Ora Godot-Bonaccini aspira a Palazzo Chigi

di Giuseppe Leonelli.

Il suo libro su come battere la destra presentato due settimane fa, in piena emergenza sanitaria, era già un segnale chiaro delle mire romane del governatore emiliano-romagnolo Stefano Bonaccini, ma ora arriva la conferma dalle sue stesse parole. “Non mi monto la testa e tengo i piedi per terra. Ma allo stesso modo non escludo nulla, ci si mette a disposizione se si ha passione politica per migliorare la cosa pubblica” – ha infatti detto Bonaccini rispondendo a una domanda del direttore de L’Espresso sulla possibilità di una sua candidatura a premier.

Diploma di maturità scientifica, Bonaccini inizia la carriera agli inizi degli anni 90 come assessore nel piccolo Comune di Campogalliano nel modenese, di qui la scalata partitica: segretario cittadino del Pds di Modena, segretario provinciale del Pd di Modena e infine segretario regionale del Pd: una vita politica tutta concentrata nelle stanze di partito, dalle quali esce per candidarsi alla presidenza della Regione dopo le dimissioni di Errani nel 2014.
Soprannominato ‘Godot’ per la sua strategia attendista, il governatore emiliano del resto si è sempre messo a disposizione. Del suo partito, si intende. O meglio della corrente vincente all’interno del suo partito: Bersaniano di ferro quando Bersani era saldamente al comando, Renziano doc durante il regno di Renzi, Zingarettiano al momento dell’ascesa del governatore del Lazio. A disposizione del vincente di turno.

Ora, dopo il deciso cambio di look con occhiali a goccia e barbetta alla Vacchi, e forte di una inaspettata (almeno nelle dimensioni) riconferma alle regionali di qualche mese fa, Stefano da Campogalliano punta al bersaglio grosso: la guida del Paese al posto dell’ormai logoro Giuseppe Conte. Per la prima volta Bonaccini non si nasconde all’ombra del leader nazionale del momento, ma punta ad essere egli stesso il padre nobile di se stesso, il condottiero del carro vincente.
Un condottiero che può contare su due armi. Da un lato quella della narrazione costruita ad hoc dal governo giallorosso per celare i limiti della gestione della emergenza sanitaria in Emilia Romagna, ricordiamo Regione che in base ai dati Iss detiene il triste primato per percentuale di decessi per Covid nelle case di riposo. Dall’altro quella di un partito, il Pd, resuscitato dalle dimissioni di Salvini di un anno fa ma ancora alla ricerca di un uomo-forte dopo l’esperienza renziana e che potrebbe affidarsi alla figura del ‘governatore d’Italia’ da contrapporre magari al leghista Zaia.
Basteranno queste due frecce per consentire a Bonaccini di fare centro? Una domanda alla quale è impossibile rispondere. Una cosa è certa. Finchè Bonaccini non sarà quasi sicuro di riuscire nell’intento non inizierà la corsa. In fondo è proprio la capacità di farsi attendere che dava forza a Godot.

Fonte: l’Occidentale

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