Sopravvivranno le democrazie?

di Claudio Forti

Per chi ha voglia di fare un salto nel nostro passato, direi remoto, per vedere che cosa pensavano i filosofi greci della democrazia, visto che nella loro terra era iniziato questo esperimento, che Churchill definiva il meno peggio dei regimi, e che ora pare traballare in vari paesi occidentali. Traggo questo scritto dalla traduzione della terza e quarta pagina di una video-conferenza dello storico spagnolo César Vidal, attualmente in esilio negli Stati Uniti. Il titolo della conferenza è:

Sopravvivranno le democrazie?

Probabilmente sapete che la parola democrazia deriva da “demos” (popolo), e da “cratia” (potere), è una parola greca. La democrazia ha avuto un percorso breve. Comincia all’inizio del Sesto secolo avanti Cristo e ha un momento di pienezza nel Quinto secolo a. C. e si conclude nel Quarto secolo a. C., senza avere alcun restauro. Ciò che seguirà non sarà più una democrazia. Ma ci sono delle ragioni per cui si è conclusa così.

Qual è la prima ragione? Bene, avrete di che sorprendervi, perché questo viene definito e affermato da parte di persone che credono nel fatto che è il popolo che ha il potere. La prima ragione è la cecità delle masse. Le masse sono cieche, le masse sono ignoranti, e questo è un brodo di cottura poco raccomandabile per la democrazia. Il grande poeta Pindaro diceva, con un atteggiamento molto pessimista ma non distante dalla realtà, che quanto più grandi sono le moltitudini, più cieco è il loro cuore. Questo succede per la loro incapacità di ragionare. Questo, naturalmente costituisce un enorme problema. Inoltre Plutarco riesce ad essere anche più duro, arrivando a dire che la democrazia come regime dimostra che nonostante che coloro che di solito prendono la parola – e i politici che di solito parlano sono i più abili -, alla fine quelli che decidono e votano sono gli ignoranti. Il che è già preoccupante all’interno del sistema democratico.

Senofonte, che è un personaggio che finì col distanziarsi dalla democrazia, pensando che si trattasse di un regime funesto proprio per aver condannato a morte il suo maestro Socrate (l’uomo più decente di Atene), nella Costituzione degli ateniesi dice che: “L’aspetto tremendo della democrazia è che alla fine il potere di decisione non ce l’hanno i migliori e i più istruiti, ma i più stupidi e ignoranti, che costituiscono la maggioranza di coloro che votano. In questo senso, già partendo da queste tracce, possiamo comprendere come la democrazia abbia un problema molto serio, che è la mancanza di formazione delle masse.

Fra gli ateniesi vi era qualcuno che guardava a tutto ciò con umorismo. Si tratta di Aristofane, che è un personaggio assolutamente geniale. Le sue commedie continuano ad essere straordinarie. Il problema in esse è la loro traduzione. Infatti Aristofane si divertiva a giocare con il graco inventando parole, eccetera, eccetera. Per questo diventa un problema tradurlo in spagnolo. Era un personaggio con una enorme acutezza. In una delle sue commedie, I cavalieri, termina additando con una buona dose di cinismo, che alla fine, quelli che si preparano ad essere alla guida del popolo non sono persone morali, decenti o istruite, ma i trafficoni e intrallazzatori, perché effettivamente costoro sono i politici ideali. E lo sono perché sono le persone senza scrupoli, che sanno come approfittare dell’ignoranza del popolo, per meglio manipolarlo.

Questo potrebbe sembrare uno scherzo dei Cavalieri di Aristofane, ma c’era anche chi la prendeva in maniera tragica, per esempio, Euripide, nelle Supplicanti, che è una grande tragedia, anche se collocata in un contesto molto lontano dal nostro, effettivamente si riferisce all’ignoranza del popolo come la ragione fondamentale per cui la democrazia non può funzionare. Anche Euripide dice che è assurdo che gente ignorante, alla fine sia quella che decide ciò che si deve fare su questioni che sono di enorme rilevanza, per le quali non sono preparati. La mancanza di preparazione delle masse, la loro ignoranza, sarebbe una delle ragioni del deterioramento del sistema democratico. Se poi le sommiamo ad altre ragioni determinanti, anche la ragione sparisce.

La seconda ragione è una ragione degna di nota: si tratta dell’enorme facilità con cui si possono manipolare le masse. Infatti nelle masse c’è un po’ di tutto. Ci sono gli intelligenti e i riflessivi, ma la massa come tale è relativamente facile da manipolare quando vengono toccati determinati istinti. Su questo punto gli autori greci erano tremendi. Plutarco faceva notare come il popolo aveva un suo eros (parola dalla quale deriva il termine erotismo e erotico), e che, quando questo eros veniva manipolato, questo si comportava in una maniera sfrenata. Negli individui le cose possono differenziarsi, però nella la massa, in sé e per sé, c’è un impulso, un impulso sessuale che, se debitamente manipolato, fa sì che da essa si possa ottenere ciò che si vuole.

È curioso che Solone, che è uno dei padri della democrazia ateniese, che consolida il regime della democrazia ateniese, diceva che i cittadini, presi singolarmente, hanno una loro sensatezza. Se li prendi uno per uno e parli con loro, possiamo dire che trovi una media di sensatezza abbastanza decorosa. Ma quando si produce una massa, ecco che è come trovarsi davanti a una mente vuota. Questa riflessione è piuttosto tremenda per esser fatta da uno dei fondatori della democrazia ateniese.

E ancora Aristofane diceva che quando uno manipolava il popolo si poteva notare come rimanesse a bocca aperta come se stesse gustando fichi secchi. Come possiamo notare questa era una immagine decisamente negativa. Naturalmente, siccome il popolo ha dentro di sé una componente sessuale che può esser manipolata, nel momento in cui appare il politico che sa adularla con le promesse, questo eros si eccita. È difficile negare che sia così.

Come ci indicherebbe uno dei grandi oratori ateniesi, il democratico Demostene, c’era un momento in cui sapeva eccitare talmente l’ignoranza e l’eros del popolo che già non si poteva parlare con sincerità. Non si poteva dire alle folle qual era il problema reale; non si poteva dire che doveva sopportare sacrifici; non si poteva dire che determinati privilegi dovevano esser tolti, magari per un po’, perché le messe non avrebbero sopportato che venisse detta la verità. Per Demostene questo aveva una conseguenza diretta, infatti il non poter dire la verità al popolo, lo faceva irritare, dal momento che si era abituato a coloro che promettono, lo adulano e sanno eccitare il suo elemento erotico. Da questo momento la libertà di parola del dibattito politico è scomparsa. È da vedere quale sarà il politico che si azzardi a dire la verità, soprattutto quando essa è del tutto sgradevole.

Naturalmente nella democrazia ateniese, prima democrazia della storia, ci furono anche dei politici che avevano una sufficiente autorevolezza da mettere in atto una politica sensata, una politica che sapeva guardare al bene comune. È il caso di Pericle che, pur essendo un personaggio molto criticato, i suoi avversari riconoscono che egli sapeva trovare il bene comune, e aveva uno spessore morale che in un determinato momento gli permetteva di essere contrario ai desideri del popolo, e non c’erano storie. Da questo punto di vista l’età dell’oro della democrazia ateniese è precisamente il secolo di Pericle, perché si trattava di un politico davvero eccezionale con una enorme capacità di valutare le situazioni più difficili. Quindi Pericle dà la sensazione di essere l’eccezione.

Al contrario, quello che piaceva molto alla gente era sentirsi adulata, ricevere promesse e dare il suo voto a gente che, l’unica cosa che cercava giungere al potere e, una volta giunta al potere, mantenerlo. I mezzi per arrivare al potere e mantenerlo, in molti casi andavano al di là delle promesse e dell’adulazione del popolo; in alcune occasioni era necessario eccitare la vena violenta dei cittadini di Atene. Il demagogo più conosciuto, che era Cleonte – demagogo significa colui che guida il popolo -, anche se alla fine lo guidava a proprio beneficio. Bene, Cleonte era un personaggio che veniva accusato di approfittare della (orghé), della collera, dell’ira dei cittadini. Cleonte scaldava (i cuori) della gente, portandola fin o all’ira, alla collera, e in quel momento la gente appoggiava Cleonte senza nessuna remora.

Questo miscuglio di ignoranza, di passioni popolari, di adulazioni, di gradevoli promesse e di demagogia, alla fine terminò coniugandosi, in una situazione difficile da mantenere, perché i cittadini ogni volta chiedevano di più. Arrivò un momento in cui il cittadino non si conformava più con i diritti che avrebbero dovuto proteggerlo, e non si conformava nemmeno in quella che era la partecipazione in un sistema di libertà, con tutto ciò che deriva da un sistema di libertà. I cittadini si aspettavano che i politici dessero tutto, che alla fine era ciò che i politici volevano fare.

È curioso che Euripide, che è una specie di coscienza intellettuale, naturalmente in senso artistico, alla fine del periodo della democrazia dice qualcosa di tremendo a riguardo del popolo in questa situazione. Nelle Supplicanti, a proposito dei politici nei confronti del popolo, dice: «Lo innalza e lo adula e lo trascina in tutte le maniere per il proprio interesse. Oggi causano la delizia del popolo, e domani la sua disgrazia. Poi, per nascondere i propri errori, continuano a calunniare (il popolo stesso), fuggendo dal castigo». Come possiamo vedere, quanto scritto da Euripide, sembra il contenuto di ciò che leggiamo oggi sui giornali. Come dire: inganniamo il popolo utilizzando ogni strumento demagogico; promettiamo ciò che non è possibile mantenere, e questo provoca una crisi politica de economica, e usciamo da lì mentendo. Nascondiamo ciò che è successo, inganniamo il popolo, eccetera, eccetera. E alla fine le masse sono quel che sono.

Aristofane quindi definiva bene ciò che significava questa situazione per il popolo. Ed è curioso che in una delle sue commedie afferma: «O popolo, quanto è bello il tuo governo! Tutti ti temono come un tiranno. Comunque non è difficile portarti dove si vuole. Ti piace essere adulato e ingannato. Sei sempre in ascolto dei ciarlatani che stanno con la bocca aperta, e il tuo spirito vola lontano anche se rimani in casa». Davvero una descrizione che fa pensare! Si, il governo del popolo e la democrazia, sono meravigliosi!

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