I bambini abortiti sono martiri? L’ipotesi si fa strada

di Ermes Dovico.

«Desideriamo sollecitare la Chiesa ad aprire un processo canonico per il riconoscimento del martirio dei bambini uccisi dall’aborto», perché «crediamo che questi bambini abbiano un ruolo importante nell’economia della salvezza». Parla alla Bussola Giovanni Antonucci, fondatore dell’Associazione per la postulazione della causa dei bimbi non nati martiri, fatta da laici e sacerdoti. Alla sua base un’ipotesi teologica che non appare in contrasto con il Magistero. Due i punti principali: il primato della grazia e l’odium fidei rinvenibile nell’ideologia del relativismo.

I bambini vittime dell’aborto volontario sono martiri? La domanda riflette un’ipotesi teologica che si va facendo strada tra i fedeli, dalle madri convertite di questi piccoli ai sacerdoti. Trattandosi di un’ipotesi, non gode chiaramente della certezza dei dogmi, ma per altro verso non vi appare nemmeno in contrasto. Nell’ambito della secolare e più generale riflessione sulla sorte dei bambini non nati e privi del Battesimo sacramentale, la Santa Chiesa sta pian piano approfondendo la questione, sapendo di trovarsi di fronte a un mistero divino su cui solo con l’aiuto dello Spirito Santo si può fare luce.

Già a inizio 2019 la Nuova Bussola rendeva conto di un opuscolo scritto da due sacerdoti e un teologo (La via “nascosta” dei bambini nati “in Cielo”) sul ruolo salvifico giocato dai bambini non nati (a causa sia di aborto procurato che spontaneo). E quest’anno si è formata, in modo indipendente da quegli autori seppur con il conforto di una sensibilità simile, l’«Associazione per la postulazione della causa dei bimbi non nati martiri» (http://www.martirinonnati.altervista.org). Costituita da Giovanni Antonucci, insegnante e postulatore delle cause dei Santi, l’associazione ha pubblicato un libretto con un punto centrale: si sottolinea che l’odium fidei – elemento necessario per il riconoscimento del martirio – è rinvenibile nell’odierna ideologia del relativismo.

Nel libretto si sostiene la plausibilità del martirio dei bambini abortiti volontariamente. E, affrontando il tema dell’accettazione volontaria del martirio, ci si chiede tra l’altro: si può pensare a un dialogo precocissimo tra l’anima del bambino non nato e il suo Creatore? L’esempio più noto e alto di questo dialogo è san Giovanni Battista che – ancora nel grembo materno – riconosce il Signore e Sua Madre, sussultando di gioia all’udire il saluto della Vergine (in quell’istante, come insegnano i Padri della Chiesa, viene liberato dal peccato originale).

Questo ci ricorda che la grazia precede i nostri meriti, è sovrabbondante (vedi san Paolo). Al riguardo non si può dimenticare poi l’esempio dei Santi Innocenti, cioè dei bambini dai due anni in giù fatti uccidere da Erode e venerati dalla Chiesa come martiri. Il loro martirio, testimonia la liturgia, «è un dono gratuito del Signore» (Messale Romano), ben espresso dal discorso di un vescovo del V secolo, san Quodvultdeus: «O meraviglioso dono della grazia! Quali meriti hanno avuto questi bambini per vincere in questo modo? Non parlano ancora e già confessano Cristo!».

Se è vero com’è vero che il sangue dei Santi Innocenti è stato versato in unione a quello di Gesù, non può valere lo stesso per i bambini abortiti che sono – per usare le parole di san Giovanni Paolo II (Evangelium Vitae, 58) – «quanto di più innocente in assoluto si possa immaginare»?

Questi, in sintesi, i presupposti su cui si fonda la richiesta dell’associazione. La Bussola ha intervistato Antonucci per saperne di più.

Giovanni Antonucci, qual è lo scopo della vostra associazione?
Lo scopo è quello di sollecitare la Chiesa ad aprire un processo canonico per il riconoscimento del martirio dei bambini uccisi dall’aborto. Di questa associazione fanno parte laici e sacerdoti. Chiunque può partecipare come persona o gruppo.

Per l’associazione questi bambini abortiti agiscono come soldati di Cristo nel combattimento spirituale contro Satana. Perché?
Crediamo che questi bambini abbiano un ruolo importante nell’economia della salvezza. Lo spirito è quello del Salmo 8: «Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli» (Sal 8, 3). Questo tema della forza di Dio che si serve della debolezza umana è biblico. Tutte le battaglie vinte da Israele sono state risolte per mezzo della debolezza, basti pensare a Davide contro Golia, a Giuditta contro Oloferne, o anche a Mosè, che era balbuziente. Ora, i bambini abortiti sono i più piccoli tra i piccoli. Questo tema è da affrontare e meditare in profondità. Il libretto che abbiamo pubblicato sul nostro sito riassume proprio i punti principali di questa posizione, attingendo alla Tradizione e al Magistero della Chiesa.

Quali sono gli elementi necessari per poter parlare di martirio?
Come insegna la Congregazione delle Cause dei Santi, c’è bisogno di tre elementi: 1) il martirio materiale; 2) il martirio formale ex parte persecutoris; 3) il martirio formale ex parte victimae.

Iniziamo dal martirio materiale.
Il martirio materiale è evidente, parliamo di decine di milioni di bambini abortiti in tutto il mondo ogni anno. Ci troviamo di fronte a un processo particolare perché non è caratterizzato per uno specifico luogo geografico o un periodo storico. Si tratta appunto di qualcosa che avviene in tutto il mondo e che ha le dimensioni di un Olocausto, un enorme Olocausto, che continua. Il martirio materiale sta nella morte violenta di questi bambini.

Il secondo elemento riguarda invece il persecutore: si tratta cioè di dimostrare che l’aborto procurato è una forma di persecuzione?
Sì, l’individuazione del martirio ex parte persecutoris è determinante. In questo caso bisogna mettere in luce la dissimulazione diabolica che nasconde la realtà della persecuzione; è una dissimulazione talmente grande da convincere un elevato numero di persone che il male è bene, l’aborto è progresso, rispetto per la libertà dell’uomo. Qui l’elemento dell’odium fidei è legato all’ideologia del relativismo, che attenta alle verità della fede. Questa ideologia mette l’uomo al centro: è l’uomo che pone le basi morali, confondendo bene e male con ragionamenti capziosi, magari formalmente corretti ma sostanzialmente falsi. Il relativismo fa dell’uomo la misura di tutte le cose, lo mette al posto di Dio. E l’elevazione dell’aborto a diritto, come già osservava il cardinale Caffarra, attenta a una delle due colonne della Creazione, la persona umana.

Andando all’ultimo punto, il martirio formale ex parte victimae, come lo si fonda?
Dobbiamo rifarci a ciò che è l’amore, la carità, l’agape biblica, che non è uno sforzo umano, ma una partecipazione alla grazia di Dio, che ci viene comunicata. Questo vuol dire che non siamo tanto noi che amiamo – non siamo cioè la sorgente – ma possiamo divenire strumento dell’amore di Dio. Questa chiamata di Dio all’amore è una relazione. L’idea da approfondire è che anche i bambini non nati abbiano un’attività, cioè che loro possano rispondere in un modo che solo Dio sa.

Intende la possibilità che vi sia un dialogo tra il bambino nel grembo materno e Dio?
Certo. Questi piccoli sono tali non perché non hanno capacità di parlare o fare operazioni bensì perché accolgono la grazia di Dio senza porre ostacoli. Invece la persona grande, già nell’età della ragione, attraverso il peccato, pone ostacoli alla grazia di Dio. Gli innocenti, privi di peccati personali, non hanno ostacoli che impediscano che la grazia di Dio scenda su di loro. In questo senso si esprime anche un documento del 2007 della Commissione Teologica Internazionale, «La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza Battesimo», che mette in relazione il dolore dei bambini a quello di Gesù, e poi afferma:

«Alcuni dei bambini che soffrono e muoiono sono vittime della violenza. Nel loro caso, avendo come riferimento l’esempio dei Santi Innocenti, possiamo ravvisare una analogia con il Battesimo di sangue che reca la salvezza. Anche se inconsapevolmente, i Santi Innocenti hanno sofferto e sono morti per Cristo; i loro carnefici erano mossi dall’intento di uccidere il Bambino Gesù. Proprio come coloro che hanno tolto la vita ai Santi Innocenti erano spinti dalla paura e dall’egoismo, così la vita dei bambini di oggi, in particolar modo quelli ancora nel grembo materno, è spesso messa in pericolo dalla paura e dall’egoismo altrui. In questo senso si trovano in una condizione di solidarietà con i Santi Innocenti. Non solo, sono anche in una situazione di solidarietà con il Cristo che ha detto: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40)».

È una presa di posizione notevole.

Il Battesimo di sangue è un implicito riconoscimento del martirio?
Sì.

Il tema dell’accettazione volontaria del martirio, alla luce di quanto detto, sarebbe dunque una ‘difficoltà’ superabile per un’eventuale causa?
C’è appunto il precedente dei Santi Innocenti. Poi abbiamo trovato l’esempio di diversi gruppi di martiri giapponesi del XVII secolo: ci sono anche bambini di un anno, due anni. Che differenza c’è tra un bambino che ancora non ha raggiunto l’età della ragione e un bambino nel seno della madre? È chiaro che è in gioco il primato della grazia. Qualunque vescovo potrebbe aprire una causa di questo tipo. In Messico, a Guadalajara, ogni mese seppelliscono i bambini abortiti; prima fanno una Messa, presentando le piccole bare sotto il manto della Madonna. Non sono rifiuti speciali questi bambini, sono attori della Chiesa militante. C’è una fama di segni, di miracoli, un senso comune nella fede che ci conforta nel credere che questi bambini siano martiri.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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