Non è Orban a frenare il Recovery, ma chi lo usa per imporre immigrati e gender

di Eugenia Roccella.

Il nuovo fantasma che si aggira per l’Europa è quello dei “cattivi sovranisti”. Sotto questa categoria, usata in modo elastico e spesso improprio, vengono accomunati tutti coloro che in qualche misura danno fastidio al farraginoso ma solidissimo sistema di governo dell’Unione europea. Non parliamo tanto della guida politica franco-tedesca – la politica lascia sempre spazi di agibilità, e sta ai governanti dei diversi Paesi sapercisi infilare, creando alleanze e tessendo strategie – ma degli indirizzi ideologici indiscutibili e della ricorrente invasione di campo nell’autonomia dei singoli Stati.

Tra i “cattivi sovranisti” un ruolo centrale lo hanno Polonia e Ungheria, accusate oggi di ostacolare l’approvazione del Quadro finanziario pluriennale, e quindi di frenare il mitico Recovery fund su cui Conte e soci ripongono tutte le loro speranze. Ma perché Polonia e Ungheria frenano, andando contro i loro stessi interessi, visto che anche loro, sebbene meno di altri, sarebbero beneficiari del pacchetto di 1.800 miliardi che l’Europa è disposta ad elargire ai Paesi messi in gravi difficoltà dalla pandemia?

Perché, si dice, i cattivi sovranisti non accettano la condizione posta (e votata) dall’Europarlamento sul rispetto dello stato di diritto e dei fondamentali “standard democratici” dell’Unione. Affermazione che tronca ogni possibile critica, perché chi mai è contrario allo stato di diritto?

Finora eventuali violazioni in questo campo venivano sanzionate tramite l’art.7 dei Trattati europei, ma la procedura è soggetta al voto unanime,  e quindi difficile da applicare, anche se, sempre contro Polonia e Ungheria, è stata già attivata in un paio di occasioni. Ma l’Europa vuole condizionamenti più efficaci e stringenti, e dunque è passata a soluzioni dal sapore ricattatorio. Se tu non rispetti la concezione dello stato di diritto sostenuta dalla maggioranza, ti togliamo, o non ti assegniamo, i fondi europei. Nonostante sia già prevista dai trattati una procedura sanzionatoria specifica, si aggiunge a questa una punizione di natura finanziaria: è una brillante e ironica manifestazione di quello che si intende per “stato di diritto”.

L’Europa ha dunque approfittato dell’urgenza del Recovery fund per preparare la sua trappolona: niente aiuti se non ti adegui e non rinunci ad avere opinioni autonome (e legislazione conseguente) su immigrazione, matrimoni gay e identità di genere. Non buttiamo lì ipotesi a caso: basta leggere i documenti allegati per trovare riferimenti chiari. “Non ci sarà nessun Recovery fund senza il meccanismo vincolante dello stato di diritto. Questo è un chiaro messaggio al Consiglio Ue”, ha detto il leader dei Popolari, Manfred Weber. E da più parti è stato chiarito che il Parlamento europeo non tornerà indietro sulla propria decisione.

A Ungheria e Polonia quindi non resta che subire o resistere con le uniche armi a disposizione, cioè bloccando il voto sul bilancio. Anche altri paesi, però, magari non a voce alta, cominciano a nutrire dubbi sul metodo. Il premier sloveno Janez Jansa ha posto un’obiezione ineccepibile proprio sul piano del diritto: non può essere una semplice maggioranza politica a stabilire cosa sia il famoso stato di diritto, può farlo legittimamente solo un’istanza giudiziaria indipendente. Serpeggia, tra molti leader, il timore che questa diventi un’arma usata oggi contro Orban, domani contro qualcun altro, in modo del tutto arbitrario, a sostegno degli interessi dei paesi più forti.

Se il Recovery fund è fermo, la responsabilità non è di Polonia e Ungheria, ma della volontà di alcuni di usare le risorse non per sostenere con interventi immediati i paesi in difficoltà, ma per condizionare gli stati ritenuti non perfettamente allineati. Alla faccia della crisi e delle urgenze dei cittadini.

Fonte: l’Occidentale

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • La vera fraternità oltre l’ideologia della fratellanza. Sulla conferenza di Stefano Fontana al Convegno “Poveri tutti”

      di Silvio Brachetta. Stefano Fontana, durante il convegno Poveri Tutti del 18 novembre scorso [qui], ha parlato sul tema “La vera fraternità oltre l’ideologia della fratellanza”. A seguito dell’enciclica Fratelli Tutti di Papa Francesco, Fontana si era già espresso sulla fratellanza [qui], come pure Silvio Brachetta in un articolo per l’Osservatorio [qui]. Fontana parla di due visioni della fraternità, a cominciare dall’avvento della modernità – cioè dall’Umanesimo e dal Rinascimento – che si sono imposte nella cultura e nella civiltà: la visione cattolica e la visione mondana. Leggi il seguito…

    • Francesco e la dottrina: i cambiamenti ci sono

      Dottrina sociale di Stefano Fontana. Molti si interrogano se ci sia continuità tra la Dottrina sociale della Chiesa insegnata da papa Francesco e quella insegnata fino a Benedetto XVI. La Laudato si’ e la Fratelli tutti (ma anche l’esortazione Evangelii Gaudium) sono in linea con la Centesimus annus e la Caritas in veritate? La tendenza prevalente nei commentatori è di pensarle in continuità, sia perché spiace dover constatare che quanto i papi dicevano ieri oggi venga detto in modo diverso o addirittura negato, sia perché il criterio della “riforma nella continuità”, suggerito da Benedetto XVI nel 2005, viene adoperato spesso in modo largo. Così si sostiene che le eventuali discontinuità sono di ordine pastorale e non dottrinale e che come tali non impegnano l’autorità magisteriale del papa. Spesso però questa via altro non è che una scappatoia per aggirare il problema, dato che oggi i principali cambianti dottrinali avvengono proprio per via pastorale. Leggi il seguito…

    • Francesco, la proprietà privata e la Teologia della Liberazione che non piace a Ratzinger (ma piace alle élite mondialiste)

      di Vito de Luca. Dopo le ultime affermazioni di papa Francesco, in cui afferma, rivolto ai giudici di Africa e America Latina che si occupano di diritti sociali, che il diritto alla proprietà privata non è intoccabile – in quanto diritto secondario – appare difficile allontanare dal pontefice l’aura di esponente della Teologia della Liberazione. Un po’ di storia, tanto per intenderci meglio, su questo filone dottrinario, in quanto nulla viene dal nulla. Leggi il seguito…

    • Divorzio, la “conquista” che sfasciò famiglia e società

      di Gianfranco Amato. Non c'è nulla da festeggiare per i 50 anni della legge sul divorzio: ha costituito il primo passo della rivoluzione antropologica che stiamo tuttora vivendo. L’indissolubilità del matrimonio era la linea Maginot di quella società che era ancora in grado di mantenere e garantire una certa solidità. La profezia di Fanfani e gli utili idioti Dc grazie ai quali poi abbiamo avuto anche aborto, unioni gay e prossimamente anche legge sull'omotransfobia.  Leggi il seguito…