Medici abortisti ammettono: “Sì, uccidiamo bambini, non grumi di cellule. E mutiliamo le donne”

Il dottor Leroy Cahart, ottantenne, pratica aborti fino al nono mese. La lista delle violazioni sanitarie e delle lesioni provocate alle sue clienti è lunghissima e agghiacciante. È responsabile della morte di (almeno) due donne: la 19enne Christine Gilbert, campionessa paraolimpica di softball, nata con la trisomia 21, spinta dai genitori ad abortire alla 28 settimana un bambino concepito durante uno stupro.

L’agonia patita da questa ragazza mette i brividi: Carhart uccide il feto con un’iniezione di digossina e dilata la cervice con delle laminarie. Dopo qualche ora Christine partorisce il bambino (morto) nell’auto dei genitori, che non hanno fatto in tempo a tornare in clinica. Carhart, mentre esegue il raschiamento, perfora l’utero e lo sutura. Poi le somministra la pillola abortiva, nonostante negli USA sia vietata nelle gravidanze di oltre 10 settimane e l’evidente follia di indurre contrazioni in un utero lacerato e appena suturato.

Christine passa la notte tremando per la febbre, vomitando, svenendo e sanguinando. I genitori fanno come il medico ha detto loro, ovvero non chiamano il 118 ma la clinica, che manda nell’hotel in cui si trovavano una dipendente per farle un bagno caldo. I veri soccorsi furono chiamati solo la mattina dopo, quando dopo l’ennesimo svenimento non si risvegliò più. I paramedici trovarono Carhart seduto sopra Christine mentre le faceva deglutire dei liquidi con la forza. L’autopsia rivelò che si sarebbe potuta salvare se le fossero stati somministrati degli antibiotici.

Qualche anno dopo Carhart uccise la 29enne Jennifer Morbelli, incinta di 33 settimane, sempre a causa di una perforazione uterina, a cui seguì una coagulazione intravasale disseminata che la portò alla morte in una ventina di ore, tra atroci sofferenze.

Per queste morti e per le decine di altre donne che ha mandato al pronto soccorso Carhart non è mai finito in tribunale perché negli USA non esiste l’obbligo dell’azione penale e quindi i pm possono scegliere quali crimini perseguire e quali ignorare. Il massimo che è capitato a questo porco è stato doversi trasferire in un altro stato dopo il ritiro della licenza per esercitare aborti (quella per lavorare negli ospedali non c’è l’ha mai avuta).

Nel 1992 gli furono sequestrati quattro cavalli e due cani per maltrattamenti: tenuti nelle stalle immersi in fango ed escrementi erano così malnutriti che i veterinari dichiararono di averli salvati per il rotto della cuffia.

Carol Everett negli anni ‘70 ha aperto e diretto cinque cliniche abortive. Nel 1983, dopo l’incontro con un pastore protestante, ha abbandonato quella professione ed è diventata una fervente attivista pro-vita. Nel 1999 ha fondato l’associazione The Heidi’s group, per assistere psicologicamente genitori che si sono pentiti per aver abortito.

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