In pellegrinaggio verso il santuario del mondo. Il cammino “Laudato si’” dei vescovi italiani

Dottrina sociale di Stefano Fontana.

I vescovi italiani se ne sono inventata un’altra. Ecco cosa dice il sito della CEI (Conferenza episcopale italiana): “Nasce in Italia il “Cammino Laudato si’”, una nuova via di pellegrinaggio che unisce la valorizzazione del territorio e un approccio esperienziale ai temi dell’ecologia integrale. A lanciare l’iniziativa è l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, in collaborazione con l’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport e la diocesi di Tursi-Lagonegro, in occasione del 25° anniversario del Progetto Policoro, voluto dalla Cei per formare i giovani ad evangelizzare il lavoro e a creare impresa”.

Il percorso è lungo 150 chilometri e parte da Castelluccio Inferiore e arriva, dicono i vescovi, “a Policoro, nel materano, sulla spiaggia ionica. Attraverso bellissime cittadine, borghi antichi e paesaggi incontaminati, tra arte, cultura e tradizioni, il Cammino vuole promuovere una riflessione sull’Enciclica Laudato si’ in modo non astratto”.

Nei prossimi mesi sarà disponibile un sussidio e nel 2021 i primi a fare il Cammino saranno i seminaristi italiani.

Chiunque può constatare in questo progetto la secolarizzazione del pellegrinaggio che non è mai stato un cammino nel mondo e verso il mondo, ma un percorso di distacco dal mondo e verso l’eterno. Il pellegrinaggio ha sempre avuto come meta un Santuario, una Basilica, un Luogo Sacro. Il suo significato era religioso, era un cammino verso la speranza, la fede, la carità. Esprimeva l’essenza della vita stessa, come elevazione e purificazione, ricordandoci della nostra meta ultima. Era un guardare in alto. Era anche sacrificio e penitenza appunto per meritare il dono del distacco dalle pressioni mondane.

Non c’è dubbio che il pellegrinaggio ha subito una involuzione sociologica e col tempo se ne sono impossessate le agenzie turistiche. Il turismo religioso è spesso diventato un affare. Oppure più semplicemente è diventato un modo interessante per una vacanza, per un cammino in compagnia dentro la natura, per visitare Paesi stranieri e conoscere genti nuove. I pellegrinaggi hanno quasi perduto l’austerità di un tempo, quando per farli ci si sottoponeva a sacrifici e si correvano perfino dei pericoli. Il cammino di Santiago o la Romea sono oggi altra cosa da un tempo che fu.

Eppure ancora non era successo che fossero i vescovi a proporre un pellegrinaggio che pellegrinaggio non è. Un pellegrinaggio verso la natura, verso i borghi ameni, vero i bei paesaggi, ma anche verso il nulla come ha titolato il quotidiano infovaticana.it. La spiaggia di Policoro non può essere meta di un pellegrinaggio, perché non è una meta religiosa, ma umana. Policoro è stato scelto come meta finale dalla Commissione episcopale perché dà il nome ad un suo progetto per inserire i giovani nel mondo del lavoro. Lo scopo di un pellegrinaggio non può essere il lavoro, con tutto il rispetto per il lavoro. Questo pellegrinaggio è privo di una partenza e di una meta degne di un pellegrinaggio. È un girovagare tra borghi e colline, è un pellegrinare verso il mondo.

Si deve di nuovo constatare come il concetto di “ecologia integrale” si presti, non per motivi occasionali, a interpretazioni sbagliate e riduttive. Se si parte dall’ecologia ambientale si finirà all’ecologia ambientale. L’inizio è anche il fondamento. Ecologia integrale è l’estensione del concetto di ecologia ambientale ad altri contesti, per esempio il lavoro, come abbiamo visto sopra, oppure la famiglia. Ma la coperta dell’ecologia ambientale è troppo stretta per coprire anche questi nuovi contesti. E soprattutto è troppo stretta per coprire la fede nel Creatore. L’ecologia etica e l’ecologia religiosa non nasceranno dall’ecologia ambientale. Sarà piuttosto l’inverso. Il più non viene dal meno. Chi fa un vero pellegrinaggio religioso verso un santuario poi vedrà anche l’ambiente in modo nuovo. Chi fa un pellegrinaggio verso l’ambiente non solo non arriverà al Creatore ma nemmeno ad una vera considerazione dell’ambiente. Le ideologie sono sempre in agguato e l’ambientalismo oggi imperante è lì per aggredire i pellegrini della natura e non di Dio.

Sono molto curioso di vedere il sussidio per questo pellegrinaggio di nuova generazione. Ho il fondato timore che si occuperà solo o prevalentemente di ecologia ambientale, poco di ecologia umana e ancora meno di ecologia spirituale e religioisa. Verificheremo se parla di aria e di alberi o anche di tutela della vita, di matrimonio, di procreazione come Dio comanda. Vedremo se estenderà la coperta dell’ecologia ambientale solo sul lavoro o la disoccupazione o anche sugli embrioni umani sacrificati o le pillole dei cinque giorni dopo.

I vescovi tacciono… i vescovi parlano. Tacciono sulle cose che non piacciono e parlano delle cose che piacciono. Il pellegrinaggio ecologista piace perché ha come meta il mondo e al mondo piace essere meta di pellegrinaggi. Si ha quindi l’impressione di esserci, di fare, di proporre, di essere in cammino… ed invece si è fermi.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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