Ripartire da Porta Pia. Le “due Rome”, la “nuova costituente” e la Commissione Glendon”

di Stefano Fontana.

Le due Rome

Domenica scorsa 20 settembre si sono ricordati i 150 anni dalla breccia di Porta Pia e dalla presa di Roma da parte dello Stato italiano (20 settembre 1870). Tra le tante cose da dire a proposito, sia di tipo storico[1] che teoretico[2] vorrei soffermarmi sul rapporto tra la valutazione data dal professor Giovanni Turco (università di Udine) con la sua tesi delle “due Rome” di stampo decisamente anti-liberale, e l’interpretazione liberale fornita dal professor Carlo Lottieri (università di Verona) che parte da Porta Pia per lavorare ad una nuova costituente.

Giovanni Turco, in due suoi recenti libri[3] mostra che in quell’occasione non si sono scontrate solo due opinioni politiche o due centri di interesse, ma due vere e proprie visioni del mondo in lotta tra loro. Tale opposizione può essere sintetizzata nei concetti delle “due Italie”, delle “due Rome”, delle “due patrie”. “La patria tradizionale è quella dell’amicizia politica, nella compiutezza della comunità, coesa dalla pietas e dalla tradizione che ne deriva, in un tessuto organico di sedimentazioni storiche e di vincoli di lealtà, ricevuti e trasmessi. Essa è una comunità di comunità, che consta di una pluralità ordinata”[4]. Invece “la patria rivoluzionaria sorge dall’eredità della Rivoluzione (francese). Si coagula in una identità artificiale, come tale propriamente fittizia … il suo codice genetico è custodito e giudicato dalla minoranza illuminata, in questi termini sola capace di discriminare tra il patriottico e l’antipatriottico. Ne consegue che civico si identifica con pubblico, pubblico con statale”[5].

Il Risorgimento, che si conclude con Porta Pia, è da intendersi quindi come la “rivoluzione italiana” (Viglione), dall’anima anticattolica e secolarizzante avente la pretesa di creare lo Stato italiano per poi ri-creare gli italiani. L’atto supremo di questo risorgimento ideologico fu appunto la breccia di Porta Pia, atto illegittimo di uno Stato illegittimo secondo Pio IX. Il controllo governativo sulla vita della Chiesa fino a stabilire in certi casi il numero dei novizi da ammettere nelle congregazioni religiose e i docenti dei seminari, l’espulsione della Compagnia di Gesù, l’uso del placet e dell’exequatur per la nomina dei vescovi, la protezione politica dei vescovi giansenisti, la soppressione degli istituti religiosi e l’incameramento dei loro beni, la “plasmazione” degli italiani tramite il servizio militare obbligatorio e l’istruzione pubblica sottratta alla Chiesa, l’istituzione di una religione civile che fa dello Stato un oggetto di culto … sono i noti processi di questa rivoluzione, nel cui ambito rimane anche il concordato del 1929 che non “riconcilia” granché dato che esso nega i doveri della comunità politica nei confronti di Dio e quindi la estraneità tra la Chiesa e l’ordine politico.

Il criterio di valutazione assunto da Giovanni Turco è quello della respublica christiana, nei cui confronti il processo che conduce a Porta Pia, e che egli qualifica come “liberale”, è l’esatta contrapposizione. Le “due Rome” sono quindi due civiltà, quella della tradizione e quella della modernità, quella dell’ordine finalistico e quella dell’autodeterminazione anarchica dello stesso momento costituente, quella del rapporto essenziale tra politica e religione cattolica e quella del pluralismo e del relativismo religioso, quella della famiglia e dei corpi intermedi e quella dello Stato Leviatano, quella della naturalità e quella dell’artificio.

La nuova costituente

Carlo Lottieri, invece, è un liberale. Nel suo recente libro-manifesto per una nuova costituente Egli ha appena pubblicato il libro-manifesto [6]In esso si evidenzia la necessità di realizzare una libertà policentrica, municipalista, territoriale e di lottare contro l’uniformità che soffoca le diversità. In questo quadro egli valuta anche il processo risorgimentale italiano e la questione romana. I territori italiani hanno subito una occupazione militare piemontese – la “conquista regia” di cui parlava anche Gramsci – a carattere violento e illegittimo. Ciò riguardò il meridione ed anche il Veneto. Nel 1860 il Piemonte ha debellato il Regno delle due Sicilie  senza nemmeno una formale dichiarazione di guerra. Nel 1866 i Veneti sono stati aggregati allo Stato italiano con un plebiscito farsa dopo che avevano combattuto contro l’Italia all’interno dello schieramento austriaco. Qui si inserisce anche la valutazione liberale di Lottieri della breccia di Porta Pia, che la dice molto lunga “su come la costruzione dell’Italia unita sia stata l’opera di una minoranza che s’è imposta anche  costo di sacrificare le aspirazioni dei più”[7].

Da queste valutazioni Lottieri prende le mosse per segnalare l’urgenza di una nuova costituente, dato che l’arretratezza cronica del nostro Paese – quasi tutti i Paesi ex comunisti hanno superato il  il Mezzogiorno d’Italia in termini di reddito procapite e benessere[8] – è dovuto proprio a questo centralismo statalista delle prebende e del parassitismo che impoverisce l’Italia produttiva e che obbliga le realtà territoriali italiane ad abbandonare la propria identità. Il modo – “folle” – con cui il potere ha trattato il coronavirus ha dato il colpo di grazia ad un Paese che negli ultimi dieci anni ha conosciuta un declino senza ritorno, riducendosi ad elemosinare dall’Europa una grama esistenza periferica. La proposta si spinge fino a postulare il diritto alla secessione delle aree dei Paesi che lo decidano democraticamente.

I sostenitori della tesi delle due Rome non accetteranno i fondamenti della proposta liberale di una nuova costituente. Prima di tutto perché per essi lo Stato Leviatano che ha unificato con la violenza e l’accentramento l’Italia è anche esso uno Stato liberale. Lottieri, nega questo aspetto, anzi egli dice l’esatto contrario, ossia che lo Stato moderno ha contraddetto i principi del pensiero liberale i quali, ponendo la libertà come il valore politico più alto, richiedono l’autodeterminazione sia delle persone che delle comunità. Questo dipende molto dal tipo di approccio al tema del liberalismo. Per un approccio schiettamente teoretico, il liberalismo produce una libertà originariamente anarchica che contiene già come proprio sbocco la sovranità del potere[9] e la sua strutturale illegittimità. Per un approccio secondo la scienza politica, e non la filosofia di impianto metafisico realista, la cosa può essere sostenuta ma manca comunque il fondamento ultimo. Lottieri dice “ripartire dal consenso”[10], ma il consenso su cosa si fonda? Se si fonda sul solo fatto della libertà di esprimerlo non è fondato per nulla. In secondo luogo perché chi sostiene la tesi delle due Rome accusa lo stesso costituzionalismo di mancare di legittimità, se fondato su un qualche processo decisionista (anche collettivo o addirittura, per assurdo, universale) e non sulla natura rerum, vale a dire sull’ordine finalistico della realtà. In terzo luogo perché il concetto di autodeterminazione delle persone e delle comunità locali, se si fonda solo sulla libertà rimane privo di fondamento ultimo. Lo stesso accade se si fonda solo su motivi storici – realtà locali che hanno una loro identità tradizionale – oppure di valorizzazione economica delle loro potenzialità, oppure, al contrario, sui costi improduttivi del sistema centralistico e così via. Tutte motivazioni vere, ma non decisive.

Allora non è possibile nessun dialogo tra le due posizioni? Eppure certe critiche che Carlo Lottieri lancia contro il centralismo statalista possono essere fatte proprie anche dall’altra prospettiva, pur soprassedendo per il momento sui fondamenti ultimi. Non dico che i fondamenti ultimi non debbano essere recuperati, né che i confronti sulle conseguenze senza i fondamenti corrano il serio pericolo del nominalismo, tuttavia ci può essere uno spazio di confronto nella disponibilità a non sottrarsi ad andare fino in fondo.

Un caso simile riguarda la discussione aperta dal nostro Osservatorio sui risultati della Commissione Glendon sui veri diritti umani[11]. La Commissione ha aperto una riflessione sui diritti umani dal punto di vista del liberalismo americano dei Padri Fondatori. Il criterio fondamentale di questa riflessione – appunto il pensiero dei Padri Fondatori – è insufficiente. Tuttavia l’apertura della discussione da parte dell’amministrazione americana è positiva, andrebbe accompagnata e valorizzata in un dialogo approfondito come sta cercando di fare il nostro Osservatorio. Per i sostenitori della tesi delle dure Rome, anche il liberalismo dei Padri Fondatori degli Stati Uniti non è esente dall’errore di fondo del liberalismo, accentuato in quel caso dalle influenze della religione protestante. Esso non può quindi essere la soluzione ultima nemmeno per correggere il centralismo dello stato moderno generalmente inteso. Tuttavia, un liberalismo che si mostra interessato ai “veri” diritti umani, come un liberalismo che si interessa alle legittime autonomie e responsabilità dal basso nelle società e che contesta lo Stato accentratore, è un pensiero con cui porsi in relazione costruttiva, nella consapevolezza delle divergenze di fondo ma evitando di farsi da esse bloccare.

[1] A. Pellicciari, Porta Pia e risorgimento: 150 anni di menzognehttps://www.lanuovabq.it/it/porta-pia-e-risorgimento-150-anni-di-menzogne)

[2] S. Fontana, Porta Pia, dopo 150 anni ancora irrisolto il nodo Chiesa-Stato,  https://www.lanuovabq.it/it/porta-pia-dopo-150-anni-ancora-irrisolto-il-nodo-chiesa-stato)

[3] Cfr. G. Turco, Il problema politico dei cattolici tra Italia e Germania. Un profilo essenziale, Solfanelli, Chieti 2020; Id., Le due Rome. Uno scontro tra due concezioni del mondo, in Le “Due Rome”. Questioni e avvenimenti a centocinquantanni dalla “breccia di Porta Pia, a cura di Giovanni Turco, edizione Terra e Identità, Modena 2006.

[4] G. Turco, Il problema politico dei cattolici tra Italia e Germania. Un profilo essenziale, p. 27.

[5] Ivi, p. 28.

[6] C. Lottieri, Per una nuova Costituente. Liberare i territori rivitalizzare l’economia, Liberilibri, Macerata 2020. Si veda il sito del Movimento nuovavostituente.org.

[7] Ivi, p. 32.

[8] Ivi, pp. 43-56.

[9] Cfr. D. Castellano, Introduzione alla filosofia della politica. Breve Manuale, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2020, pp. 133-156: “Il liberalismo”.

[10] C. Lottieri, Per una nuova Costituente. Liberare i territori rivitalizzare l’economia cit., , pp. 71-76.

[11] S. Cecotti, La Commissione Glendon sui veri diritti umani: una svolta da sostenere. Il dibattito dell’Osservatoriohttps://www.vanthuanobservatory.org/ita/category/notizie-dsc/page/2/

Fonte: Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân

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