Forum sulla pandemia e destabilizzazione della democrazia nelle Americhe

Analisi dello storico spagnolo César Vidal

(Video caricato 3 mesi fa, ma sempre di grandissima attualità)

Traduzione di Claudio Forti

Bene, questo è un tema molto ampio per cui cercherò di esprimermi nel modo più concreto. La crisi del coronavirus si è trasformata in una grande crisi mondiale, fondamentalmente perché è stata gestita in maniera pessima, a cui si è aggiunta una martellante campagna mediatica per infondere il terrore in tutto il pianeta. A tutto ciò si è aggiunto il fatto che ci stiamo incamminando verso alcuni problemi economici che si aggraveranno in buona parte del globo. Tutto ciò non ha alcuna giustificazione, tenendo conto che l’epidemia influenzale del 2009 aveva contagiato un miliardo di persone: molto maggiore di quelle causate dal coronavirus. Quella epidemia causò 500mila morti, ma nonostante ciò i governi non entrarono nel panico, i mezzi di comunicazione non gli dettero importanza e la vita continuò il suo corso per il fatto che l’anno precedente c’era stata una crisi economica, e con una crisi economica mondiale in atto non si poteva perdere il tempo perché era in corso un’epidemia influenzale che contagiò un miliardo di persone.

In questa occasione le cose sono andate in maniera differente e tutto ha finito col trasformarsi in un brodo di cottura per mettere in atto strategie molto concrete. Fondamentalmente per attuare una agenda globalista che pretende, in concreto, di controllare le diverse nazioni, e che intende controllare in larga misura le diverse nazioni, in modo che l’America Latina diventi una serie di protettorati, e nel caso degli Stati Uniti, poter cambiare l’orientamento del sistema nordamericano, impedendo la rielezione del presidente Trump.

Questa non è una mia invenzione. Alcune delle grandi icone dell’agenda globalista lo hanno riconosciuto alcune settimane fa. In una interessantissima intervista George Soros diceva letteralmente che: “La crisi del coronavirus è la crisi della mia vita”. E spiegava il perché, dicendo che questa crisi avrebbe obbligato l’Unione Europea a seguire le direttrici volute, e che questo avrebbe impedito la rielezione di Donald Trump. Possiamo dire che, in qualche modo, negli ultimi anni della sua vita – tenendo conto che ha 90 anni e non pensiamo possa vivere ancora mezzo secolo -, evidentemente la crisi del coronavirus provoca in lui una enorme soddisfazione. Il fiume era talmente burrascoso che – come dice un refrain spagnolo -, avrebbe permesso una buona pesca.

Negli Stati Uniti questa destabilizzazione è passata attraverso tre fasi. Uno di questi fattori naturalmente è stata la morte di Floyd, di cui per giorni e giorni i telegiornali hanno mostrato le immagini. Il fatto è che il Floyd che vedevamo nei video, che presentavano coi suoi capelli, ha poi la testa rasata quando è sottomesso dal poliziotto. Non sappiamo in che momento è stata rapata la testa a Floyd, ma questo si notava chiaramente, e in tutto ciò ha un ruolo importante Black Lives Matter che insiste dicendo che la vita dei neri è importante, come effettivamente è. Ecco, questa organizzazione è sorta nel 2014, o meglio, nel 2013 con l’inizio del processo contro George Zimmerman, che uccide un negro in Florida, che nelle prime informazioni è descritto come un ragazzo quasi infantile con sembianze angeliche, che poi comparve come un uomo alto un metro e novanta – probabilmente erano le foto della sua infanzia -, da questo fatto nasce anche il Black Lives Matter, che si supponeva fosse un movimento spontaneo, senza organizzazione. Però è certo che ha alcune fondatrici molto concrete che continuano ad essere le attuali, ma che funziona come qualcosa che non sembra certamente spontaneo.

Le tre fondatrici, che sono negre, sono delle strenue difenditrici dell’agenda globalista. Nel caso di Alicia Garza possiamo dire che è una grande ed entusiasta promotrice dell’ideologia di genere. Nel caso poi di Patrisse Cullors, non è solo una difenditrice dell’ideologia di genere, ma è anche partigiana della soppressione delle prigioni. Secondo la signora Cullors se chiudessimo tutte le prigioni e lasciassimo liberi tutti i prigionieri la società sarebbe più felice e più giusta. Nel caso della terza fondatrice Opal Tometi è favorevole al fatto che vengano aperte tutte le frontiere degli Stati Uniti e che si abbia una immigrazione incontrollata in accordo con il patto migratorio delle Nazioni Unite. Patto che, nel giorno in cui il presidente del Cile non ha voluto che fosse ratificato, è cominciato tutto un percorso di destabilizzazione che è giunto fino ad oggi. Non possiamo dimenticare che il giorno in cui il presidente cileno decise di non accettare i dogmi dell’agenda globalista, come il Patto sulle migrazioni delle Nazioni Unite, finì col pagarlo molto caro. Tanto che il Cile – permettetemi la breve parentesi -, ha già una Costituzione redatta dalle Nazioni Unite, e solamente il fatto che Bachelet se ne sia andato dal Cile, evitò che in quel momento il Cile cadesse non in grazia, ma in disgrazia. Opal Tometi inoltre è una donna con simpatie enormi per il comunismo. C’è una foto in cui la si vede abbracciata teneramente al presidente Maduro -. Anche lei quindi è una delle persone che fanno parte dell’agenda globalista.

Questo gruppo, che si crede spontaneo e senza aiuti esterni, dal 2014 al 2016 costituisce negli Stati Uniti trenta centri locali di condivisione. Nel 2016, inoltre, si permette di appoggiare Hillary Clinton. Per essere una organizzazione spontanea che si dedica esclusivamente ai negri, in verità non smette di attirare l’attenzione. Fra l’altro Black Lives Matter, che ha diffuso una demagogia ben organizzata, in questo momento si è trasformato in un movimento che si è espanso in Spagna, in Inghilterra, in Francia, in Germania e in altri paesi europei. Due settimane fa c’è stata una manifestazione davanti all’ambasciata nordamericana di Madrid, proprio con il motto di Black Lives Matter di cui i mezzi di comunicazione occultano dati importanti che contribuirebbero a non seminare la destabilizzazione.

Uno dei dati che non ci vengono forniti è che il numero di negri che sono stati uccisi da altri negri, nelle passate decadi è stato tra il 90 e il 93%. Certo le vite dei neri sono importanti. A me personalmente importano, ma bisogna riconoscere prima di tutto che la maggioranza delle morti violente sono causate da negri. Per esempio, tra il 1980 e il 2008, i negri, che sono il 13% della popolazione degli Stati Uniti, hanno commesso il 52% delle morti violente, e la maggioranza di queste morti violente avevano come vittime poliziotti negri. Per esempio a Chicago, che è una città inquietante a livello di sicurezza pubblica, i negri commettono il 75% degli omicidi, nonostante che siano il 35% della popolazione. I bianchi, che sono il 28%, hanno perpetrato il 4% dei delitti. O i casi di morte violenta a Chicago, in maggioranza dovuti a membri di pelle nera che eguagliano praticamente i morti nelle guerre dell’Afghanistan e dell’Iraq. Mi riferisco ai dati forniti dall’Esercito americano.

Tra il 2001 e il 2015 il numero di perdite umane avute dall’esercito americano in Afghanistan e Iraq è stata di 8.300 vittime, mentre il numero di morti violente in questo stesso periodo nella città di Chicago, è stato di 7.400 vittime. Sono dati che fanno pensare. Si nasconde, per esempio, che il numero di poliziotti morti dal 2017 al 2020 è stato maggiore tra i bianchi che fra tutte le altre etnie. Nel 2017, per esempio, di fronte a 457 bianchi abbattuti dalla polizia, i negri sono stati 223, di cui 179 ispanoamericani e 44 di altri gruppi. Di essi il 50,6% di quelli abbattuti dalla polizia erano bianchi. E nel 2020 fino ad ora sono stati uccisi 42 bianchi di fronte a 31 negri. Se questo fosse poco – e termino qui il luttuoso capitolo delle vite dei negri, dei quali al Black Lives Matter non importa nulla -, solamente negli “abortifici”, difesi strenuamente dai Black Lives Matter con quelli che chiamano “diritti riproduttivi”, che non sono altro che un eufemismo per difendere il diritto all’aborto, dagli anni 80 fino ad oggi sono stati soppressi 18milioni di vite di negri: il triplo degli ebrei che sono stati soppressi nei campi di sterminio nazisti. Naturalmente a Black Lives Matter non importa nulla di questi 18milioni di vittime innocenti.

C’è da dire inoltre che ogni settimana, solo nelle cliniche abortiste degli Stati Uniti, che nel caso di quelli della Planned Parenthood sono ubicati soprattutto nei quartieri negri, si raddoppia il numero di vite di concepiti negri che muoiono, perché è il doppio di quelle che ha causato il Ku Klux Clan negro durante tutta la sua storia. Ogni settimana, solo nelle cliniche abortiste, le vite di bambini neri abortiti è il doppio degli assassini eseguiti dal Ku Klux Clan da quando apparve alla fine della guerra di secessione fino agli anni Sessanta del secolo scorso.

Black Lives Matter può raccontare ciò che vuole, dicendoci che è molto preoccupata per la vita dei negri, ma non termina di essere un elemento di sovversione, o, come disse nel 2016 lo sceriffo di colore del Wisconsin nel 2016 parlando di della morte di un poliziotto in Batton Rouge in Louisiana, disse che Black Lives Matter semina l’odio.

Il secondo aspetto tremendamente importante è il fenomeno degli Antifas. Tutto ciò risulta davvero sorprendente per i nordamericani perché, non si tratta solo di gruppi di saccheggiatori, di violatori, di ladri, di abituali assassini che operano approfittando dei disordini organizzati, che sono stati definiti dal Presidente Trump – in modo molto corretto a mio giudizio -, come terroristi domestici. Effettivamente il Movimento Antifa (antifascisti), ebbe il suo inizio in Europa. Coloro che conoscono gli Antifas sanno che gli stessi operavano in Francia, in Spagna, precisamente nel golpe in Catalogna e in altre zone della Spagna. Ovviamente operano in tutti quei siti dove pensano di poter seminare la violenza e il terrore.

Probabilmente uno dei grandi successi di questo vettore di sovversione, è la creazione della zona libera di Capital Hill l’8 giugno di quest’anno, in cui circondarono un’ampia zona e la dichiararono “zona di Capital Hill”, una zona dove c’è un grande attivismo gay e contro-culturale, ma non era necessario cercare una zona, armarsi e dichiararsi “zona indipendente” degli Stati Uniti. Era molto interessante leggere i loro cartelli segnaletici che annunciano la “zona autonoma di Capital Hill”. Uno di essi dice: “Quando lei entra qui, abbandona il territorio degli Stati Uniti”, il motivo è abbastanza chiaro.

Ma la responsabilità del successo degli Antifas l’ha ottenuto la sindaca democratica Jenny Dorcan, che decise che avrebbe ridotto l’interazione – bel termine per dire che la polizia non avrebbe mantenuto la legge e l’ordine -, ordinò la ritirata dei poliziotti. In questo modo la “zona autonoma di Capital Hill” si formò immediatamente. (Se c’è qualcuno che pensa che si possa dialogare anche col diavolo, non arginando in tempo la violenza, sarà poi a sua volta preda di quella stessa violenza. Ndt).

Quando in un determinato momento Trump  fece pressione sulla sindaca perché imponesse la legge e l’ordine – che mi sembra il minimo per un sistema democratico, visto che in quella zona si erano create barricate e c’era gente armata -, la risposta della sindaca è stata che: “Quelle persone erano dei patrioti”, Certamente patrioti, e furiosi, perché annunziavano che dal momento in cui uno entra in quella zona autonoma, ha già abbandonato il territorio degli Stati Uniti.

Non è necessario che vi dica che la fonte di finanziamento degli Antifas è ormai chiara da molti anni. Il fondatore degli Antifas australiani, che si chiama Shen Hunter, ha commentato pubblicamente in alcuni video che circolano in internet, che colui che aveva finanziato Antifas era stato George Soros. Per questo motivo egli uscì dagli Antifas dicendo: “sono contrario al fatto che un milionario ci utilizzi per organizzare guerre civili. Io voglio fare la guerra anarchica, e non essere la carne da cannone di quella fede”. È altrettanto vero che la organizzazione che si dedicò fin dal principio ad aiutare finanziariamente quei manifestanti che avrebbero dovuto essere imprigionati per quegli atti di violenza, è il Minesota Freedom Fund, che finanzia i Minesota Freedom Fighters, gruppo di negri in lotta per la libertà. Dalla loro pagina web si evince che ricevono finanziamenti anche dalla Open Society di George Soros. Questa organizzazione è guidata da Jack Homsy – personaggio molto noto – perché nello scorso settembre ricevette una serie di sovvenzioni da Soros per il suo progetto “Will Rice” a cui sono saliti da 57.500 dollari ai 127.500 dollari.

Se ci fosse qualche dubbio Jack Homsy appare nella lista dei membri della Open Society di Soros come la direttrice esecutiva del “fondo di libertà del Minesota”, come “membro del progetto di giustizia Soros”, come primo membro della commissione delle sentenze del Minesota. Tutto ciò è abbastanza chiaro. Capite che senza questi finanziamenti un movimento spontaneo è impensabile.

C’è però, secondo me, un altro fattore molto importante, ed è la frammentazione del Partito Democratico degli Stati Uniti. Personalmente porto un grande rispetto per la storia di questo partito. Secondo il suo fondatore, che fu Thomas Jefferson, che per me è uno dei politici di grande spessore, il suo partito doveva essere al servizio dell’uomo della strada, dell’uomo comune, del lavoratore di fronte al élite, (un tempo si diceva del proletario. Ndt), a me sembra assolutamente ammirevole. Però il Partito Democratico ha smesso di essere quello che era, e va sempre più trasformandosi in un partito socialista rivoluzionario.

In questo momento la rappresentazione del Partito Democratico nel suo Congresso è divisa in tre gruppi molto concreti. Alla sua destra c’è il gruppo conosciuto come i ”Blu Dogs” che in qualche modo assomigliano a quello che era lo storico Partito Democratico, che è favorevole ad accordi sui temi centrali, ma che è mal visto dalle altre due sezioni del partito dell’Oca. C’è poi quella alla sinistra che è apertamente socialista. A questa appartengono la signora Ocasio Cortez, Berney Sunders, eccetera, che sono alcuni dei leader di questa parte ultra-globalista. Al centro c’è una parte del Partito che tenta di collaborare con i Blu Dogs, e che è da tollerare, ma se scomparisse non succederebbe nulla. Mentre, al contrario, l’ala socialista, è in contatto con i negri, gli ispanici e gli immigrati illegali, di cui si serve per i suoi motivi elettorali.

Non serve sottolineare che cercare di cavalcare la tigre è impossibile, e che in un processo di sovversione a sinistra non manca mai nessuno, perché la sinistra è egemonica in tutto il mondo. Questo fatto ci fa comprendere come fino alla fine della campagna elettorale avremo continui tentativi di sovversione dell’ordine costituito. Abbiamo avuto una infinità di episodi, partendo dal Russian Gate, di cui ormai ci siamo dimenticati, perché effettivamente non era sostenibile. Poi l’impeachment di Trump su cui scrissi due articoli sul Bollettino dell’Istituto Interamericano, che era una follia dal punto di vista giuridico, che nessuno ormai ricorda. Poi c’è stato il tentativo di manipolare la crisi del coronavirus, mentre ora siamo alle accuse sistematiche di razzismo, ma da qui a novembre ci sorprenderanno con qualsiasi cosa.

Ad ogni modo stiamo vivendo un momento assolutamente decisivo nel quale gli Stati Uniti non sono al di fuori dello stato sovversivo che si sta producendo in America Latina, in Europa, e in modo minore in Asia. Da questo punto di vista ciò che accadrà negli Stati Uniti è molto più importante e di maggior rilievo per il futuro del pianeta, di ciò che potrebbe succedere in qualsiasi altro paese del mondo. Se gli Stati Uniti riusciranno a soffocare questa minaccia, potremo avere maggior speranza che questa sovversione sia soffocata in altri paesi. Al contrario non so che cosa accadrà, ma è più probabile che gli Stati Uniti si trasformeranno in un regime socialista, magari truccato con il maquillage del globalismo, e, per il resto del mondo la speranza sarà finita.

Grazie mille!

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