Potere sovrano e leggi irrazionali

Dottrina sociale di Stefano Fontana.

Noi tutti ci accorgiamo che molte leggi sono non solo ingiuste ma anche irrazionali in quanto richiedono ai cittadini adempimenti assurdi. Molte disposizioni durante l’epidemia da covid-19 erano proprio così: in una chiesa ci potevano stare – nel rispetto delle distanze – 70 persone, ma se si trattava di un funerale non dovevano essere più di 16. Questo è un esempio di assurdità “veniali”. Poi ci sono anche quelle “mortali”, come le leggi contro natura sull’aborto, sul divorzio, sul diritto di famiglia e così via. Anche la legge Zan, se approvata, comporterebbe adempimenti assurdi.

Da dove nasce questa tendenza, evidentemente in aumento, ad emanare leggi assurde? Uno spunto interessante ci viene dal libro di Danilo Castellano Introduzione alla filosofia della politica (ESI 2020). Una legge è assurda o irrazionale quando si ritiene che non abbia bisogno di legittimità, ossia che possa essere anche senza senso, anzi che debba essere tale. È nota la distinzione tra legalità e legittimità. La legalità è la conformità all’ordinamento giuridico esistente di fatto. La legittimità è la conformità alla giustizia. La legalità non può mai essere fonte ultima di legittimità perché è una situazione giuridica esistente di fatto. Il fatto, solo perché fatto, pone semplicemente se stesso ma non si giustifica, perché per farlo dovrebbe ricorrere ad un ordine che lo precede e che non è fattuale. «È giusto perché lo dice la legge» è una espressione sbagliata; «lo dice la legge perché è giusto» è l’espressione corretta. Una legge assurda è una legge che pretende di essere giusta solo in quanto è posta dal legislatore, senza riferimento ad un senso di giustizia che solo la ragione può argomentare.

Allora, per risalire all’indietro nella ricerca dell’origine delle leggi assurde e irrazionali, bisogna recuperare il momento in cui il potere e l’autorità sono stati separati tra loro. Il potere è una pura forza. Esso si giustifica solo come strumento dell’autorità e mai come fine a se stesso. L’autorità è l’uso legittimo del potere. Tale legittimità deriva all’autorità dal perseguimento del bene comune, ossia dall’operare affinché gli uomini raggiungano i loro fini naturali sia individualmente che come comunità (anche se le due dimensioni sono in fondo la stessa cosa). Il potere staccato dall’autorità e fine a se stesso è quindi privo di ragioni e, di conseguenza, irrazionale e assurdo. Per lo stesso motivo non è mai legittimato. Il potere è semplicemente un porre un atto di volontà, ritenendo che il porre contenga già in sé la propria giustificazione. In questo senso il potere separato dall’autorità è sempre violenza, in quanto non ammette (e quindi non rispetta) nessun ordine naturale e finalistico che faccia da misura al potere stesso. Il potere è allora smisurato, ossia sovrano.

Il concetto di sovranità – diverso e incompatibile da quello di regalità – significa non riconoscere niente di superiore, quindi nessuna autorità. L’individuo o lo Stato sovrani sono quelli che si autodeterminano in modo assoluto, ossia senza dover rendere conto a nessun significato previo, a nessuna norma oggettiva, a nessun ordine naturale (e tantomeno soprannaturale). Sul piano individuale, la sovranità dà luogo alla morale libertaria della spontaneità vitalistica (è bene ciò che io senso essere bene); sul piano politico la sovranità dà vita allo Stato che emana leggi legali ma non legittime.

Questa è l’origine delle leggi assurde e irrazionali da cui siamo partiti. Siccome il potere sovrano è irrazionale, laddove riscontriamo un potere sovrano, sia esso in forma di dittatura totalitaria oppure in forma di democrazia, riscontriamo anche l’irrazionalità. L’autorità non può permettersi di essere irrazionale ossia priva di senso, il potere sì. Ecco perché il potere, anche democratico, dà vita non occasionalmente ma essenzialmente a leggi irrazionali, di cui sono esempi la Zan-Scalfarotto oggi e la Cirinnà ieri, e quando fa questo si dimostra totalitario.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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