Il Santo Padre chiede vicinanza per tutti e raccomanda di anteporre nel tempo della crisi il “Noi” all’Io.

Piazza San Pietro, foto da Il Sussidiario.net

Splendido “Servizio speciale” del TG5 alle ore 20.35 di ieri sera,

Domenica 10 Dicembre 2021

“Il Mondo come vorrei.

Parla Papa Francesco”.

In esclusiva mondiale il colloquio con il vaticanista

Fabio Marchese Ragona

Fotografia ripresa in screeshot da TG5
Edizione speciale in esclusiva mondiale (QUI)

“Questa è davero una serata speciale su Calane 5, anzi, unica. Sta per andare in onda, in esclusiva mondiale, un’intervista realizzata dal nostro Fabio Marchese Aragona al personaggio, forse, più amato e seguito al mondo: Papa Francesco. Con la sua dottrina, e soprattutto con la sua grande umanità, ci racconta il suo pensiero. Come dice il titolo, ci racconta il mondo che vorrebbe”.

Queste le parole dell’annunciatrice televisiva, che appariva evidentemente emozionata.

I mezzi di comunicazione, in questi giorni, avevano dato anticipazioni sulle affermazioni di Papa Francesco circa il dovere dell’assunzione del vaccino Anti-Covid-19. Tutti ci saremmo aspettati chissà quale ampio discorso sull’argomento. Non è stato così, in ben 45 minuti di intervista, benché anche quesat mattina diverse testate aprano la notizia ancora partendo dal tema del vaccino! Ma il respiro del Santo Padre è ben più ampio.

Molto incisiva la posizione personale del Santo Padre circa questo argomento, benché riducibile a poche battute. Andiamo per ordine!

Il Santo Padre ha parlato ampiamente, usando un linguaggio alla portata di tutti. Ha voluto parlare a tutti come un Nonno. Cito questa espressione riconoscendo l’alto valore che le attribuisce Papa Francesco, così come Lui più volte ha fatto riferendosi a Papa Benedetto XVI, suo predecessore. Ha parlato come un Nonno saggio, basandosi sul buon senso per come Lui può vedere questi problemi dal suo osservatorio.

Quanto ha insistito sulla condizione dei bambini nel mondo e sul grave problema della guerra, della “Terza Guerra mondiale combattuta a pezzetti”! I bambini senza acqua, senza scuola. La necessità di partire da questi due problemi, benché ce ne siano altri molto gravi, come ha ribadito. L’indifferenza, poi, davanti al povero, all’anziano, a chi è considerato scarto.

Un colloquio sullo sfondo dell’Enciclica sociale Fratelli Tutti, la terza nell’ordine, dopo Lumen Fidei, scritta con Papa Benedetto nel 2013, e Laudato si’ del 2015.

Forte la sottolineatura a guardare tutti questi problemi dal punto di vista del “Noi” e non dell’ Io.

Il Suo discorso è stato essenzialmente di mediazione culturale. Ha voluto fare sì che i grandi, gli indifferenti e gli incerti potessero rendersi conto che ci sono delle verità delle quali non parla solo la religione, ma la coscienza, davanti alle qualli non si può essere indifferenti.

Ascoltandolo, benché non citasse il Vangelo, avvertivo chiaro e forte il messaggio, che promonava dal suo cuore: Ero nudo e mi avete vestito, assetato e mi avete dato da bere, malato e mi avete visitato, straniero e mi avete accolto, consapevole che, poiché tutti saremo giudicati sull’amore, compiendo queste opere di misericordia, molto concrete (il Santo Padre usa sempre questa parola), non possiamo non iniziare da esse . Quando avete fatto queste cose ai più piccoli le avete fatte a Me.

Ma in tutta questa dolcezza e calma dimessa, sul tema della verità -pur non avendo usato questa parola la faceva intendere- ha dato ampio spazio alla piaga dell’aborto: “Non si può eliminare un tuo problema, eliminando un bambino!” (Citato a memoria). La stampa, al momento, forse, non ha dato giusta eco ai parecchi minuti dedicati all’aborto.

È proprio all’interno di queste numerose e ampie tematiche che, parlando del virus dell’indifferenza, Papa Francesco ha anche affermato che, secondo lui, -che nei giorni scorsi aveva detto, “non mi intendo di queste cose”-, se i medici dicono che il vaccino è una buona cosa bisogna farlo, è a questo punto etico.

Il Santo Padre ha anche ben sottolineato che “c’è un negazionismo suicida che io non saprei spiegare, ma oggi si deve prendere il vaccino”. Chiaramente, non può darsi l’affermazione che non esista il Covid 19, che non porti serie infezioni, in determinati casi, con tutto quel che consegue, ma non si può far dire al Papa quello che non ha detto per coinvolgerlo nel partito degli interventisti, diciamo così.

Il Santo Padre non è entrato minimamente nel merito della obbligatorietà, anche perché proprio il 17 Dicembre aveva firmato la Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede, che, pur caldeggiando la scelta di vaccinarsi per il bene comune, per il “Noi”, ieri sera nell’intervista più volte ha ribadito la necessità di una decisione personale purché responsabile, direi, ben motivata. L’obbligatorietà, si potrebbe dire, senza paura di tradire l’intenzione del Papa, ucciderebbe la responsabilità.

Il Papa ha dichiarato che si è messo in nota per vacccinarsi e che in Vaticano si inizierà settimana prossima. Quindi, nessun dubbio sulla sua posizione personale più che legittima e sotto più punti condivisibile, ma il Papa non ha parlato di obbligatorietà, bensì di eticità, che, tra l’altro, non è sinonimo di morale.

L’intervista del Santo Padre, dunque, va compresa alla luce della Nota della Commissione Vaticana Covid-19 in collaborazione con la Pontificia Accademia per la Vita “Vaccino per tutti. 20 punti per un mondo più giusto e sano” del 29 Dicembre c.a. (QUI), che conferma la Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede del 21 Dicembre 2021 (QUI), la quale costituisce atto di Magistero Ordinario, come dicevamo, approvato dal Santo Padre il 17 Dicembre in apposita Udienza, e, quindi, estremamente autorevole e coerente con il suo pensiero. Di detta Nota abbiamo dato il testo completo ieri, 9 Dicembre, commentando alcuni passaggi di rilievo (QUI).

La Nota congiunta della Commissione Vaticana Covid-19 (voluta da Papa Francesco), in collaborazione con la Pontificia Accademia per la Vita dal titolo “Vaccino per tutti. 20 punti per un mondo più giusto e sano“, si incentra su questioni fondamentali e di ampio respiro e si riferisce alla succitata Nota del 21 dicembre della Congregazione e precedenti Documenti.

Il documento della Commissione è un documento autorevole volto a dare orientamenti, ma non è posto come un atto formale di Magistero. In ogni caso, è sottoposto alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Tuttavia, questo documento, pur confermando in tutti i punti la Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede, sembra non chiarire la relazione tra il proprio n. 13 e il n. 5 della Nota della Congregazione, precisamente dove la Congregazione testualmente scrive:

“13. Sulla responsabilità morale di sottoporsi alla vaccinazione (anche in base a quanto detto al n. 3), occorre ribadire come questa tematica implichi anche un rapporto tra salute personale e salute pubblica, mostrandone la stretta interdipendenza. Alla luce di questo nesso, riteniamo importante che si consideri al riguardo la presa di una decisione responsabile, atteso che il rifiuto del vaccino può costituire anche un rischio per gli altri. Ciò vale anche qualora, in assenza di alternativa, la motivazione fosse di evitare di trarre benefici dagli esiti di un aborto volontario. Infatti, in questi casi, come chiarisce la Congregazione per la Dottrina della Fede si può ritenere, a precise condizioni, “moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione.”

(Nota della Commissione Vaticana Covid-19 in collaborazione con la Pontificia Accademia per la Vita “Vaccino per tutti. 20 punti per un mondo più giusto e sano”. I grassetti sono nostri).

Come si vede, la nuova Nota della Commissione conferma quella della Congregazione della Dottrina della Fede, citandola in più parti e al n. 3, ma non cita il n. 5, dove la Congregazione per la Dottrina della Fede dice chiaramente:

“5. Nello stesso tempo, appare evidente alla ragione pratica che la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale e che, perciò, deve essere volontaria. In ogni caso, dal punto di vista etico, la moralità della vaccinazione dipende non soltanto dal dovere di tutela della propria salute, ma anche da quello del perseguimento del bene comune. Bene che, in assenza di altri mezzi per arrestare o anche solo per prevenire l’epidemia, può raccomandare la vaccinazione, specialmente a tutela dei più deboli ed esposti. Coloro che, comunque, per motivi di coscienza, rifiutano i vaccini prodotti con linee cellulari procedenti da feti abortiti, devono adoperarsi per evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti idonei, di divenire veicoli di trasmissione dell’agente infettivo. In modo particolare, essi devono evitare ogni rischio per la salute di coloro che non possono essere vaccinati per motivi clinici, o di altra natura, e che sono le persone più vulnerabili”.

La Nota della Congregazione riconosce la libertà di coscienza, riferendovisi ciaramente e afferma che il vaccino non è obbligatorio, per i motivi che in precedenza espone, ma lo raccomanda vivamente . Qualora non lo si assumesse, la Congregazione ribadisce la necessità di adottare tutti gli altri mezzi di tutela verso le “persone più vulnerabili. Riaffermare da parte della Congregazione la coscienza personale è dirimente.

Viceversa, la Commisione, che ha esaminato tutte le questioni implicate, dall’emergenza globale alla produzione dei vaccini con le questioni etiche pertinenti, si sofferma su una raccomandazione così viva del vacino da sembrare a molti che voglia imporlo. In realtà, non tratta, in questo caso, della libertà di coscienza e non impone il vaccino. Non affronta il punto esplicitamente. Raccomanda, invece, una scelta responsabile. Ovviamente, questa Nota, ritenendo questi vaccini utili e sicuri, coerentemente, li caldeggia.

La Nota della Commissione dice ancora con chiarezza “Sulla responsabilità moraleriteniamo importante che si consideri al riguardo la presa di una decisione responsabile, atteso che il rifiuto del vaccino può costituire anche un rischio per gli altri (n. 13 testo sopra già citato ). Con ciò, pur non esplicitando la libertà di coscienza del soggetto, la sottindende e, soprattutto, non obbliga al vaccino, diversamente da quanto certa stampa tenda a far credere. Certamente, la Commissione sollecita con maggior forza, rispetto alla Congregazione, ad assumere il vaccino -valutato come buono- raccomandando, però, che la responsabilità della decisione individuale.

Non sta a me definire la questione, ma è certo che non possiamo avallare superficialmente quelle testate giornalistiche che la ignirassero, ricordando come essa sia materia assai delicata e che tali testate non sono abituate a trattarla, senza vera colpa peraltro, non essendo competenti in tale materia.

La Santa Sede, certo, in seguito avrà occasione di chiarire meglio la relazione tra coscienza, verità e libertà in questo caso estremo, ma è anche vero che tale relazione di ordine morale è tra i teologi moralisti una quaestio aeterna.

Quindi, ognuno di noi mediti a fondo sugli elementi dei quali dispone e decida con responsabilità, senza mai trasformiamoci in giudici, approvando chi si vaccinerà e denigrando chi non lo farà.

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