GIANFRANCO AMATO A COLLOQUIO COL BIOCHIMICO GIORGIO RICCI

Argomenti principali: il rapporto tra scienza e fede anche nel mistero dell’unione sponsale.

Video da Medjugorje Italia TV – 7 giugno 2020.

Trascrizione a cura di Claudio Forti

Amato. – Un caro e affettuoso saluto a tutti i nostri affezionati telespettatori. Oggi, in questa nuova settimana, inauguriamo un nuovo ciclo di incontri con vari ospiti. Cominciamo con uno veramente particolare. Voi avete avuto la fortuna di ascoltare Raffaele Fabrini (una testimonianza che ha lasciato il segno in molti telespettatori, per cui ci arrivano numerosi messaggi di affetto e ringraziamento, perché molti non conoscevano la sua esperienza di missione a Sarajevo), ma, come vi avevo annunciato, oggi ascolteremo il maestro di Raffaele, che è il professor Giorgio Ricci, è per me una gioia, un privilegio e una grazia poter averlo come ospite. Come sapete, Giorgio Ricci è un accademico, un professore universitario che insegna biochimica all’università di Torvergata, a Roma, ma è innanzitutto un amico e un fratello di fede in Cristo. Visto che avrà tante cose interessanti da dirci, gli diamo subito il benvenuto. Ciao, ciao, Giorgio!

Ricci. – Buona sera a tutti! Io mi sento davvero contento e onorato di essere stato invitato da voi. Io in genere non rilascio interviste fuori dal mio ambito, dalla mia esperienza, però questa volta mi son sentito in dovere, per un senso di riconoscenza al Signore per quello che ha fatto nella mia vita, per cui sono qua.

(Arrivati a questo punto ci sono due pagine di domande e risposte a riguardo della storia dell’interlocutore, che chi vorrà conoscere potrà ascoltare cliccando sul link alla fine della parte che ritengo più interessante e capace di riempirci di stupore di fronte ai misteri della scienza e a quelli della fede. Ndt).

Amato. – Vorremmo sapere come tu hai scoperto Dio nella chimica. (Questa domanda è al minuto 21)

Ricci. – Si, ora affrontiamo il discorso su questo incrocio tra scienza e fede. Io in realtà ho cominciato il mio percorso universitario proprio quando è iniziato questo cammino di fede. E debbo dire che per diversi anni ho ritenuto questi due piani: il piano scientifico e il piano della fede come due piani assolutamente non intersecabili, che non si potevano incontrare. Poi però qualche cosa anche qui è successo. Piano piano ho cominciato a capire che in realtà, è vero che i due piani rimangono separati, ovverosia non ci può essere da parte della scienza una spiegazione scientifica esauriente su qualcosa che coinvolge la fede, e neppure che la fede possa invadere il piano scientifico. Quando si è tentato di farlo sono successe cose non molto piacevoli.

Però, quello che ho cominciato a capire è che i due piani – pur rimanendo distanti – possono illuminarsi reciprocamente. La scienza può aiutare la fede senza avere nessuna pretesa di dimostrare alcunché. Ma anche la scienza può essere utile alla fede. Chi è che mi ha aiutato a scoprire questa strada e questa via di reciproca illuminazione? È stata Carmen Hernandez, di cui ho parlato. Carmen era una chimica. Lei, che è morta qualche anno fa, è stata per il Cammino Neocatecumenale la vera teologa, quella che ha risistemato e ha estratto cose straordinarie dalla spiritualità giudaica. Tutto quello che lei ha fatto anche in parallelo, facendosi aiutare dai più famosi teologi dell’epoca. Ha fatto davvero cose splendide. Ha delle intuizioni straordinarie. Dal punto di vista scientifico era una persona curiosissima. Pur occupandosi di teologia, il suo sguardo era sempre sulla scienza. Nella sua camera da letto c’era una gigantografia dell’universo. Lei era affascinata dall’universo. In un punto c’era una piccola freccia che indicava: “Noi siamo qui”.

Debbo dire che anche qui c’è stato un momento topico fondamentale. Ricordo un’Eucaristia dove lei chiese un aiuto a chi aveva qualche conoscenza scientifica, dicendo: “Io adesso sono affascinata nel vedere queste vesti bianche, (eravamo nel tempo immediatamente successivo alla Pasqua, in cui si porta la veste bianca: domenica in Albis, ora domenica della Divina Misericordia), e lei disse: “Ma questa veste bianca, che significato ha?  Può la scienza dirci qualcosa in più su questo simbolo?

Allora io mi sentii interpellato da quella persona e cominciai a spulciare qua e là, e ho scoperto delle cose sorprendenti. Per esempio, che il bianco, che noi abbiamo sempre considerato un simbolo di purezza. Bene, un oggetto è bianco perché riflette totalmente la luce che lo colpisce, al contrario del nero che assorbe tutta la luce. Si ha il colore verde perché assorbe tutta la luce che non è verde, e riflette il verde. Quindi il bianco è qualcosa di assolutamente caratteristico. L’oggetto è bianco quando riflette tutte le lunghezze d’onda, perché la luce è composta da una miriade di onde elettromagnetiche. Beh, le riflette tutte!

Allora, che significato ha tutto questo? Lo dice lo stesso San Paolo: «Anche noi, come uno specchio, dobbiamo riflettere quella luce, quel colore». Allora la veste bianca è prima di tutto un dono gratuito, ed è una missione che viene data ai cristiani. La veste bianca non è solo un segno di purezza, ma è qualcosa di molto maggiore, cioè la necessità, il compito, la missione di riflettere totalmente l’amore di Dio che riempie la nostra vita. Questo è il compito del cristiano. Questo non l’avevamo mai pensato. Tra l’altro qui c’è anche tutta la storia o la simbologia sul male assoluto che c’è nell’universo. Sapete che il buco nero, che è ciò che nell’universo assorbe tutto, è stato messo in relazione col male assoluto sul piano spirituale.

Ci sarebbero da dire molte altre cose, perché, accanto a questo c’è tutto il discorso sull’arcobaleno. Ecco, ci sono altre cose che possono essere esplorate da un punto di vista scientifico? Anche su questo Carmen mi ha stimolato sul fatto che forse c’è qualcosa da dire anche sull’arco baleno. Che cosa ci dice l’arcobaleno? Sappiamo che nell’Antico Testamento l’arcobaleno era il segno dell’Alleanza che Dio ha con l’umanità. Beh, finisce qui? Si, è una cosa molto pittorica, molto bella, ma c’è qualcosa di più in questo fenomeno? Guardate che dal punto di vista scientifico l’arcobaleno ha costretto a pensare il fior fiore degli scienziati, perché non era un fenomeno semplice da spiegare. Il fenomeno, detto così, banalmente, è che la luce, entrando nelle minuscole gocce sospese nell’aria, rifrange la luce bianca che proviene dal sole, ma che in realtà è composta da tanti colori. Solo che a tutti appare come luce bianca. Quando la luce passa attraverso un cristallo o delle goccioline d’acqua, si rifrange e si scompone e appaiono le sue componenti cromatiche. Bellissimo questo!

Tutto ciò, però, che valenza teologica, simbolica ha? Abbiamo detto che l’arcobaleno è il segno dell’alleanza che Dio fa con l’umanità. Benissimo! E qual è il culmine dell’alleanza che Dio ha fatto con l’umanità? Non è forse Gesù Cristo? Certo. È Lui, Gesù Cristo, che si pone come ponte tra il Vecchio e il Nuovo Testamento, come nuovo Arcobaleno? Si, è possibile, tant’è vero che nell’Apocalisse l’arcobaleno appare sopra il trono dell’Agnello. Che relazione ha con Gesù Cristo? Beh, lo dice Lui stesso: «Cristo ha rivelato il volto del Padre» e il suo amore. Ma come l’ha rivelato? L’ha rivelato entrando nella morte, nel momento in cui Egli ha compiuto questo estremo sacrificio, questo estremo atto di amore, entrando nella morte, lì ha rivelato il volto del Padre. Guardate, esattamente come la luce che, entrando nelle goccioline d’acqua (perché l’acqua è il segno della morte. In tutta la Scrittura l’acqua è il segno della morte. La luce, entrando in queste goccioline d’acqua, rivela l’essenza stessa della luce, il volto vero della luce che è composta dal giallo, il verde, il rosso l’arancione, eccetera. Caspita, ma questo è nuovo! Questo non l’ha detto nessuno. Lo stiamo scoprendo adesso. Quindi il simbolo dell’arcobaleno è un simbolo di Gesù Cristo, ma ha aspetti più profondi, più importanti, che la scienza ci aiuta a svelare.

Carmen era affascinata anche dalla luce. Per lei la luce conteneva un grande mistero, tanto che sempre lei citava la Trasfigurazione sul monte Tabor. “La luce nasconde un mistero, un mistero teologico, ma anche scientifico”. «La luce – dice Feyman, uno dei premi Nobel -, la luce è il mistero assoluto!». E anche Einstein diceva in un suo famoso aforisma: «Rifletterò tutta la mia vita su cosa è la luce». Segno che è anche qualcosa di teologicamente straordinario. La luce nell’Antico testamento è una creazione di Dio. Ma nel Nuovo testamento diventa una cosa diversa, perché Cristo dice: «Io sono la luce del mondo». E non solo, dice ai cristiani: «Voi siete la luce del mondo!». Ma la scienza che cosa ci dice di questa luce? Beh, una prima cosa. Quando Cristo dice “Io sono la luce del mondo”, sta dicendo una cosa che anche la scienza dice, perché la luce è l’unico parametro – associato alla luce – che è costante, che è assoluto. Cioè, fino ad Einstein in realtà erano assolute altre cose. Erano la massa, la lunghezza e il tempo. Queste erano le cose immutabili. Insomma, un secondo è sempre un secondo; un’ora è sempre un’ora, non c’è dubbio! Questo si diceva prima del 1910. E quando dico che questo oggetto è lungo un metro, questo è un assoluto. Invece Einstein dirà che queste due grandezze in realtà sono due grandezze relative.

Questa è stata una rivoluzione copernicana, perché lui dice che il tempo, se io vado a una velocità prossima a quella della luce, il tempo si dilata. Così un’ora non è più un’ora, ma diventa un giorno, un anno. Interessante questo, perché si unisce al discorso dell’eternità. «Quando noi – dice la Scrittura – saremo trasformati in luce». Beh, la luce viaggia a 300mila chilometri al secondo. Velocità straordinaria! Ma la fisica ci dice che tutto ciò che viaggia a quella velocità entra in un’altra dimensione spaziotemporale, e cioè il tempo entra in una dimensione di eternità, di fatto, cioè il tempo si ferma, non batte più. Pensate che meraviglia! Quindi, quando Cristo dice: “Io sono la luce”, oggi la scienza ci dice tante cose che ci mostrano come essa sia un ottimo simbolo per Dio stesso e per Gesù Cristo.

Un’altra cosa. Sapete che Feiman dice che la luce è un mistero. Si, perché in realtà nella luce coabitano due nature: la natura ondulatoria, (perché la luce è un’onda che si propaga), ma anche un corpuscolo. E queste due nature sono – diciamo così – inconciliabili una con l’altra. Due nature in uno stesso fenomeno. E tutti i fisici sono assolutamente concordi su questa “stravaganza”, assurda, se vogliamo! Cioè, due nature che coesistono. Scusate, ma anche la figura di Gesù Cristo è composta di due nature in un unico essere. “Vero Dio e vero Uomo”, noi diciamo nel Credo.

Allora, caspita, questa è un’altra cosa incredibile. Ma c’è ancora qualcosa da aggiungere. Proprio perché la luce non è descrivibile in un’unica cosa – e questo ci richiama a tutta la tradizione giudaico-cristiana, soprattutto giudaica, che dice che il nome di Dio, che noi pronunciamo col termine Yahweh, in realtà è un tetragramma. A queste 4 consonanti che sono messe assieme (YHWH), noi ci mettiamo le vocali per pronunciarlo. Ma sono state usate 4 consonanti perché il nome di Dio è impronunciabile. È impronunciabile perché Dio non si può definire o chiudere in un unico nome. Tutta la tradizione giudaica proclama questo.

Bene, questo è un altro esempio, ma potrei dire molte altre cose sulla luce perché questo è un campo sterminato. La luce viaggia a 300mila chilometri al secondo: un dinamismo assoluto! Bene, Dio è dinamismo assoluto. Quando Dio si proclama e si definisce «Io sono colui che sono», sempre gli esegeti dicono che sta dicendo “Io sono colui che irrompe nella storia; colui che guida la storia; che fa avanzare la storia” E questo è l’altro aspetto o connotato che si avvicina e si può mettere insieme con il connotato fisico della luce. Capite come questi approfondimenti che ho fatto, sempre su stimolo di Carmen Hernandez, per me sono stati un grande arricchimento anche dal punto di vista professionale.

Venendo a un discorso un pochino più chimico – perché fino adesso abbiamo parlato di fisica, di astronomia, eccetera -, dal punto di vista chimico (tra l’altro io sono un enzimologo), quindi mi occupo di enzimi. Sentite la cosa carina che ho scoperto. Prima di tutto cominciamo a parlare del sale e del lievito. Gesù dice: «Voi siete il sale e il lievito». Il sale, che è il simbolo del cristiano…, si, perché tutti dicono che dà sapore alle cose, eccetera. Ma questa è una spiegazione in un certo senso, banale. Banale, ma vera. Ma che cosa può dirci oggi la scienza del sale?

Tutti sappiamo che il sale è “cloruro di sodio”. Si tratta di due ioni, due atomi, che sono uniti. Uno è lo ione di cloro e l’altro è lo ione di sodio. Assieme formano il cristallo di sale. Quando il sale entra a contatto con l’acqua succede una cosa straordinaria. Succede che questa molecola muore a sé stessa, la molecola si scinde e i due ioni si separano. A questo punto succede una cosa straordinaria. Le molecole di acqua, che normalmente sono disordinate, quando il cloruro di sodio si scinde, le molecole di acqua si ordinano attorno a queste due particelle che si sono divise. Peccato che non ho la possibilità di mostrarvi le immagini. Ma è spettacolare! Questa è un’immagine della missione del cristiano, cioè, morire a sé stesso, come hanno fatto tanti martiri. E il frutto di questo, è che si forma la Chiesa. Cioè, queste molecole che si mettono in ordine, sono la rappresentazione dell’assemblea attorno alla mensa Eucaristica. E lo è davvero! Quando io l’ho presentata gli studenti, pure loro sono rimasti stupiti nel constatare come la vicinanza tra queste due immagini è molto, molto forte. (Qualcuno potrebbe trovare strani questi accostamenti, ma se gli elementi naturali finora esaminati sono frutto di un progetto, e, data la loro perfezione, non può essere che così, allora il Progettista, Dio, ha lasciato alla nostra investigazione la scoperta di queste meravigliose consonanze. Ndt).

Questo per quanto riguarda il sale, sul quale ci sarebbe da dire molte altre cose (Come la sua capacità di conservare gli alimenti, eccetera. Quindi la similitudine con il conservare il deposito della fede. Ndt). Passiamo ora al lievito. Sappiamo tutti a che cosa serve il lievito. Serve a far lievitare una massa di farina, trasformando il materiale liofilo etanolo e Co2, che è l’anidride carbonica, quella che fa aumentare il volume della farina. Allora, sapete da dove deriva la parola enzima? Da en-ziumé (cioè, nel lievito). Gli enzimi hanno l’etimologia che parte esattamente dalla parola che vuol dire lievito. In altri termini – e quando l’ho sentito ho fatto un salto sulla sedia -: quando Cristo dice: “Siete il lievito”, è come dicesse: “Voi siete gli enzimi”. E che cosa fanno gli enzimi? Gli enzimi sono degli acceleratori di reazioni. Dei catalizzatori delle reazioni chimiche che avvengono all’interno delle cellule, che trasformano, in questo caso, la farina in CO2 ed etanolo.

Allora possiamo dire che in questo simbolo c’è il messaggio che i cristiani sono degli “enzimi”, dei  catalizatori. Per me, che sono un enzimologo, questa scoperta è stata fonte di gioia. Ho raggiunto il massimo.

Amato. – Mi hanno mandato un messaggio che dice: «È assolutamente affascinante! Digli di continuare». Dicci qualcosa anche sul Sole, se c’è qualcosa!

Ricci. – Bravo! Mi avete dato un suggerimento importante, perché mi avete ricordato di parlare del Sole. Sapete che il Sole, in tutta la tradizione giudaico-cristiana – mentre in tante altre religioni il sole è assimilato a una divinità -, mai lo è nel cristianesimo. Il Sole, quando appare, appare coniugato con un altro sostantivo, che è la giustizia. E a casa ci siamo chiesti: come mai? Che cos’è questa giustizia? Perché è sempre legato alla giustizia? Perché la giustizia divina è stata mostrata da Gesù Cristo, ed è questo amore straordinario che ha portato Gesù Cristo a morire a sé stesso in favore dell’umanità. E che relazione ha questo con il Sole? La cosa è molto interessante, perché fino al 1938, mi sembra, non si sapeva esattamente cosa stesse succedendo nel Sole. Si pensava che ci fosse un combustibile, insomma, che bruciasse qualcosa, ma niente di più.

Finalmente, alla fine degli anni Trenta, si è fatta strada l’idea che fosse un fenomeno mai descritto, che si chiama fusione nucleare. Che cos’è? semplicemente che ad altissime temperature e a fortissime pressioni, i nuclei degli atomi, che contengono cariche positive, non fondono mai, non si possono unire se non a grandissime temperature e pressioni. (Sappiamo che l’atomo è composto di nucleo ed elettroni che girano intorno ad esso). Bene, il prodotto di questa fusione è luce e calore. E chi la dà, questa luce e questo calore? La dà – attenzione -, la perdita di massa, per cui, se noi andiamo a pesare quello che c’era prima, con quello che c’è dopo la fusione di due nuclei, troveremo che dopo pesano meno. C’è stata una quota parte di massa che è sparita. In verità, non è sparita, ma si è trasformata in luce e calore. Questo è stato stabilito in maniera geniale da Albert Einstein nella famosa relazione MC2, cioè, una massa che si possa convertire in luce, oppure che la luce si possa convertire in massa.

Bene, allora quello che ci dice il Sole è esattamente un cherigma costante per tutta l’umanità. Cioè. La materia che muore a sé stessa per dare esattamente luce e calore, che sono la condizione sine qua non perché ci sia la vita. Noi non potremmo vivere senza la sua luce e il suo calore. Se il sole si spegnesse, noi moriremmo nel giro di poche ore.Ed è esattamente quello che succede in tutte le stelle. Quindi tutto l’universo, in fondo, ci sta mandando un cherigma, un annuncio di ciò che Gesù Cristo ha fatto per noi.

Sapete quant’è la materia che viene consumata ogni secondo nel Sole? È circa 40milioni di tonnellate al secondo. E questa perdita di massa si trasforma in luce e calore, che ci permettono di vivere. Questa, per me, è una splendida rappresentazione del Sole di giustizia, che ci richiama alla giustizia di Dio, al suo amore e alla sua misericordia. Guardate, si potrebbe continuare, ma faccio un’ultima annotazione. Sapete che il nostro sistema solare fa parte di una galassia, che è la Via lattea. In questa Via lattea noi vediamo ad occhio nudo circa 3000 stelle, ma la Via Lattea è composta da circa 200, 300miliardi di stelle. e noi siamo un po’ in periferia di questa galassia. Ora, l’astronomia moderna ci sta dicendo che di galassie, che contengono ognuna miliardi di stelle, fino a vent’anni fa si pensava ce ne fossero circa 1200. Adesso sembra siano molte di più: circa 2000.

Questo è un altro tipo di cherigma. In che senso? Nel senso che l’uomo si è sempre ritenuto al centro dell’universo. Anche qui si mostra la pedagogia di Dio che è sempre molto diversa dalla nostra. Il Signore ha sempre prediletto l’ultimo, il piccolo, l’umile, il resto. E questa è una cosa che non ci è mai entrata in testa pienamente. Questo aspetto aiuta la fede perché aiuta ricollocarci dove dobbiamo stare. Non siamo al centro dell’universo, siamo un piccolo assoluto, microscopico impalpabile resto in questo sconfinato universo. Tutto ciò, però, con una prerogativa straordinaria, perché in questo piccolissimo frammento Dio ha voluto manifestare la sua bontà, il suo amore, la sua misericordia, fino ad arrivare a dare Suo Figlio. Allora, questa è una cosa che, da una parte ci inorgoglisce, ma non deve mai farci perdere di vista che siamo un resto e gli ultimi degli ultimi. Questo non dobbiamo mai scordarlo, altrimenti le cose non vanno.

Amato. – Questo ovviamente non vale soltanto per la terra rispetto all’universo, ma anche per la nostra personale esperienza. Dobbiamo quindi essere grati a Dio che sceglie sempre gli scarti, gli umili. È necessario mantenere questa posizione di assoluta umiltà, perché, come è irrazionale la posizione antropocentrica di questo nuovo umanesimo, di un uomo che pretende di essere la misura di tutto. Così è altrettanto sbagliato pensare di essere noi quelli che determinano il bene e il male, o il centro di tutto. A questo punto mi viene da dire che un certo razionalismo sia in realtà la cosa più antiscientifica che esista. Perché pensare che la ragione umana può misurare il tutto è aberrante, mentre la posizione di uno scienziato dev’essere aperta al mistero. Quindi, come si fa a dire che Dio non esiste? Puoi dire che non sai, ma uno scienziato non può essere un ateo.

Ricci. – Assolutamente no. Quando inizio un corso e faccio vedere come è fatta una cellula, ai miei studenti dico: “Guardate, questa è una cellula. Sappiate che noi siamo fatti esattamente da 100mila miliardi di cellule. Allora noi non sappiamo come si siano potute formare queste cellule. Ogni scienziato onesto non deve assolutamente dire, o presumere di sapere come si è formata la vita. Siamo di fronte a un mistero. Noi, quello che possiamo fare, è stupirci. Stupire, etimologicamente deriva da “stupere”, cioè, ci dobbiamo fermare e guardare. Questo al momento è il nostro compito. È il compito dei chimici, dei biochimici, degli astronomi, dei fisici. STUPIAMOCI! (Forse allora anche la parola inglese “stop”, deriva da stupère. C’è un detto italiano che dice che: “L’uomo muore dentro, non per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia, di stupore” Sarà per questo motivo che regna tanto orrore? Ndt).

Peccato che tanta della cultura di oggi è diventata una cultura superficiale, perché non ci stupiamo più di niente. Siamo diventati un po’ cinici. Tutto ci sembra scontato. Che una cellula, come funzione, sia stata paragonata alla complessità di un jet, di un aeroplano, è forse riduttivo. Ecco, di fronte a questo, noi siamo spettatori stupiti e meravigliati. Per questo dico che l’uomo di oggi è molto più fortunato di quello di molti anni fa o di qualche secolo fa, perché queste cose non le poteva vedere, non sapeva come era fatta una molecola, una cellula; non sapeva nulla di queste cose. Oggi, questa lente di ingrandimento che ci dà la scienza ci permette di carpire, di percepire, ammirare le meraviglie del creato, che son tutte firmate da Dio, e non possiamo far altro che alzare le mani.

Amato. – Infatti è paradossale che proprio nel momento in cui la scienza sta facendo dei grandi progressi, per cui si scopre sempre più la complessità di questo disegno intelligente, la hybris dell’uomo: questa superbia, questa presunzione, ha fatto perdere lo stupore. In questo tempo in cui paradossalmente lo stupore dovrebbe aumentare in proporzione alle nozioni che acquisisce, invece si palesa sempre più il terribile peccato del “non serviam”, che è l’espressione della superbia del demonio che sta distruggendo la nostra società. Ma, visto che abbiamo parlato di fusione, volevo dirti che ho visto il video di una tua conferenza tenuta nella tua Università che mi ha affascinato. Sono rimasto folgorato. Soprattutto da un passaggio e dalla tua citazione di un libricino di Plutarco, sull’amore, che io adesso, in tutte le mie conferenze, mostro. Sono ottanta pagine, ma vale assolutamente la pena leggerle! In questo libricino l’autore analizza in maniera razionale – non essendo cristiano -, la differenza tra l’amore coniugale, la convivenza, la convivenza omosessuale. Egli perciò esamina il concetto privo di ogni connotazione morale, etica, e quindi arriva a capire con l’uso della ragione. (Evidentemente, molti secoli dopo, nel 1789, al tempo della Rivoluzione Francese, la ragione ha subito una involuzione, tornando a prima di Plutarco. Ma oggi è peggio! Ndt).

In questo libro c’è un passaggio bellissimo – prosegue Amato -, che vi leggo: «Due liquidi si riversano l’uno nell’altro entrando in soluzione. L’amore all’inizio sembra produrre una sorta di sconvolgente ebollizione, ma col passare del tempo, essa, stabilizzandosi e decantando, si assesta in un equilibrio molto stabile». Attenti ora! E solo l’unione tra i coniugi si può definire una FUSIONE INTEGRALE. Convivenze diverse da quella matrimoniale, invece, fanno pensare ai contatti, agli intrecci tra atomi, di cui parla Epicuro. Essi comportano incontri e rivoluzioni, ma non realizzano mai un’unità così completa, come quella che Heros produce quando pervade la confidenza coniugale». Ecco, queste sono le parole di un pagano. Ascoltando la tua conferenza ho voluto approfondire il significato del termine greco biolon crasis, cioè, fusione biologica. Allora spiegaci la meravigliosa scoperta che hai fatto.

Ricci. – (Sorridendo con gusto). Mah, in realtà la scoperta l’ha fatta Plutarco, perché egli ha messo insieme una specie di profezia scientifica. Cioè, lui ha parlato di fusione nucleare come qualcosa di perfetto, e lo riferisce all’unione matrimoniale. Quella sua definizione oggi possiamo metterla in parallelo a quello che ho detto sulla fusione nucleare che c’è all’interno del Sole. Cioè, questi due corpi che si uniscono morendo a sé stessi per dare la vita. Questo si realizza perfettamente in quella che è l’unione dei cromosomi per dare vita a una nuova vita. Nell’unione sponsale si ha questa fusione a vari livelli. La fusione tra l’unione sentimentale, che tutti conoscono; l’unione fisica, anche questa da tutti comprensibile; poi c’è una fusione molecolare che è esattamente quella che straordinariamente prefigura Epicuro, cioè la messa a disposizione di quello che più gelosamente noi conserviamo, che è il nostro patrimonio genetico. Il nostro DNA, che è racchiuso nel nucleo e che è protetto in, non vi dico quante, modalità.

Eppure nella costituzione degli spermatozoi e dell’ovulo questo DNA si rimescola e si mette a rischio – perché è un rischio genetico, un evento quasi drammatico, perché si va verso l’ignoto -. Ogni spermatozoo, ogni ovulo, ha una suo patrimonio genetico differente dagli altri spermatozoi e dagli altri ovuli. E questa rottura e risaldatura, che si chiama crossic over, fa sì che gli ovuli e gli spermatozoi si uniscano dando luogo a una nuova creatura. Anche queste sono due fusioni: una fusione di DNA precedente e un riassemblaggio, e poi la fusione finale dei due patrimoni genetici. È davvero straordinaria la profezia di Epicuro! Direi una ispirazione divina. Eppure, questo scritto che io cito, è sfuggito anche ai latinisti. Forse non ci avevano fatto caso. (Amato sorride).

Amato. – Ci vien chiesto qual è stata la reazione dei partecipanti di fronte alla tua spiegazione.

Ricci. – Ho fatto alcune conferenze, una alla Lateranense , a cui ti riferivi, e un’altra nella mia facoltà, con titolo: “Scienza e simboli giudaico-cristiani, un sorprendente incontro”, con il grande apporto di Raffaele Fabrini. Bene, a questa conferenza, tenuta nel 2002 nell’Aula magna della facoltà di scienze, vennero un sacco di colleghi e moltissimi studenti. Vi dico soltanto che la conferenza è durata un’ora, e poi è seguita un’ora e mezza di dibattito con una ridda di contrapposizioni, perché era chiaro che lì avevo fatto una provocazione seria. Sai, parlare di fede o di simboli giudaico-cristiani in un consesso notoriamente laico, in tanti elementi laicista, non è facile. Ricordo che quando Giovanni Paolo II venne a Torvergata con la presenza di 2milioni di ragazzi, e fu posta una grande croce in ferro, che è ancora lì, subito dopo c’è stato un referendum voluto da molti professori laici che volevano togliere subito la croce, perché non si può sopportare che un’Università statale ci sia un segno cristiano. E lì, il rettore, che è mio amico carissimo, tenne duro, fece un referendum, e per pochi voti la croce sta ancora lì. Pensa che in quella occasione, durante l’acceso dibattito, si alzò un professore di fisica che disse: “Il simbolo cristiano mi ha sempre devastato, mi ha sempre rovinato e non lo posso sopportare”. E io gli ho risposto: “Caro fratello, caro collega, allora distruggiamo le chiese”. Ma questo succede quando si dicono certe cose in certi ambienti. Così come nel 2000 siamo andati a fare le cosiddette missioni negli ambienti, facendo con altri colleghi delle piccole catechesi dentro le facoltà. È stata un’esperienza straordinaria. Lì, fortunatamente ci hanno lasciato parlare.

Amato. – Però c’è qualcosa che non torna, soprattutto in un ambito così razionale come quello scientifico. Uno può essere magari indifferente, ma questo accanimento è preternaturale.  (Diciamo pure diabolico! Ndt).

Ricci. – Ma Benedetto XVI non l’hanno fatto entrare all’Università La Sapienza, vi ricordate? Gli hanno dato il niet: “Tu non entri qua!”, dimostrando un oscurantismo culturale incredibile.

Amato. – Un atteggiamento antiscientifico e non razionale, che è preternaturale. Ora ho ricevuto una domanda di mia figlia, anche lei laureata in chimica. Come si fa a vivere la santità dentro un ambiente accademico.

Ricci. Prima di tutto non parliamo di vivere in santità. Noi cerchiamo di vivere da poveracci, consci dei nostri limiti e dei nostri peccati. La maniera per approcciare è questa, perché c’è una cosa che unisce il cristianesimo al vero scienziato, che è l’umiltà. I più grandi scienziati li ho sempre visti e conosciuti come uomini umili. Purtroppo quello che stiamo vedendo adesso, invece, su tanti scienziati che si pongono come nuovi dei… (poi giudicherà il Signore), non diciamo altro.

Amato. – Poi sappiamo anche che l’umiltà è la grande arma contro il nemico. È come l’aglio per i vampiri. Se c’è una cosa che il mondo non sopporta è l’umiltà: vedi la Madonna o San Giuseppe!

(Seguono i reciproci ringraziamenti. Anch’io ringrazio per questi squarci di luce e sapienza, di cui abbiamo estremo bisogno in un mondo in cui regna la superficialità, il relativismo, la violenza e il cinismo voluti da Satana! Ci conforta e sostiene il fatto che la vittoria di Gesù e Maria sono assolutamente certe! Ndt)

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=xhiJ6uPqKcQ&feature=youtu.be

Trascrizione di Claudio Forti

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