Scuola, così il Governo crea una generazione di bimbi-robot

di Giuseppe Leonelli.

La questione economica è enorme, ma ancora più grave appaiono le modalità fuori dalla realtà con cui si è pensato di affrontare il problema. Il tema è la riapertura delle scuole a settembre e, in particolare, le regole annunciate due giorni fa dalla ministro Azzolina, annuncio frutto di un copia e incolla pedissequo – come sempre è avvenuto in questi mesi – di quanto suggerito dal famoso Comitato tecnico-scientifico del Ministero della Salute.

Le regole stabilite dagli “esperti” per arginare quel che resta della emergenza sanitaria sono così riassumibili: distanza interpersonale di un metro, mascherina per tutti i bambini dai 6 anni in su e scaglionamento degli ingressi. Con un simile distanziamento quasi tutte le scuole italiane riuscirebbero ad ospitare solo un terzo o al massimo la metà degli alunni, imponendo doppi turni al momento impensabili e se a questo si aggiungono sanificazione, termoscanner e potenziamento delle aree esterne agli istituti scolastici, è evidente che i costi di una tale ‘rivoluzione’ sarebbero enormi. Ben superiori ovviamente ai circa 40mila euro ad istituto messi sul tavolo dal Governo (330 milioni in tutto). Un problema che i presidi hanno ben presente al punto che molti hanno già rilanciato la palla al ministro minacciando la non riapertura delle scuole a queste condizioni.

Ma, come detto, le teorie disegnate a tavolino dagli esperti mostrano limiti non solo dal punto di vista economico, ma anche, soprattutto, dal punto di vista della loro stessa applicabilità. Tutti abbiamo negli occhi le immagini dei bambini cinesi con cappello a falda di un metro e mascherina. Ebbene, è questo che vogliamo immaginare per i bambini italiani? Con una pandemia che appare in netta ritirata (o addirittura sparita come affermato non da un complottista qualunque ma dal pacato dottor Zangrillo) per quale motivo bisognerebbe imbavagliare i bimbi italiani già piegati più di tutti dal lockdown? Gli oracoli del verbo virale hanno fissato regole teoriche per prevenire qualcosa che forse non esiste più, ma così facendo immaginano, anzi creano, un futuro da nuovi robot cinesi per i figli italici. Demiurghi di una generazione costretta a rinunciare a 6 anni al contatto fisico per un virus che, anche quando era al culmine della sua forza, non ha mai colpito i bambini.
Un futuro senza alcun rimedio direbbe Gaber, perché delle due l’una o il distanziamento è impossibile e allora le norme servirebbero solo a far consumare risorse e energie inutilmente, oppure con fare sovietico le si renderebbe applicabili a forza con l’ostinazione ottusa di una sedicente dottrina medica alla quale il ministro Azzolina e l’intero Governo, privi di argomenti e di coraggio, rispondono senza discutere. E onestamente non si sa quale dei due scenari sia il più pericoloso.

Fonte: l’Occidentale

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