Salvini a un bivio: o nasce un centrodestra nuovo o sarà opposizione permanente

di Giuseppe Leonelli.

L’invito a una svolta decisa, a un nuovo predellino, finora non è stato raccolto dal leader della Lega. Matteo Salvini, dopo i risultati deludenti delle Regionali e, soprattutto dei Ballottaggi alle Comunali, sembra voler continuare sulla stessa strada di sempre, nonostante le pressioni giunte dall’interno del partito (da Giorgetti su tutti) e dall’esterno (in primis da Toti). Uno stato di inerzia che difficilmente può continuare, anche in vista della scelta dei candidati del centrodestra a Roma e Milano. E’ vero, la Lega resta ancora il primo partito della coalizione (un ruolo che peraltro impone l’onere di guidare evoluzioni necessarie), ma al momento il Carroccio deve fare i conti con un doppio e opposto fronte politico.

Da un lato vi è la crescita a destra del partito della Meloni, dall’altro vi sono le pressioni dell’ala liberale e moderata che, orfana di Forza Italia, chiede alla Lega di occupare l’evidente vuoto politico creatosi. E’ evidente però come una corsa a due sul campo dei valori identitari e sovranisti finirebbe per penalizzare l’intera coalizione lasciando per strada un intero, enorme, bacino elettorale. E’ per questo che l’unica vera svolta alla quale la Lega è chiamata è quella invocata da Giorgetti. Il punto è che per Salvini si tratterebbe non di un semplice cambio di passo, ma di una autentica mutazione genetica e non sempre le metamorfosi politiche hanno successo.

L’ex ministro dell’interno è riuscito nel miracolo di portare il suo partito a un passo dal 40% a livello nazionale e per farlo ha usato due armi, l’antieuropeismo e l’addio della questione settentrionale, che oggi appaiono non più così efficaci. La nazionalizzazione del partito ha infatti subito una profonda battuta d’arresto con l’ultima tornata elettorale che ha consegnato una serie inaspettata di sconfitte al sud, mentre la pandemia ha finito per rafforzare l’Europa, proprio per le risorse che verranno messe in campo e con le quali i singoli Paesi non potrebbero nemmeno immaginare di competere.

Tutto questo Salvini lo ha capito benissimo, ma invertire la rotta non è semplice. Prima di abbandonare le vecchie armi occorre costruirne di nuove e imparare ad utilizzarle: un percorso lungo, complicato e non sempre di successo. Eppure oggi il centrodestra di questo cambio di paradigma ha bisogno, in ballo non vi è infatti solo il futuro della Lega ma le fondamenta stessa della casa politica che non si riconosce nell’asse giallo-rosso. Su quel predellino, insomma, Salvini può certamente scegliere di non salire, ma se non lo farà a breve, senza cioè percorrere un’altra strada che porti la sua coalizione ad essere potenzialmente maggioritaria (indipendentemente dal sistema elettorale), dovrà probabilmente accontentarsi di essere confinato nel ruolo di leader di un partito di opposizione permanente. E, viste le premesse, sarebbe davvero uno spreco.

Fonte: l’Occidentale

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