l’indagine storico critica dei dati evangelici riconducono con certezza a quel frangente storico e la Chiesa continuerà a festeggiare il 25 dicembre che è la data scelta per ricordare ogni anno la dirompente notizia dell’Incarnazione di Dio nel mondo, tale da dividere la storia del tempo in un prima ed in un dopo.

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