IL DOLORE NELLA FEDE

Il deserto del Negev, che una volta l’anno, d’Inverno, fiorisce

Qualunque sia la narrazione della mediatica pandemia dell’anno 2020, qualunque sia la spiegazione di quanto accadde, e sta accadendo, è certo che molte persone si sono trovate, e si trovano, a chiudere l’arco della propria esistenza terrena prive degli affetti familiari, sia negli ospedali che nelle case di riposo e, spesso, non v’è nemmeno più la presenza del sacerdote, che accompagni ad un trapasso pentito e riconciliato.

Non va dimenticato, però, che infermieri e medici credenti, che no, hanno cercato e cercano di supplire per quanto a loro possibile. Ciò è più che lodevole e ammirevole.

Ho ascoltato e visto il dolore anche di amici e colleghi, incontrando situazioni delicate e che richiedono ascolto e voce sommessa.

Anche dai luoghi di lavoro e dalle case si è levato e continua a levarsi un dolore silenzioso, reso ancora più tale da norme, che impediscono, a più titoli, l’incontro tra le persone, destando seri punti interrogativi.

Ci siamo trovati in un esodo da quella vita scontata che stavamo conducendo. E’ giunto un inatteso che mai avremmo voluto immaginare, un imprevisto, che ha potuto sconvolgere la vita di molti e modificare la vita di tanti altri.

Dopo aver ascoltato Mons. Francesco Beschi commentare la sua Lettera pastorale per l’anno 2020-2021, ho pensato che una presentazione video potesse ricreare quel clima di ascolto e meditazione, che, spesso, sa offrirci, accompagnando mente e cuore alla consapevolezza nella fede, verso la Speranza di quei cieli e di quelle terre nuove, che siano Natale atteso, nascita.

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