La Cina alla conquista dei media

La Cina comunista sta facendo un’operazione analoga a quella dell’URSS comunista: la conquista dei media

Come noto, durante gli anni della guerra fredda, l’oro di Mosca serviva a finanziare i partiti comunisti d’Europa e a comperare politici, imprenditori, funzionari e giornalisti (alcuni già disponibili per motivi ideali, altri più propensi a cedere solo al dio soldo).

Il nome più famoso, oggi, di giornalisti quantomeno conniventi con il comunismo è quello di Corrado Augias, ma l’archivio Mitrokhin ci ha svelato come tra i collaboratori ci fossero il redattore capo di Nuovi tempi, Giorgio Girardet, il direttore dell’agenzia Adista, Franco Leonori, il direttore del giornale Settegiorni Carlo Longo, il vice capo redattore de l’Avanti Francesco Gozzano... e moltissimi altri ( L’archivio Mitrokhin, Rizzoli, 1999).

Oggi la Cina sta facendo lo stesso gioco in molti paesi del mondo, compresi gli Usa (lo scandalo Hunter Biden è ormai conosciuto) e l’Italia.

Mentre al suo interno impone una censura durissima, trovando a quanto sembra persino la collaborazione di Google (qui l’esaustivo articolo del sole24ore in proposito) ), all’estero compera pezzi di giornali e tv per influenzarli e dirigerli.

In particolare nel nostro paese il Partito Comunista Cinese (un mix di comunismo e capitalismo selvaggio), ha stretto recentemente accordi, tramite altri suoi giornali, università, ministeri… con il Sole 24 Ore, Rai, Mediaset…

«A marzo 2019 sono stati firmati i seguenti accordi: agenzie di stampa Agi, Ansa e Milano Finanza con Xinhua; quotidiano Il Sole 24 Ore con China Economic Daily; emittenti radiotelevisive Rai e Mediaset e Class con China Media Group (Cmg)… Il contenuto è segreto» (leggi qui).

Se a ciò aggiungiamo una relazione privilegiata con alcuni partiti politici (con i democratici, ma anche una parte dei repubblicani negli Usa, con Beppe Grillo e i 5Stelle in Italia…) possiamo capire qualcosa dell’Imperialismo comunista cinese, implacabile con il suo stesso popolo (in Cina ci sono ancora i campi di concentramento, noti come laogai), con l’Africa, continente preda di continui sfruttamenti, e con un Occidente sempre più decadente e prono unicamente al potere del denaro.

da: la Voce del Trentino

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