Leader dell’opposizione sotto processo e stato d’emergenza: un binomio che allontana l’Italia dalle democrazie occidentali

di Daniele Meloni.

Dalla caccia alle streghe lombarda passando per i processi a Salvini, la magistratura che vuole decidere chi può governare e chi no, e la sinistra che ancora una volta ricorre all’uso politico della giustizia per eliminare gli avversari

Con il voto di ieri, che autorizza il processo a Matteo Salvini per la vicenda Open Arms, il Senato è riuscito a scrivere l’ennesima pagina nera nel rapporto tra politica e giustizia. In un sol colpo il Parlamento ha chinato la testa di fronte al protagonismo dei giudici, ha mandato in pasto al circo mediatico-giudiziario il leader del primo partito italiano, e ha dato nuove munizioni per la “Bella Estate” della Procure che questa settimana hanno riservato tutte le loro premure ai leader dell’opposizione.

Dalla caccia alle streghe lombarda passando per i processi a Salvini, reo – pensate un po’! – di voler fare rispettare una legge dello Stato quando era ministro, stiamo assistendo a una vera e propria invasione, una “judicialisation of politics” come non si vedeva dai tempi di Tangentopoli.

Non è un caso che una delle poche scene edificanti di ieri – durante una seduta del Senato che non si distinguerà certo per quella che spesso i commentatori definiscono “haute politique” – sia stata quella dell’abbraccio tra il leader della Lega e la senatrice forzista Stefania Craxi, figlia di Bettino, di cui Salvini ha ereditato, ahilui, la persecuzione giudiziaria.

Ecco allora che mentre la maggioranza punta palesemente a eliminare il leader più votato alle ultime elezioni europee, dando giustificazioni implausibili al suo intento, il centrodestra si ritrova nella sua posizione abituale degli ultimi trent’anni: quella di vittima della magistratura di sinistra che vuole mettere il cappello sul sistema politico italiano e decidere chi può governare e chi no.

D’altronde, l’incontro tra la cultura piercamillodavighista dei 5 Stelle, quella giacobina della sinistra e quella cinicamente utilitarista dei renziani non poteva che produrre il governo più giustizialista della storia della Repubblica.

Il tutto mentre sulla grande stampa e in tv si fanno le pulci all’operato del presidente Fontana ma si tace sulla fornitura di mascherine misteriosamente scomparsa ordinata dal presidente della Regione Lazio e segretario del Pd Zingaretti; si tace sull’ospedale specializzato Covid di De Luca in Campania costato 7 milioni ai contribuenti e rimasto sempre vuoto; si dedicano trafiletti all’ex ministro Lotti, che va a processo per il caso Consip. E soprattutto, si finge di dimenticare che ad avallare le azioni di Salvini fu tutto il governo di allora, a maggioranza 5 Stelle, con l’odierno idolo progressista Giuseppe Conte nel ruolo di presidente del Consiglio. E si parla di un anno fa, non di un secolo.

La sinistra brinda a champagne per aver mandato Salvini a processo ma non si illuda: il suo cin-cin non è d’annata, sa di tappo. Non c’è mai da essere fieri della propria democrazia quando si fanno 27 indagini sulla sanità gestita dal primo partito dell’opposizione; quando si fa leva sull’odio sociale e sull’invidia per mettere le mani su una Regione dove da sempre gli elettori rifiutano di votare a sinistra; quando si cerca con ogni mezzo di sbarazzarsi di chi – se si andasse al voto – finirebbe dritto dritto a Palazzo Chigi al posto di chi, un voto, non lo ha mai preso nemmeno da un’assemblea di condominio.

Ventotto anni dopo l’inizio della “terreur” tangentopolara, l’Italia si ritrova di nuovo punto e a capo: la politicizzazione della giustizia è ancora il fattore decisivo e dominante della nostra vita pubblica. Nelle altre democrazie occidentali non funziona così. Ieri a Palazzo Madama si è confermata una tendenza: per riportare il Paese al ruolo che le compete tra le grandi democrazie liberali servirà ancora molto tempo.

Fonte: Atlantico Quotidiano

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Ddl Zan: non si tratta solo di una minaccia alla libertà di opinione

      di Fabio Fuiano. Tavolo di Lavoro sul dopo-coronavirus. L’unico modo per vincere questa battaglia è adottare il principio dell’agere contra: per cui alla falsità si deve opporre la verità e al vizio la virtù. Senza una strategia del genere non metteremo mai in discussione le fondamenta su cui si basano certe proposte di legge e continueremo a subire cocenti sconfitte, come è già accaduto in passato. Se oggi siamo arrivati ad una tale dissoluzione morale e sociale, lo dobbiamo ad una rinuncia del mondo cattolico ad essere militante in virtù di una difesa incondizionata della libertà che però, senza la verità perde totalmente di significato e si tramuta in schiavitù Leggi il seguito…

    • Com’è buono (e inetto) il Comitato degli scienziatoni

      di Andrea Zambrano. Dai verbali desecretati del Cts emerge la volontà di imporre le norme del lockdown come esperimento di intruppamento sociologico. L'incredibie vademecum ai bambini: sveglia, bagno, colazione, igiene personale, attività domestiche e scolastiche. È l'insopportabile pretesa, tipica di uno Stato totalitario, di togliere la libertà insegnando a mamma e papà a fare i genitori. Questo daily plan andrebbe studiato nelle università di tutto il mondo perché è la prova che il Cts altro non era che una scusa per disporre della nostra libertà e intelligenza. È un insulto alla nostra pazienza, un’insopportabile e moralistica presa per il naso da parte di signorinessuno che hanno la grande responsabilità di aver dettato al governo l'azzoppamento di questo Paese Leggi il seguito…

    • Il Covid-19 è nato in laboratorio, le responsabilità cinesi e dell’OMS. Cantagalli pubblica il libro del prof. Joseph Tritto

      di Tiziano Fonte. È uscito ieri in libreria per le Edizioni Cantagalli il libro di Joseph Tritto “Cina Covid-19: la chimera che ha cambiato il mondo” (272 pp., 20 euro). La fama dell’autore, presidente del WABT (World Academy of Biomedical Sciences and Thecnologies di Parigi) e il fatto che il libro prova che il covid-19 non è di origine naturale ma è stato prodotto in laboratorio a Wuhan, mostrando le enormi difficoltà che un sistema politico totalitario come quello della Cina comunista pone alla ricerca e alla sanità, ci si sarebbe aspettati una mobilitazione dei media di particolare vigore. Invece, purtroppo, dobbiamo constatare che è prevalso il silenzio da parte delle grandi testate. Leggi il seguito…

    • Ecco perché sul Ponte di Genova la “retorica dell’arcobaleno” non regge

      di Corrado Ocone. L’impresa, che sarebbe normale in un Paese normale, è stata realizzata, ma il merito è soprattutto di chi ha voluto un commissario straordinario con potere speciali e del commissario stesso, il sindaco di centrodestra di Genova Marco Bucci, che li ha saputi utilizzare. E’ merito poi del governatore della regione Giovanni Toti che ha agevolato e collaborato al risultato e che, sotto l’insegna del buon governo, vola tranquillo verso la rielezione. Ed è anche in parte merito del governo di Giuseppe Conte, ma del precedente non di questo, quello con l’odiato nemico leghista. Insomma, la vittoria politica è tutta del centrodestra, se proprio dovessimo scendere sul terreno volgare della “stampa di regime” Leggi il seguito…