“I farmacisti non collaborino all’uccisione dei nascituri”

Pubblichiamo l’appello rivolto ai farmacisti italiani, nel giorno dedicato a San Giovanni Paolo II, dal coordinamento nazionale Iustitia et Pax, da Cultura Cattolica e dall’osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina Sociale della Chiesa.

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Agli amici Farmacisti.

A seguito delle decisioni degli enti pubblici di liberalizzare alcuni farmaci che procurano l’aborto, cioè l’uccisione di un essere umano innocente, magari sotto la denominazione ‘umanitaria’ di ‘contraccezione di emergenza’, come fedeli di Cristo invitiamo tutti voi a rifiutarvi di collaborare con l’uccisione dei nascituri e a non vendere a nessuno i suddetti farmaci.

La Chiesa nei suoi documenti ufficiali ha espressamente indicato tra i farmaci abortivi quelli intercettivi e quelli contragestativi (evidentemente sia in pillole che in altre modalità iniettabili o a spirale):

Il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza, e cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità corporale e spirituale. L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita. (Cong. Dottr. Fede, Donum vitae)

Esistono mezzi tecnici che agiscono dopo la fecondazione, quando l’embrione è già costituito, prima o dopo l’impianto in utero. Queste tecniche sono intercettive, se intercettano l’embrione prima del suo impianto nell’utero materno, e contragestative, se provocano l’eliminazione dell’embrione appena impiantato.

Per favorire la diffusione dei mezzi intercettivi, si afferma talvolta che il loro meccanismo di azione non sarebbe sufficientemente conosciuto … ma gli studi sperimentali dimostrano che l’effetto di impedire l’impianto è certamente presente, anche se questo non significa che gli intercettivi provochino un aborto ogni volta che vengono assunti, anche perché non sempre dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione.

Quando si constata un ritardo mestruale, si ricorre talora alla contragestazione, che viene praticata abitualmente entro una o due settimane dopo la constatazione del ritardo. Lo scopo dichiarato è quello di far ricomparire la mestruazione, ma in realtà si tratta dell’aborto di un embrione appena annidato.

Come si sa, l’aborto «è l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita». Pertanto l’uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale. (Cong. Dottr. Fede, Dignitas personae)

Rifiutarsi di vendere questi farmaci abortivi in nome della legge morale naturale operando così una obiezione della coscienza rispetto a una norma positiva gravemente ingiusta, è un atto coraggioso che può risvegliare molti cittadini e renderli consapevoli della inaccettabilità dello sterminio dei nascituri.

I produttori di questi farmaci negano spesso che siano abortivi, in quanto a loro avviso la persona umana inizierebbe ad esistere solo diversi giorni dopo il concepimento. E’ una affermazione arbitraria e non scientifica, perché l’individuo inizia ad esistere “a partire dal costituirsi dello zigote”, cioè dal concepimento, come è ovvio anche solo dal punto di vista logico oltre che biologico e morale.

Vi ringraziamo e vi assicuriamo tutto il nostro aiuto, per tutto ciò che possiamo e potremo fare in questa dolorosa situazione, consapevoli del grave rischio che, con questa scelta, vi assumete. Le conseguenze per il lavoro, per la famiglia e per i rapporti sociali di una vostra scelta (tanto coraggiosa quanto moralmente necessaria) di non complicità con il ‘crimen nefandum – abominevole delitto’ (Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et Spes, 51) dell’aborto ci sono note e vi assicuriamo che non sarete soli nella buona battaglia.

Conosciamo quello che insegna la Chiesa a questo proposito, certi che questo dovere morale è anche un diritto umano basilare:

Il cittadino non è obbligato in coscienza a seguire le prescrizioni delle autorità civili se sono contrarie alle esigenze dell’ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del Vangelo. Le leggi ingiuste pongono gli uomini moralmente retti di fronte a drammatici problemi di coscienza: quando sono chiamati a collaborare ad azioni moralmente cattive, hanno l’obbligo di rifiutarsi. Oltre ad essere un dovere morale, questo rifiuto è anche un diritto umano basilare che, proprio perché tale, la stessa legge civile deve riconoscere e proteggere: «Chi ricorre all’obiezione di coscienza deve essere salvaguardato non solo da sanzioni penali, ma anche da qualsiasi danno sul piano legale, disciplinare, economico e professionale».

È un grave dovere di coscienza non prestare collaborazione, neppure formale, a quelle pratiche che, pur ammesse dalla legislazione civile, sono in contrasto con la Legge di Dio. Tale collaborazione, infatti, non può mai essere giustificata, né invocando il rispetto della libertà altrui, né facendo leva sul fatto che la legge civile la prevede e la richiede. Alla responsabilità morale degli atti compiuti nessuno può mai sottrarsi e su tale responsabilità ciascuno sarà giudicato da Dio stesso (cfr. Rm 2,6; 14,12). (Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, n. 399)

Se è vero che «qualunque cosa avrete fatto a questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatta a Me», come ci ha assicurato il Signore Gesù, allora ogni vostro gesto di verità e di carità, che salverà la vita di tanti esseri umani e la coscienza di tante giovani donne, sarà fecondo di bene anche per ciascuno di voi e contribuirà a quel bene per gli uomini che tutti auspichiamo e che voi nel lavoro nel campo della medicina cercate quotidianamente di realizzare.

Con amicizia e con stima per tutto quello che riuscirete a fare.

Coordinamento Nazionale Iustitia et Pax

CulturaCattolica.it

Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina Sociale della Chiesa

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“Farmacisti, fate obiezione: non vendete prodotti abortivi”

di Ermes Dovico

Dietro alla cosiddetta “contraccezione d’emergenza” si nascondono farmaci con potenziali effetti abortivi, come dimostrano gli studi sperimentali. L’aborto è l’uccisione diretta di un essere umano innocente, di fronte alla quale – come insegna la Chiesa – non c’è legge civile che tenga. È perciò un dovere morale esercitare l’obiezione di coscienza e rifiutarsi di vendere quei farmaci. L’appello di Iustitia et Pax, Cultura Cattolica e Osservatorio van Thuân

È notizia di un paio di settimane fa la decisione dell’Aifa di eliminare l’obbligo della prescrizione medica per la somministrazione alle minorenni dell’EllaOne, la cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo” che può avere sia effetti contraccettivi che abortivi (vedi qui). E questa è solo l’ultima tappa di un processo di espansione e banalizzazione dell’aborto.

Serve perciò ricordare in modo chiaro la verità e saperla testimoniare nella vita quotidiana, ognuno facendo la propria parte. Ed è per questo che il Coordinamento Nazionale Iustitia et Pax, CulturaCattolica.it e l’Osservatorio Internazionale Cardinale van Thuân sulla Dottrina Sociale della Chiesa, nella memoria di san Giovanni Paolo II, hanno rivolto un appello ai farmacisti perché facciano obiezione di coscienza rispetto alla vendita di farmaci abortivi.

L’appello inizia con una critica alla falsa «denominazione “umanitaria” di “contraccezione di emergenza”» (contraccezione che già di suo è un male morale) e va dritto al punto: «[…] come fedeli di Cristo invitiamo tutti voi a rifiutarvi di collaborare con l’uccisione dei nascituri e a non vendere a nessuno i suddetti farmaci».

Nello scritto si ricorda che la Chiesa ha inserito tra i farmaci abortivi quelli intercettivi e contragestativi. In particolare, nell’istruzione Dignitas Personae del 2008 si spiega che non esistono solo i «contraccettivi propriamente detti», bensì anche «mezzi tecnici che agiscono dopo la fecondazione, quando l’embrione è già costituito, prima o dopo l’impianto in utero. Queste tecniche sono intercettive, se intercettano l’embrione prima del suo impianto nell’utero materno, e contragestative, se provocano l’eliminazione dell’embrione appena impiantato» (DP, 23).

Riguardo ai mezzi intercettivi, l’istruzione citata mette in guardia sul fatto che per favorirne la diffusione «si afferma talvolta che il loro meccanismo di azione non sarebbe sufficientemente conosciuto». Eppure, «gli studi sperimentali dimostrano che l’effetto di impedire l’impianto è certamente presente, anche se questo non significa che gli intercettivi provochino un aborto ogni volta che vengono assunti, anche perché non sempre dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione» (ibidem). Alla contragestazione, invece, si ricorre a volte in presenza di un ritardo mestruale: «Lo scopo dichiarato è quello di far ricomparire la mestruazione, ma in realtà si tratta dell’aborto di un embrione appena annidato» (ibidem).

Per quanto detto, rileva sempre la Dignitas Personae, «l’uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale» (ibidem).

Le tre realtà che hanno lanciato l’appello esortano quindi a «rifiutarsi di vendere questi farmaci abortivi» e operare così «una obiezione della coscienza rispetto a una norma positiva gravemente ingiusta». Fare una tale obiezione sarebbe un atto di coraggio capace di «risvegliare molti cittadini». Consentirebbe infatti sia di salvare le vite di bambini innocenti sia di mettere a nudo le menzogne di chi, per fini economici o ideologici, cerca di negare una realtà biologica, e cioè che la vita inizia dal concepimento.

Iustitia et Pax, l’Osservatorio van Thuân e Cultura Cattolica sono consapevoli delle possibili conseguenze – a livello lavorativo e di rapporti sociali – di una simile scelta nell’attuale contesto storico, ma assicurano ai farmacisti «tutto il nostro aiuto, per tutto ciò che possiamo e potremo fare in questa dolorosa situazione».

Si tratta di un impellente dovere moraleche corrisponde al diritto alla vita del più piccolo tra gli esseri umani. Di fronte a questo, non c’è legge civile che tenga. Come insegna ancora la Chiesa: «Il cittadino non è obbligato in coscienza a seguire le prescrizioni delle autorità civili se sono contrarie alle esigenze dell’ordine morale […]. È un grave dovere di coscienza non prestare collaborazione, neppure formale, a quelle pratiche che, pur ammesse dalla legislazione civile, sono in contrasto con la Legge di Dio. Tale collaborazione, infatti, non può mai essere giustificata, né invocando il rispetto della libertà altrui, né facendo leva sul fatto che la legge civile la prevede e la richiede. Alla responsabilità morale degli atti compiuti nessuno può sottrarsi e su tale responsabilità sarà giudicato da Dio stesso (cfr. Rm 2,6; 14,12)» [Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, 399].

A sostenere una scelta a difesa della vita, ricordano ancora i gruppi sottoscrittori dell’appello, sono le parole del Signore Gesù che ci ha detto che «qualunque cosa avrete fatto a questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatta a Me» (cfr. Mt 25, 31-46). E proprio queste parole eterne sono la garanzia che «ogni vostro gesto di carità e verità, che salverà la vita di tanti esseri umani e la coscienza di tante giovani donne, sarà fecondo di bene».

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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