Come l’attuale rivoluzione antropologica manipola le relazioni genitori-figli. Parla Eugenia Roccella

Intervista di Paola Mastropasqua.

A poca distanza dalla quarantena, abbiamo preso un caffè (a distanza) con l’Onorevole Eugenia Roccella, amica e firma storica de “L’Occidentale”. Giornalista, già Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute durante l’ultimo governo Berlusconi, nonché vice presidente della Commissione Affari Sociali durante il Governo Letta e Renzi. Di formazione radicale, la Roccella ha maturato nel tempo un cambiamento profondo. Il suo interesse per la biopolitica e per le trasformazioni introdotte dalle biotecnologie in materia di procreazione deriva proprio dalla giovanile adesione alle istanze del femminismo. L’On.le Roccella ha risposto alle nostre domande sull’attuale “questione antropologica”. Quella che si interroga sulla manipolazione del corpo e delle relazioni fondamentali genitori-figli.

Un’intervista densa, da raccontare senza sconti. Tanti gli argomenti affrontati. A partire dalle dibattute trascrizioni di atti di nascita di minori nati all’estero con genitori omosessuali, toccando il ruolo dei cattolici in politica e la legge 194/78, fino ad arrivare ad una riflessione sulla figura dell’uomo, chiamato a riappropriarsi della propria virilità. Puntata numero uno di due.

Sono frequenti le richieste di trascrizioni di atti di nascita di minori nati all’estero con genitori omosessuali…

È ormai consueto. Il Sindaco di Torino è stato il primo a trascrivere, nel registro dell’anagrafe, gli atti di nascita di bambini di coppie omosessuali. Ci siamo mobilitati, già ai tempi del Nuovo Centro Destra, anche attraverso le Prefetture, contro queste decisioni che i sindaci assumono in modo arbitrario, superando le loro competenze. Tali decisioni vorrebbero anche aggirare il divieto, tuttora vigente nella nostra legislazione, della fecondazione eterologa da parte di coppie dello stesso sesso e aprire uno spiraglio alla maternità surrogata, anch’essa vietata dalla legge italiana. Tuttavia, la Cassazione ha affermato che se esiste un legame biologico con il bambino, la trascrizione è legittima.

Che si intende con l’espressione “legame biologico con il bambino”?

I giudici hanno ritenuto non opponibile alcun principio di ordine pubblico al riconoscimento di un atto di nascita, formato all’estero, di un bambino nato da due donne, avendolo una partorito e l’altra contribuito con donazione del proprio materiale genetico. Le due donne hanno entrambe un legame biologico con il minore e possono essere riconosciute ambedue come genitori. È tutto talmente confuso, già in partenza, che sul piano del diritto si apre un ampio margine di intervento creativo per il giudice, sebbene io detesti l’idea della magistratura creativa. Ogni volta che sussiste un problema eticamente e giuridicamente complesso, nato dalle nuove tecnologie, spesso è insolubile o non di così facile soluzione.

Poniamo una situazione differente: la fecondazione medicalmente assistita viene eseguita all’estero, ma il minore nasce in Italia. Per la Corte di Cassazione, se l’atto di nascita si forma nel Belpaese, due donne non possono essere entrambe registrate come madri…

Sì, con la recente sentenza n. 7668 del 03 Aprile 2020, gli Ermellini hanno affermato il divieto di doppia maternità per gli atti di nascita formati o da formare in Italia, a prescindere dal luogo dove sia avvenuta la pratica fecondativa. È necessario specificare che nella vicenda sottoposta al vaglio della Corte, solo una delle ricorrenti era madre biologica della bambina messa al mondo. L’altra dichiarava di essere “genitrice di intenzione”, ossia di non aver alcun tipo di legame biologico con la minore, ma di aver solo prestato il proprio consenso alla tecnica di procreazione medicalmente assistita a cui si era sottoposta la compagna.

E nel caso di due uomini?

Quando due uomini decidono di voler realizzare a tutti i costi il loro desiderio di paternità, si prelevano gli ovociti da una donna, si utilizza l’utero in affitto di un’altra e solo uno dei due partner fornisce il seme. Anche nel caso in cui la coppia gay ricorra a un “pasticcetto romantico” – quello di mescolare il liquido seminale di entrambi -, lo spermatozoo che arriva a fecondare può essere solo quello di uno dei due uomini. Per cui, uno dei due della coppia ha un legame biologico-genetico con il bambino, mentre l’altro no. La coppia lesbica è, in un certo senso, “avvantaggiata”.

Quindi, la richiesta di trascrizione di un atto di nascita di un bambino dovrebbe essere rigettata in caso di coppia gay?

Sì, la Corte di Cassazione, a sezioni riunite, ha dichiarato l’impossibilità di trascrivere in Italia, come figli di una coppia gay, i bambini nati all’estero, mediante la maternità surrogata, vietata dalla legge 40/2004. Contrariamente a questa decisione, il Tribunale dei minori di Bologna ha riconosciuto l’ex senatore del PD, Sergio Lo Giudice, come padre di due figli ottenuti all’estero con la pratica dell’utero in affitto. È stato usato, in modo strumentale, l’istituto dell’adozione in casi particolari, andando a equiparare, di fatto, l’unione civile alla famiglia. Così facendo, si introduce una legittimazione surrettizia dell’utero in affitto.

Tornando alla fecondazione eterologa, questa sancisce la fine della maternità? Quante mamme può avere un bambino? 

Una volta si diceva di mamma ce n’è una sola, adesso no: di mamme ce ne possono essere fino a quattro, perché si possono operare varie manipolazioni. È esemplare il caso degli embrioni scambiati all’Ospedale Pertini di Roma che fece emergere tutte le insanabili e inquietanti contraddizioni della nuova genitorialità. Due coppie di aspiranti genitori si erano rivolte al centro di procreazione medicalmente assistita e, a causa di un clamoroso errore, gli embrioni della prima coppia venivano impiantati nell’altra e viceversa. Lo scambio dava vita, in sostanza, ad una eterologa “involontaria”.

E dopo che è successo? Qual donna delle due coppie è la “vera” mamma?

Dopo l’impianto degli embrioni, una sola coppia – che definisco A, per chiarezza espositiva – otteneva la gravidanza, l’altra – la coppia B – no. Nascevano due gemellini che avevano un legame genetico con entrambi i partner della coppia B e un legame biologico solo con la donna della coppia A, che li aveva partoriti.

Alla nascita, in conformità con la normativa italiana in materia, veniva dichiarata madre colei che aveva partorito i bambini – del resto, dal punto di vista biologico è questa la secolare storia della maternità e della paternità! – e dichiarato padre il marito della stessa, il quale non aveva nessun tipo di legame con i minori.

Come si può, a questo punto, stabilire la maternità? Di chi sono, allora, i gemelli? Qual è la “vera” mamma, il “vero” papà? Il tutto è disordinato, anche sul piano del diritto; come si fa a decidere in modo “giusto”? Questo fa capire quanti problemi etici pone l’eterologa.

Ha ancora senso parlare del best interest del minore? 

In Inghilterra, i famosi casi come quello di Charlie Gard in cui volevano far morire i bambini nel nome del loro best interest, permettono di comprendere come questo sia un concetto facilmente manipolabile, molto poco oggettivo e con criteri che possono variare in maniera incontrollabile. Il paradigma è proprio saltato.

Con l’avanzamento della scienza medica e delle nuove biotecnologie riproduttive, il principio del superiore interesse del minore appare ancora più “fluido”…    

Sì, porto un altro esempio sul tema. Nel famoso caso Paradiso-Campanelli, la Corte europea dei diritti dell’uomo, per sanare la situazione incerta di un bimbo nato da utero in affitto, aveva stabilito, in prima istanza, che, in virtù del best interest, il minore dovesse rimanere con la persona che avesse instaurato con lui un rapporto di cura, a prescindere dal legame biologico. Per assurdo, se io rapissi un bambino e lo tenessi il tempo necessario per far nascere una relazione affettiva, magari andrei in galera, scontando una condanna, ma il bimbo ormai sarebbe “mio”. Una sorta di usucapione che avrebbe aperto più problemi di quanti non ne avrebbe risolto.

Il caso Paradiso-Campanelli, appena citato, si è concluso con un “colpo di scena”…

Sì, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha rovesciato la sentenza di prima istanza, rigettando il ricorso dei coniugi Paradiso-Campanelli contro l’Italia.

La vicenda è questa: una coppia eterosessuale si recava in Russia e otteneva un bambino tramite utero in affitto. Rientrata in Italia, la coppia si imbatteva nel rifiuto, da parte delle autorità, a trascrivere il certificato di nascita per esigenze di tutela dell’ordine pubblico – per inciso, non vi era alcun legame biologico della coppia con il minore! –. Dopo aver avviato le indagini per i reati di falsa attestazione e per la violazione della legge sulle adozioni, il Tribunale italiano affidava il bambino ad altra coppia, avviando la procedura adottiva.

La Corte, in controtendenza rispetto agli orientamenti dominanti in tema di genitorialità e diritti umani, giungeva ad affermare che lo Stato Italiano non avesse violato alcuna norma della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo e che, in questo caso, l’adozione fosse una decisione assunta nel rispetto del best interest del minore. Si è trattato di una sentenza storica che ha posto, per la prima volta, un freno alle pratiche di “genitorialità fai-da-te”.

Fonte: l’Occidentale

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