POESIA, CHE NOIA!

La poesia per molti di noi è solo un ricordo liceale o, per chi dovendo lavorare abbandonò anzitempo gli studi, delle scuole medie. Frequentemente, i versi divengono di difficile comprensione e il divario tra poesia, poeta e lettore, solitamente, nella vita aumenta senza rimedio.

Ma non sempre è così, e tutte le epoche hanno i loro poeti di riconosciuto valore e lettori appasionati che ne colgono qualcosa dell’animo.

Omero Citaredo, Museo del Louvre.

Non è nemmeno azzardato dire che spesso, tra chi ritiene le poesie noiose, o inutili, vi siano persone, invece, d’animo veramente poetico, ma non lo sanno poiché non ne conoscono le parole, le immagini. Non hanno parole … (cf Roberto Vecchioni, Il libraio di Selinunte, Einaudi 2014).

Un ostacolo superabile

Un notevolo ostacolo è costituito da una difficoltà in fondo superabile. la non conoscenza del linguaggio, soprattutto per gli autori classici, dall’antica Grecia a Roma, che ricorrono ad una ricca mitologia, con ardite ed inusitate immagini; come per i nostri autori italici del Dolce stil novo, o il conosciutissimo Dante -a tutti noto, non fosse per altro che per l’Olio extra vergine d’oliva Dante-, o Petrarca, Torquato Tasso, Leopardi, Manzoni, autori di espressioni nuove anche per quelle epoche, espressioni tra noi oggi dimenticate.

Giacomo Leopardi e Francesco Petrarca, anime un poco gemelle

Tra i contemporanei, chi non ricorda Ungaretti o Montale? Eppure, essendo il loro lessico ben più accessible, si esprimono, sembrerebbe, in modo ermetico, parendo voler allontanare il lettore timido, insicuro.

Ma perché? E’ solo una questione di lessico?

Il poeta è un uomo che sosta, scruta il mondo intimo dei pensieri, delle conoscenze come, venendo sempre più verso la nostra epoca, dei propri sentimenti. Anzi, molti poeti “dilettanti” si fermano solo a questi, il che sarebbe poca cosa se non fosse che inizino a coglierne la dimensione universale.

Di una cosa, poi, hanno bisogno i poeti ed i loro lettori che ne diventano amici: del coraggio! Il coraggio di andare oltre all’utile e all’immediato; di silenzio, di sguardo calmo e, forse, di lasciarsi alle spalle alcune lezioni sui poeti apprese a scuola da qualche insegnante, che non aveva conosciuto l’anima dei grandi e che, quindi, oltre alla ‘grammatica’ del componimento poetico non andava, così che lo strumento della ‘rima’, della ‘figura retorica’, o del ‘con-testo storico’, all’occhio dell’allievo acerbo andava assimilando la poesia non ad un batter d’ali, che eleva, ma ad un macigno che seppellisce.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle … Una docente, in una veloce intervista televisiva notava come sia diverso scrivere “questo colle solitario mi fu molto caro”, oppure, come Leopardi fa: Sempre caro mi fu quest’ermo colle … La parola diviene immagine evocativa (ermo è più che solitario) e non voce narrante di una cronaca. Così la poesia è fuori del tempo. Diversamente, sarebbe storia effimera, presto dimenticata come un sentimentuccio di una persona ignota. La poesia scopre la grandezza di quel grande cuore.

Oggi, per me la ‘cara dolce poesia’, consolazione e amicizia ritrovata, diviene, in questa lettera …

Caro Roberto,

in questi ultimi tempi, mi sono imbattuto nella poesia. Prima, le tue iniziali registazioni sui colori, poi le tue riflessioni su Montale e Ungaretti. Un giorno, un mio figlio mi mostra un suo testo antologico, propostogli al terzo anno di Liceo, testo da candidare all’ “usato”. Aperto il libro, trovo Montale con “Felicità raggiunta si cammina” e “Mareggiare pallido e assorto”; poi, Shakespeare nel sonetto “Gli occhi della mia bella”.

Oggi, ascolto la tua voce pacata e affettuosa, illuminata, in “Infinito” e “Alla sua donna”. Dunque, mi decido e do seguito al desiderio che da tempo accarezzo, in questa corsa frenetica degli ultimi mesi di ‘chiusura’, nell’illusione di dare ‘on line’, ai nostri alunni, pillole di amore e di sapere.

Recanati, casa natale di Leopardi
Una finestra chiude e apre. Così fu per poeti e pittori.

Siedo nella mia camera, davanti a quella ‘finestra’, a quella apertura ristretta, della quale parli, e ammiro l’oleandro, dai fiori di un fuxia chiaro, piegato dall’ultima acqua della notte. E mi chiedo e trovo chi scrisse dell’Oleandro e … leggo … D’Annunzio.

E … mesi fa, di notte, in montagna, davanti al focolare, mi trovo anch’io a scrivere una poesia, figurati! Ma, veramente, la poesia è una leopardiana finestra verso l’oltre, mentre in Dannunzio, più ambizioso, fu anche velleità del primato di vate divino. Ma, in ognuno di questi, noti e poeti grandi, un distillato, certo, di emozioni e sentimenti … ma anche intuizione simbolica verso l’intelligibile, le pure idee.

Comprendo che la poesia richiede calma, pensiero, cuore, silenzio, occhi, cielo e tenebra.

Corrispondendo con un gruppo di docenti (…) del futuro della scuola nella cultura occidentale, uno tra loro scriveva che la prima forma culturale ad essere emarginata sarà la poesia, che richiede pensiero e sensibilità. In verità, molto altro già fu emarginato, depennato dai nostri Ministri nei decenni di demolizione di quanto fu costruito! La scuola, ormai, punta all’addestramento a servizio del potere e della produzione.

Penso a quando, da bambino, ero riottoso all’apprendimento mnemonico, pur avvertendo la bellezza della poesia. Non posso dimenticare “Il Sabato del villaggio”, spiegato con enfasi e partecipazione dal mio Maestro Luigi e, alle superiori, Dante, conosciuto perfettamente a memoria -come moltissimi altri poeti italiani e non- dalla mia Insegnante Giovanna, della quale, ormai adulto, divenni amico devoto, fino alla sua morte, accaduta pochi anni fa, e per sempre amico!

Senza accorgermi, la poesia mi fu sempre accanto e oggi ne provo grande nostalgia. Essa rende ‘poeti’, educandoci alla bellezza della parola. La parola non è mero strumento, ma uno scrigno esso stesso prezioso, limato, tornito, dipinto nell’aria, mai consunto. E se poi pensiamo ai Salmi, ai cantici Spirituali?

Grazie, Roberto, di questi quotidiani doni, che, gustati, rigiro in modo oculato a questa o a quella persona, come ‘margherite’ dell’anima e del Cielo.

Ho voluto scriverti di mio pugno, benché la mia grafia sia carente, ma certo più personale ed altro modo di scrivere e pensare.

Un caro saluto e abbraccio, Marcello

Romano di Lombaria, 17 Giugno 2020

Un canale per te

Il prof. Roberto Filippetti illustra Giotto davanti alla mostra itinerante che riproduce l’intera Cappella Scrovegni.

Roberto Filippetti, nei mesi scorsi, ha saputo trasformare la forzata sosta dal pellegrinaggio per le contrade italiane ad illustrare pittori e sogni, in una clausura poetica, dando vita a brevi conversazioni solitarie di circa otto-dieci minuti che possiamo trovare nel canale

YouTube: Roberto Filippetti

L’anteprima, sotto il volto e il nome del Professore, offre brevi incipit, ma se si apre su “Roberto Filippetti” compare

tra il pavone, simbolo di resurrezione, e le brevi anteprime, la dicitura ‘playlist’, ovvero, la possibilità di sceglliere tra le diverse raccolte di video: Scuola come Sckholé, tempo libero; Arte e Fede; Lectura Dantis; Una poesia al giorno; Colori e natura.

Il Canale YouTube del Prof. Filippetti è frutto della sua passione, dell’interesse dei lettori-uditori e dell’instancabile passione dell’informatico Stefano Rossi e della prof.ssa Gisella Merli.

Se vuoi, guarda, ascolta, leggi, medita e contempla.

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