L’Altrove da cui viene la vita

Tra poco è Natale. Nella tradizione cattolica questa festa è legata anche alla bellezza della famiglia, della maternità e della paternità.

Per questo la grande arte ha rappresentato in mille modi la gioia, la tenerezza, la dolcezza di Maria, la docilità di Giuseppe.

Un’amica pittrice, Tiziana Sembianti, però, ha recentemente dipinto un bellissimo quadro, che a prima vista può lasciare stupefatti: la Madonna ha lo sguardo un po’ triste, spaventato! Con la mano copre quella del figlio, quasi a volerlo proteggere.

Divenire padri e madri è una grande avventura che richiede coraggio e fiducia: il figlio porterà con sé gioie e dolori, speranze e delusioni.

Oggi la denatalità, in Occidente, non ha, se non marginalmente, motivazioni economiche: infatti gli italiani facevano molti più figli alla fine della seconda guerra mondiale, sotto le bombe, quando si stava certamente molto peggio di oggi.

C’è, la denatalità, perché manca la certezza del significato presente in ogni esistenza, al di là del qui ed ora, al di là dell’istante presente. I nostri avi avevano delle Tradizioni e dei valori in cui radicarsi, e uno sguardo verso il futuro permesso dalla visione religiosa, per la quale ognuno di noi è caratterizzato da molteplici legami (religione deriva, probabilmente, da religamen, cioè legame): con la propria terra, con gli altri, e, soprattutto con Dio.

Oggi questi legami mancano; non si sa dove appoggiare i piedi, non si capisce bene per cosa siamo nati a fare: è allora inevitabile che si perdano anche quella generosità e quella fiducia che soli spingono l’uomo a rinnovarsi, a ritornare bambino attraverso i suoi figli.

La retorica moralista odierna parla molto di “accoglienza”, di “diversità”, ma i fatti dicono che si tratta, appunto, di vuota retorica: facciamo fatica ad accogliere l’altro; ci è difficile avere relazioni stabili con il coniuge (che è diverso da noi, quanto a sesso e a carattere) o con gli amici; abbiamo paura di accogliere una vita nascente, con tutto il carico di novità e mutamenti che comporta.

“L’accoglimento del nuovo- scrive Claudio Risè nel suo La crisi del dono  La nascita e il no alla vita- richiede sacrificio del vecchio, rinuncia alla centralità dell’Io ormai consolidato e spesso anche sclerotizzato, alla soddisfazione dei suoi sempre uguali e ripetitivi bisogni. La gioia del rinnovamento e dello sviluppo è accompagnata da momenti di sacrificio e di fatica… Non sempre l’uomo è disposto ad accettare le fatiche portate dall’avvento del nuovo: in questi casi il bambino viene ucciso, e la nascita non avviene”.

Ma torniamo al quadro della Sembianti: anche Maria ha un po’ paura; gli è stato chiesto qualcosa di straordinario, e ha detto di sì.

Ciò non toglie che immagini cosa significa diventare “madre di Dio”, che intuisca cosa vorrà dire assistere alla morte del figlio sulla croce.

Per questo tiene la mano sopra quella del bambin Gesù… che però, a sua volta, con l’altra manina, protegge e copre quella della madre!

Dio ci chiede tante volte coraggio e generosità, anche di fronte ad una nuova vita da accogliere, e questo ci può far paura: ma ci è anche sempre vicino, non ci dimentica mai.

E questo è anche il messaggio del Natale, che, per citare ancora Claudio Risè, ci mette in contatto con un “Altrove da cui viene la nuova vita, una sorgente di continuo cambiamento che ci avvicina all’Altro divino, al suo misterioso manifestarsi e ci mette quindi in contatto con il sacro e la sua forza”.

da: Lavocedeltrentino.it

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