C’è un’Europa che si oppone ancora a gender e aborto

di Luca Volonté.

Da Est (e in parte ad Ovest) si alzano voci e avanzano proposte a tutela della vita umana. I recentissimi avvenimenti in Slovacchia, che ha varato una legge che restringe l’aborto e aiuta la maternità, insieme alle scelte della Romania contro l’ideologia gender e a favore della famiglia, dimostrano che esiste una resistenza. In Portogallo e in Italia l’opposizione c’è, ma è di tipo popolare.

Da Est ad Ovest si alzano voci ed avanzano proposte a tutela e per la promozione della vita umana, i recentissimi avvenimenti in Slovacchia, Italia, Romania e Portogallo ci mostrano il volto di una Europa che vuol respirare e accetta sempre meno lo strangolamento delle nuove ideologie totalitarie.

A poco più di quattro mesi dalla vittoria alle elezioni di primavera e a due mesi dalla approvazione del Programma di legislatura della coalizione, il nuovo Governo conservatore e cattolico in Slovacchia accelera sulle proposte a favore della maternità che introdurranno anche nuovi limiti all’aborto (nella foto una manifestazione contro l’aborto).

La proposta di legge è sostenuta dalla stragrande maggioranza dei membri del parito di maggioranza OL’aNO e, seppur sui principi non negoziabili non esista un ferrreo vincolo di maggioranza, costituisce un passo in avanti per dare un aiuto concreto alle donne in gravidanza e alle loro famiglie. Tutto ciò, al fine di prevenire l’aborto eseguito per «ragioni sociale ed economiche». L’obiettivo della riforma legislativa, presentata nei giorni scorsi alla stampa, «è una Slovacchia senza aborti e con questa proposta di legge vogliamo iniziare con l’eliminare tutte quelle ragioni sociali ed economiche che costringono le donne nel nostro paese a scegliere l’aborto», queste le parole di Anna Zabrorska che ha presentato la proposta a nome dell’intergruppo “cristiani uniti” del Parlamento.

Il primo aiuto importante è quello finanziario– lo Stato slovacco aiuterà economicamente le madri incinte non solo dopo la nascita del bambino ma anche durante la gravidanza, gli aiuti saranno maggiori se i bambini sono disabili; – lo Stato sosterrà finanziariamente tutti i bambini nati, mentre ora il sostegno finanziario è limitato ai primi 3 figli; lo Stato svilupperà una rete di “case di soccorso’”per l’accoglienza e la permanenza di madri (durante la gravidanza, nel periodo della nascita e sino ai primi tre anni di vita del bambino).

Oltre al supporto finanziario, le nuove norme proposte impongono una seria ricerca statistica sui “motivi dell’aborto”. Inoltre si propone di allungare il periodo di riflessione da 48 a 96 ore, per dare alle donne più tempo per considerare tutte le opzioni e diverse informazioni sulle alternative all’aborto stesso. Inoltre, se approvata, la nuova legge vieterà «qualsiasi pubblicità sull’aborto». Dopo 30 anni dalla approvazione della legge sull’aborto potrebbe essere questa maggioranza (persino il maggior partito di opposizione, i Socialisti SMER è favorevole alla famiglia naturale e alle politiche di natalità) ad imprimere una svolta netta contro l’aborto.

Se Bratislavia decisamente muove i primi passi per la vita e la maternità, a Bucharest e in Romania, con un voto bi-partisan delle maggiori forze politiche di maggioranza e opposizione della Romania (LiberalConservatori e Socialisti), dapprima è stata approvata una nuova legge per l’insegnamento non obbligatorio dell’“educazione alla salute”, che non include l’ideologia gender e che prevede il diritto dei genitori di esplicitare il proprio consenso (4 giugno, 269 voti favorevoli e 38 tra astenuti e contrari), mentre lo scorso 16 giugno si è approvato il divieto assoluto all’insegnamento della ideologia di gender nelle scuole superiori ed università dell’intero paese.

A tutte le polemiche scatenatesi, interne ed internazionali, ha risposto il Relatore del provvedimento, Senatore Vasile Cristian Lungu ribadendo che «gli studi di genere non sono un libero dibattito di idee, ma un indottrinamento politico-di sinistra» di una «teoria politico-ideologica (di origine neo-marxista)». Non finisce qui, l’azione bi-partisan di LiberalConservatori e Socialisti ha portato negli ultimi mesi anche al raddoppio degli aiuti economici per la natalità e per ogni figlio che varranno circa 123 euro al mese da 0 a 18 anni di età. Inoltre, con l’accordo parlamentare e gli sforzi della Associazione Europea delle Famiglie Numerose (ELFAC), dallo scorso 3 giugno il nuovo Certificato di Famiglie Numerose ed i benefici connessi si incrementano gli aiuti economici e sociali delle famiglie numerose romene a livello di quelli previsti in Francia e Spagna.

Nell’Europa occidentale, in Portogallo, lo scorso 20 febbraio cinque proposte di legge che introducono l’eutanasia sono state approvate dal parlamento portoghese e rinviate alla Commissione parlamentare competente. I movimenti e associazioni pro life e le chiese cristiane si erano mobilitate sin da subito per la raccolta di firme in vita di un referendum abrogativo, ebbene ad inizio marzo le firme raccolte erano già 74 mila (il minimo necessario era di 60 mila), a metà mese (inizio quarantena) le firme erano 86 mila. Ad inizio giugno, con la riapertura del Parlamento, invece di occuparsi delle complesse conseguenze economiche, sociali e sanitarie provocate dal Covid 19, la maggioranza Socialcomunista ha annunciato la volontà di riaprire il dibattito sulla eutanasia per accelerarne l’approvazione.

Niente affatto spiazzati, i pro life il 18 giugno hanno depositato 95 mila firme in Parlamento. Lunedì 15 giugno i 15 più prestigiosi giuristi laici e cattolici del paese, sostenuti da diverse università, hanno inviato una lettera pubblica al Presidente del Parlamento dichiarandosi pronti al ricorso alla Corte Costituzionale in caso di approvazione delle norme sull’eutanasia. Il 19 giugno, l’Ordine Nazionale dei Medici (che in Portogallo ha il potere di regolare la professione medica) ha informato il parlamento che se questa legge verrà approvata vi opporranno il diritto costituzionale di “resistenza’” e quindi «nessun medico verrà nominato nelle Commissioni che dovrebbero decidere su ogni caso di eutanasia». I tempi si dilatano almeno sino ad ottobre.

Infine noi italiani: l’urgenza Covid 19 per la maggioranza Socialpopulista e comunista di governo significa approvare la Legge Bavaglio (DDL Zan e altri) di cui abbiamo scritto. Anche qui la reazione che si sta organizzando in centinaia di piazze del paese per il prossimo 11 Luglio, dimostra che esiste ancora un popolo stanco, piagato ma non rassegnato a farsi soffocare da follie ideologiche infondate e incivili.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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