Se per il Vaticano Dio non esiste

di Stefano Fontana.

Il nuovo documento della Pontificia Accademia per la Vita riguardo al covid-19 è imbarazzante: non dice nulla, nulla sulla vita e nulla di cattolico. Si chiede la conversione all’ambiente e alla solidarietà, escludendo del tutto la dimensione religiosa. È un documento che piacerà a molti personaggi dei vertici mondiali.

Ahimé, la Pontificia Accademia per la Vita (Pav) ha pubblicato un altro documento sul covid-19. Ne aveva già scritto uno il 30 gennaio 2020, ed ora ritorna sul tema con il titolo “L’Humana communitas nell’era della pandemia: riflessioni inattuali sulla rinascita della vita”. Anche questo documento – come il precedente – non dice niente: soprattutto non dice niente sulla vita, al cui ambito l’Accademia pontificia è preposta, e non dice niente di cattolico, vale a dire di ispirato alla Rivelazione di Nostro Signore.

Viene da chiedersi chi scriva materialmente questi documenti. Da come questi autori scrivono, sembrano essere anonimi funzionari di una anonima istituzione di studi sociologici. Il loro scopo è coniare frasi-slogan per fotografare inopinati processi in atto. Il lettore veda per esempio questo passaggio: “Affioriamo da una notte dalle origini misteriose: chiamati ad essere oltre ogni scelta, presto arriviamo alla presunzione e alle lamentele, rivendicando come nostro quello che ci è stato solamente concesso. Troppo tardi abbiamo imparato ad accettare l’oscurità da cui veniamo e a cui, infine, torneremo”.  Ho letto tutto il documento: garantisco che il tono è questo dall’inizio alla fine. Ci abitueremo mai ad un livello così basso dei documenti ecclesiastici?

Viene poi da chiedersi perché vengano scritti così. Questo, ad essere precisi, è il vero motivo per cui ci sottoponiamo, nonostante tutto, alla noia della loro lettura. Per cercare di capire perché una istituzione della Santa Sede debba scrivere un documento sulla pandemia con lo stesso linguaggio di un qualsiasi ufficio di una qualsiasi agenzia internazionale: le stesse frasi astruse, la stessa mancanza di principi di riferimento che non siano generici, gli stessi occhiolini fatti ai poteri forti mentre ci si vanta di difendere i deboli, le stesse proposte indecifrabili come “l’etica del rischio” o vuotamente retoriche come la “strategia globale coordinata” e la “sfida etica multidimensionale”.

In tutto il documento non si fa mai alcun riferimento né esplicito né implicito a Dio. Secondo la Pontificia Accademia la pandemia non si presta a nessuna riflessione di teologia della storia: nella pandemia Dio non si incontra. Essa non va vista come un evento naturale, ma come un fatto storico e sociale che chiama in causa le nostre responsabilità. Non essendo un fatto naturale, essa non va riferita a Dio creatore come sua causa, almeno permissiva, e quindi viene messa da parte la domanda: ma Dio perché l’ha permessa? Nella pandemia l’uomo fa esperienza della propria “fragilità”, questo il documento lo dice ma non parla mai di esperienza del proprio peccato.

Secondo l’Accademia, nella pandemia sono in gioco solo forze umane. Si chiede la conversione, ma non a Dio bensì al rispetto dell’ambiente e ad una più diffusa solidarietà. Non si chiede mai di pregare, perché Dio può agire contro la pandemia solo attraverso l’uomo. La pandemia è un prodotto umano, frutto dei disordini nei rapporti con la natura, e chiede la conversione a nuovi comportamenti umani. Dio ne rimane fuori, oppure sta dentro questa dimensione umana e coincide con essa. In ambedue i casi, questo documento è senza Dio. Ecco il perché “teologico” di documenti di questo genere: parlare di Dio vuol dire parlare dell’uomo.

Chi assume l’uomo, e non Dio, come prospettiva finisce per assimilare le ideologie più diffuse. Risulta molto difficile spiegare come il covid-19 nasca dalla “depredazione della terra”, ma il documento, in ossequio all’ideologia ambientalista, lo fa. Richiede molti sforzi dire che l’epidemia ha messo in evidenza i benefici della globalizzazione (“Il virus non conosce frontiere, ma i paesi hanno sigillato i propri confini”), ma il documento, in ossequio all’ideologia globalista e anti-sovranista, lo sostiene. Evidenziare l’importanza fondamentale di cercare un vaccino e distribuirlo a tutti senza discriminazioni richiede di non vedere che il vaccino sarà strumento di una ideologia di potere globalista e di interessi politici, economici e sanitari globali, ma l’Accademia lo fa e per ben tre volte.

Ci vuole una certa faccia tosta a non considerare il reale pericolo che la pandemia ha prodotto per la vita nascente, dato l’aumento di impegno degli Stati di garantire in ogni caso l’aborto anche a domicilio, superando le difficoltà restrittive del covid-19, ma il documento dell’Accademia per la vita non parla mai di vita nel senso in cui dovrebbe parlarne una Accademia Pontificia per la Vita, ossia in quello della Evangelium vitae. Desta molta perplessità puntare sulla Organizzazione mondiale della sanità (OMS) data la gestione politica, ideologica e spesso antiscientifica di questo organismo, ma il documento lo fa, considerandola “profondamente radicata nella sua missione di guidare il lavoro sanitario a livello mondiale”.

Non c’è dubbio: un documento che piacerà a molti personaggi dei vertici mondiali. Ma che spiacerà – ammesso che lo leggano e che lo capiscano – a quanti vorrebbero che la Pontificia Accademia per la Vita facesse la Pontificia Accademia per la Vita.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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