Degasperi non aveva il viso girato a sinistra.


E’ un po’ di tempo che si sente aria di “centro” (uso questo termine pur sapendo che può avere molti significati, per comodità). Abbiamo iniziato noi di Si può fare!, prima della quarantena, a decidere di andare da soli, di andare “al centro”, con un nostro candidato sindaco, l’avvocato Silvia Zanetti, di provenienza civica. Al centro, dicevamo, o comunque alternativi alla sinistra che governa la città, e all’attuale destra, insediata in Provincia. Per questo avevamo teso la mano, inizialmente ricambiati, con reciproca stima, al gruppo dei popolari di Renzo Gubert. Ci siamo definiti da subito: civici, popolari e autonomisti

Poi è stata la volta del candidato della sinistra, Franco Ianeselli: accortosi di essere troppo sbilanciato a sinistra, lasciando scoperto il centro, ha voluto riposizionare il suo schieramento puntando sulla candidatura di un pezzo da novanta: il notaio Paolo Piccoli, di provenienza democristiana. Una verniciatina di centro istituzionale, per scolorire il rosso intenso.

L’anomalo matrimonio tra un sindacalista di sinistra e il “re dei notai” tridentini ha forse contribuito a destare l’attenzione di un terzo attore, Marcello Carli: anche lui, richiamandosi come noi di Si può fare! ad Alcide Degasperi, ha voluto presentarsi come alternativo alla destra ed alla sinistra.

Ne è nata così una polemica, innescata soprattutto dal quotidiano l’Adige, che è intervenuto più volte, con varie firme, invitando in modo perentorio a lasciar perdere Degasperi: o meglio a non volerlo strappare ai suoi presunti legittimi proprietari, Piccoli e Ianeselli (l’ultimo intervento di Piccoli, su l’Adige, era intitolato “Degasperi? Col viso girato a sinistra”).

Essendo già intervenuto sul tema, vorrei però chiarire ancora meglio la questione. Non è infatti in gioco soltanto una discussione storiografica, quanto una visione politica. Il già citato Piccoli, dovendo legittimare il suo passaggio dalla Dc alla sinistra di Ianeselli, ha citato Alcide Degasperi, e una sua singola frase: “Siamo un partito di centro che marcia verso sinistra”. Dimenticando, come già si è detto, che Degasperi è l’uomo che ha sconfitto la sinistra nel 1948, che ha scelto di aderire al patto Nato, contro il Patto di Varsavia, e che nel 1953 è stato sfiduciato proprio dalle sinistre.

Ma vediamo la frase citata, per comprenderla meglio. Ci viene in aiuto nientemeno che la figlia, Maria Romana Degasperi, nel suo De Gasperi. Ritratto di uno statista (Mondadori 2005).

Leggiamola: “Si è fatto un gran parlare sulla sua affermazione: ‘Siamo un partito di centro che marcia verso sinistra’. Eppure confrontando discorsi e affermazioni scritte, è indiscutibile, anche a chi non glielo abbia sentito ripetere a voce, che la sinistra di cui parlava non aveva niente a che vedere con la topografia parlamentare con la quale si volle o si tentò di confonderla… La marcia verso sinistra era da De Gasperi intesa come movimento verso una soluzione della questione sociale e poiché, nella terminologia corrente, il termine di sinistra stava ad indicare un atteggiamento di particolare sensibilità verso questo problema, egli non cercò vocabolo diverso o migliore”.

Maria Romana prosegue sostenendo che la fede cristiana di suo padre lo portava a non condividere per nulla il “sinistrismo demagogico”, “il fatalismo determinista” della dialettica marxista, e la visione materialista propria delle sinistre: “la socialità quindi non sarà mai per De Gasperi un’apertura verso sinistra in senso parlamentare, ma una comprensione maggiore verso le classi più povere”, secondo la tradizione trentina, espressione pratica dello spirito della Rerum novarum di papa Leone XIII (del tutto contrario sia al marxismo, sia al capitalismo materialista).

Utilissimo, per comprendere il concetto, un discorso dello stesso Alcide, tenuto il 18 ottobre 1953: “Spero che non vi perderete anche voi intorno a questa terminologia falsa di sinistra e di destra; è terminologia sbagliata e ingannatrice perché vi sono dei sinistri in senso giacobino, ereditari dell’anticlericalismo passato, i quali sono sinistri perché sono anticlericali, ma quando si tratta di difendere la propria proprietà, i propri affari, allora sono destri. Questi sono dei sinistri miscredenti, ma conservatori economicamente parlando e difendono la proprietà e spesso anche i privilegi. Ci sono poi dei sinistri talmente dirigisti che finiscono con l’accettare la dittatura economica; e anche questa posizione è tutt’altro che scevra di pericoli. Ci sono poi i comunisti che si dicono democratici solo perchè abusano delle libertà democratiche e parlamentari”.

De Gasperi concludeva affermando che “se sinistra vuol dire – ed io contesto che questa parola abbia sempre tale significato- apertura verso il progresso sociale, verso la giustizia per i lavoratori, allora non è vero che non vogliamo andare verso sinistra…”.

In altre parole con quella celebre frase De Gasperi, lungi dal dichiararsi aperto alla sinistra nel senso politico del termine, attribuiva al centro cattolico una sensibilità sociale, rivendicata, ma falsamente, anche dai tanti “sinistri con il portafoglio a destra”.

Mutatis mutandis, come diceva il compianto Rodolfo Borga, è forse l’ora di abbandonare vecchie etichette di destra e sinistra che possono essere usate per definire tutto e il contrario di tutto, e nello stesso tempo diffidare di tanti falsi “amici del popolo” che lo sono soltanto a parole: è forse un caso che oggi la stragrande maggioranza degli uomini più ricchi del mondo – a partire dal padrone di Amazon, Jeff Bezos (il paperon dei paperoni mondiale)-, si collochino “a sinistra”, pur possedendo capitali superiori a quelli di interi stati sovrani?

Concludo con una frase di Degasperi: “Oggi bisogna liberare dal sepolcro l’uomo, l’anima, lo spirito

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