L’epidemia di COVID-19, la Cina e l’Organizzazione Mondiale della Sanità

di Ermanno Pavesi (Associazione Internazionale Medici Cattolici)

Tavolo di Lavoro sul dopo-coronavirus

Gli inizi dell’epidemia secondo le autorità cinesi

Una ricostruzione delle fasi iniziali dell’epidemia è stata fornita in un articolo scritto da diversi autori cinesi e pubblicata sul sito di una importante rivista medica, The Lancet, il 24 gennaio 2020. L’articolo può essere considerato una versione ufficiale, in quanto ha avuto il patrocinio del Ministero della scienza e della tecnologia, dell’Accademia cinese delle scienze mediche, della Fondazione cinese di scienze naturali e dalla Commissione di scienza e tecnologia del Municipio di Pechino.

L’articolo riferisce che il 31 dicembre 2019 le autorità sanitarie di Wuhan hanno comunicato che si erano verificati 27 casi di polmonite di origine sconosciuta di probabile origine virale. Dallo stesso giorno tutti i pazienti sospetti sono stati ricoverati all’ospedale Jin Yintan di Wuhan, e seguiti da un gruppo di esperti, formato da medici, epidemiologi, virologi e funzionari governativi. Il 2 gennaio il numero di pazienti ricoverati era salito a 59, ma solo 41 sono risultati positivi per quello che allora era chiamato 2019-nCoV. Questi pazienti erano stati ricoverati tra il 16 dicembre e il 2 gennaio. Un paziente aveva manifestato i primi sintomi il 1° dicembre 2019, per questo la data del suo contagio doveva essere fatta risalire al novembre precedente.

L’articolo fornisce soprattutto informazioni di tipo medico, come la sintomatologia, i vari referti e le terapie eseguite, ma anche alcuni dati epidemiologici: conferma che si trattava di un’infezione da un nuovo coronavirus, riferisce che 27 dei 41 pazienti avevano avuto un contatto con il Huanan Seafood Market di Wuhan, un mercato del pesce che vendeva anche animali vivi per uso commestibile, chiuso dalle autorità il 1° gennaio, ma che un terzo dei malati, in particolare quello che per primo aveva presentato i sintomi della malattia, non aveva avuto contatti con quel mercato. L’articolo ritiene possibile una trasmissione del virus da uomo a uomo e raccomanda quindi di prendere tutte le precauzioni per evitare la contaminazione per via aerea.

Un tempismo sospetto

Alcuni particolari fanno sorgere alcune legittime domande: perché proprio il 31 dicembre è stata presa la decisione di comunicare ufficialmente i 27 casi di polmoniti sospette, di centralizzare i pazienti sospetti in un solo ospedale, di vietare a terzi di fornire informazioni sui casi di polmonite, e perché il mercato del pesce è stato chiuso il 1° gennaio. Si può pensare che queste decisioni siano state la reazione delle autorità a quanto successo il 30 dicembre, giorno in cui l’oculista Li Wenliang aveva comunicato a numerosi colleghi in una chat la presenza nel suo ospedale di pazienti affetti da coronavirus. La notizia era stata poi diffusa in internet, Li è stato ammonito dai suoi superiori per aver pubblicizzato informazioni interne all’ospedale e successivamente convocato dalla polizia. Il fatto che le autorità siano state in grado già il giorno successivo di riunire i 27 casi sospetti nello stesso ospedale lascia pensare che fossero già al corrente dell’infezione e ne abbiano dato un annuncio ufficiale solamente perché la notizia era ormai di dominio pubblico. L’articolo rivela pure che la decisione di chiudere il mercato del pesce è stata presa perché una parte dei malati aveva in comune proprio contatti con quel mercato, ciò che lascia presumere che le autorità avessero già formulato un’ipotesi sull’origine dell’epidemia.

Origini del virus

Comunicati e bollettini dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno sottolineato ripetutamente l’importanza di ricostruire l’origine del virus, ricerca che è stata elencata fin dall’inizio tra i compiti primari per le autorità cinesi. L’ultimo aggiornamento sulle origini del virus sul sito dell’OMS, visitato il 5 maggio, risaliva al 26 marzo. Al mercato del pesce di Wuhan viene attribuito un ruolo importante per la diffusione del virus, si ammette, però, tanto la possibilità della trasmissione del virus da una fonte animale del mercato alla popolazione umana, quanto dell’introduzione del virus al mercato da un portatore umano, con la sua successiva moltiplicazione nell’ambiente del mercato con il contagio di commercianti e clienti. Non è ancora chiaro se il virus, che avrebbe il suo serbatoio ecologico nei pipistrelli, sia arrivato direttamente all’uomo da pipistrelli, oppure con un animale, selvatico o no, come ospite intermedio. L’OMS informa pure che sono attualmente in corso, o progettate, indagini nell’area dove si trova la presunta fonte della epidemia in Cina.

L’OMS dichiara che. “Quando si scopre un nuovo virus, è importante capire da dove viene. Questo è cruciale per poter identificare e isolare la fonte e prevenire ulteriori passaggi del virus alla popolazione umana”. Bisogna prendere atto che a distanza di più di quattro mesi, a parte l’identificazione del nuovo coronavirus, non sappiamo molto di più di quanto aveva segnalato il dottor Li il 30 dicembre 2019. È consolante, però, sapere che indagini sono in corso o sono progettate, è sperabile che qualche informazione utile arrivi prima della fine dell’epidemia.

La possibilità che il virus sia uscito dal laboratorio di virologia di Wuhan non viene neanche ricordato, nonostante, secondo fonti di stampa, diplomatici dell’Ambasciata americana a Pechino abbiano visitato due volte il laboratorio e nel gennaio 2018 abbiano comunicato a Washington la loro preoccupazione per l’inadeguatezza delle condizioni di sicurezza.

L’OMS e l’epidemia di COVID-19: una cronistoria

L’ufficio dell’OMS in Cina è stato informato dell’esistenza di un gruppo di polmoniti di natura sconosciuta, ma probabilmente virale, già il 31 dicembre 2019.

Il 1. gennaio l’OMS ha costituito l’IMST (Incident Management Support Team) a tre livelli dell’organizzazione: quartiere generale, quartiere generale regionale e nazionale, mettendo l’organizzazione in stato di emergenza per affrontare l’epidemia.

Il 5 gennaio l’OMS ha comunicato di essere stata informata dalle autorità cinesi che fino al 3 gennaio i casi erano 44.  L’OMS ha anche dichiarato di seguire da vicino la situazione e di essere in stretto contatto con le autorità nazionali cinesi. Non raccomandava neppure misure specifiche per viaggiatori.

Il 9 gennaio la Dichiarazione dell’OMS relativa a gruppi di casi di polmonite a Wuhan, in Cina, afferma che: “La Cina ha grandi capacità e risorse di sanità pubblica per rispondere e gestire le epidemie di malattie respiratorie. […] L’OMS continua a monitorare da vicino la situazione e, insieme ai suoi partner, è pronta a fornire supporto tecnico alla Cina per indagare e rispondere a questo focolaio”.

Il 10 gennaio l’OMS emette un comunicato per viaggiatori da e per Wuhan: dopo aver fatto alcuni cenni all’insorgenza della polmonite, segnala che: “Il 9 gennaio le autorità cinesi hanno riferito nei media che la causa di questa polmonite virale è stata identificata come un nuovo tipo di coronavirus, che è diverso da qualsiasi altro coronavirus umano scoperto finora”.  Ciò vuol dire che l’agente patogeno delle polmoniti era stato individuato, e che si trattava di infezioni da coronavirus. Comunque: “L’OMS sconsiglia specifiche misure sanitarie per viaggiatori. […] Sulla base delle informazioni attualmente disponibili su questo evento, l’OMS non raccomanda l’applicazione di restrizione a viaggi e commerci in Cina”.

Il 12 gennaio l’OMS riferisce che le autorità cinesi avrebbero identificato e seguito 763 stretti contatti dei pazienti infetti, tra cui operatori sanitari, ma di non aver trovato altri casi di infezione con il nuovo coronavirus, per questo non sarebbe esistita una chiara evidenza della possibilità di trasmissione da uomo a uomo. Considerata la contagiosità del virus, è poco attendibile che i pazienti non abbiano contagiato nemmeno uno dei 763 contatti.

Il 20 e 21 gennaio esperti dell’ufficio cinese e dell’ufficio del Pacifico occidentale hanno fatto una visita a Wuhan.

Il 22 gennaio la missione dell’OMS in Cina ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che a Wuhan c’erano prove della trasmissione da uomo a uomo, ma erano necessarie ulteriori indagini per comprendere la portata del contagio.

Il 23 gennaio la riunione del Comitato di emergenza del Regolamento sanitario internazionale (IHR) dell’OMS ha deciso di non dichiarare ancora l’epidemia come pandemia.

Il 24 gennaio vengono comunicati “Consigli OMS aggiornati per il traffico internazionale in relazione allo scoppio del nuovo coronavirus 2019-nCoV”.  Per l’OMS l’obiettivo è di “limitare il rischio”: “Con le informazioni attualmente disponibili sul nuovo coronavirus, l’OMS raccomanda di attuare misure per limitare il rischio di esportazione o importazione della malattia, senza inutili restrizioni al traffico internazionale.” E “Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, l’OMS non raccomanda l’applicazione di eventuali restrizioni al traffico internazionale”.

Il 28 gennaio una delegazione dell’OMS guidata dal Direttore generale si è recata a Pechino per incontrare la “leadership” cinese, per apprendere di più sulla risposta della Cina e per offrire ogni assistenza tecnica.  Il dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha concordato con i leader del governo cinese la missione in Cina di un gruppo internazionale di scienziati di spicco per comprendere meglio il contesto, la risposta generale e per scambiare informazioni ed esperienze.

Solamente il 6 febbraio tra gli obiettivi strategici dell’Oms viene elencata la prevenzione di ulteriori diffusioni internazionali dalla Cina e l’11 marzo ha dichiarato pandemia il COVID-19.

L’OMS: gestione impeccabile dell’epidemia?

L’OMS è stata informata e coinvolta fin dal 31 dicembre. Il giorno successivo ha organizzato un gruppo di supporto a diversi i livelli. L’OMS ha avuto fiducia nelle autorità cinesi e si è basata sulle loro comunicazioni ufficiali. Solo dopo tre settimane rappresentanti dell’ufficio cinese dell’OMS si sono recati a Wuhan, e solo dopo quattro settimane il direttore generale con una delegazione ha incontrato a Pechino la leadership cinese, con la quale è stata concordata una collaborazione con esperti internazionali.

Il 9 gennaio l’OMS ha dichiarato di confidare nella capacità del sistema sanitario cinese di contenere l’epidemia. Ha inoltre accettato acriticamente le informazioni delle autorità cinesi, pe esempio che una quarantina di pazienti di COVID-19 non avrebbero contagiato neanche uno dei 763 contatti identificati e seguiti.

Se si prende alla lettera un passaggio del suo comunicato del 10 gennaio, sembra che l’OMS abbia appreso solamente dai media che l’agente patogeno delle polmoniti era stato identificato e che si trattava di un’epidemia da coronavirus, questo significa che non era stata informata direttamente: “Il 9 gennaio le autorità cinesi hanno riferito nei media che la causa di questa polmonite virale è stata inizialmente identificata come un nuovo tipo di coronavirus”. Comunque, sulla base delle informazioni ricevute, l’OMS ha sconsigliato limitazioni nella circolazione dei viaggiatori, e non ha raccomandato l’applicazione di restrizione a viaggi e commerci in Cina. Solamente il 24 gennaio ha aggiornato i consigli per i viaggi e il 6 febbraio ha definito obiettivo strategico la prevenzione di ulteriori diffusioni internazionali dalla Cina. Parafrasando un noto proverbio, però, “si sono chiuse le porte quando i virus erano già scappati” e in tutte le direzioni.

Dopo l’epidemia della SARS, la Sindrome respiratoria acuta grave, del 2002-2004 scienziati e autorità sanitarie erano convinti che lo scoppio di una nuova epidemia con il rischio di una pandemia sarebbe stata solamente una questione di tempo. Questo è stato anche il parere, in Svizzera, dell’Ufficio federale della sanità pubblica: “Dato che non si può negare l’ipotesi che il Coronavirus associato alla SARS o coronavirus simili continueranno a manifestarsi in diversi tipi di animali selvatici o domestici, non si può escludere che a un certo punto tali virus si trasmetteranno dall’animale all’uomo, innescando di conseguenza una nuova epidemia, come fu il caso nel 2012 con il MERS-CoV (Middle-East Respiratory Syndrome-Coronavirus), o una pandemia”.

Per questo motivo da anni scienziati in tutto il mondo hanno profuso energie nella ricerca di tutti i coronavirus possibili e nel loro studio, per essere preparati nel modo migliore ad affrontare la prossima epidemia-pandemia, ben consapevoli della pericolosità del virus e della difficoltà di trovare terapie efficaci.

Non sembra che l’OMS abbia reagito nel modo più adeguato e tempestivo, per lo meno da quando è stata chiara la diagnosi di coronavirus. Si ha l’impressione che: una volta chiuso e sanificato il mercato del pesce di Wuhan, l’avvenuto isolamento dei pazienti infetti, il mancato contagio dei contatti (per lo meno a detta delle autorità cinesi), con la presunta esclusione del contagio da uomo a uomo, per l’OMS sia stato sufficiente confidare nel sistema sanitario cinese, senza la necessità di limitare i traffici internazionali per e dalla Cina. La Cina sarebbe stata in grado di contenere l’epidemia entro i suoi confini, così il rischio della sua esportazione e di una successiva pandemia non avrebbe richiesto misure straordinarie.

Gli ultimi sviluppi: la Cina sbatte la porta in faccia all’OMS

Il 6 maggio 2020 la portavoce del Ministero degli esteri cinese, Hua Chunying, ha tenuto una conferenza stampa presso la Missione Permanente della Repubblica Popolare Cinese presso le Nazioni Unite a Ginevra.

Durante la conferenza stampa, il giornalista di Sky ha ricordato che in una intervista rilasciata la settimana precedente a Sky, il rappresentante dell’OMS in Cina, il Dottor Gauden Galea, aveva raccontato di aver chiesto ripetutamente alle autorità cinesi di invitare l’OMS a partecipare alle indagini sull’inizio dell’epidemia, richiesta che è stata respinta. Il giornalista ha chiesto la ragione del rifiuto. La spiegazione della Portavoce è stata chiara: Le autorità cinesi avrebbero fornito fin dall’inizio un’informazione trasparente e puntuale. La richiesta per un tale invito sarebbe dettata non da interessi scientifici ma politici, per stigmatizzare e colpevolizzare la Cina.

Anche nelle risposte ad altri giornalisti, la signora Hua Chunying ha sottolineato la stretta collaborazione con l’OMS, ma allo stesso tempo ne ha delimitato chiaramente le competenze: si dovrebbe interessare di problemi globali, alla soluzione dei quali la Cina sarebbe disposta a collaborare, ma viene esclusa la sua partecipazione a indagini sull’inizio dell’epidemia. In altri termini l’OMS si dovrebbe interessare del resto del mondo, mentre gli affari cinesi sarebbero di esclusiva competenza cinese.

La chiusura alla richiesta dell’OMS è categorica: “Noi ci opponiamo a una cosiddetta indagine che è stata richiesta da politici in pochi paesi per calcoli politici basati sulla presunzione di colpa”.

Si tratta di una situazione imbarazzante per l’OMS che si è comportata piuttosto da osservatore passivo che si è fidata acriticamente delle informazioni fornite dalla Cina,-  anche quando le veniva comunicato che più di 40 casi di coronavirus non avrebbero contagiato nemmeno uno dei 763 contatti identificati e seguiti – e su tali informazioni ha formulato le sue raccomandazioni. Ora deve accettare il rifiuto di partecipare alle indagini con il pretesto che alcuni esponenti politici di qualche paese sperano di trovare prove di responsabilità delle autorità cinesi agli inizi dell’epidemia. Il buon senso consiglierebbe alle autorità cinesi, se non hanno niente da nascondere, di autorizzare un’indagine internazionale, in tal modo potrebbero dimostrare l’infondatezza dei sospetti e delle accuse.

Fonte: Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Legge Zan omofobia: ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere

      di Carlo Giovanardi. Tanto è già stato scritto e detto sull’art.1 della proposta di legge Zan sull’omofobia, oscurantista e liberticida, che colpisce penalmente chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, senza naturalmente spiegare quali sarebbero le fattispecie incriminabili, come la Conferenza Episcopale Italiana ha giustamente sottolineato. Leggi il seguito…

    • Se è di moda inginocchiarsi (ma non in chiesa)

      di Stefano Fontana. Dai parlamentari ai piloti di Formula 1, fino agli atleti negli stadi. Mentre il mondo si inginocchia allo slogan “Black Lives Matter”, in molte chiese si vieta di inginocchiarsi davanti a Dio. E non c’entra solo il Covid. Inginocchiarsi ha un significato religioso e l’attuale moda ha tratti ideologici. Come diceva Benedetto XVI, chi rifiuta Dio finisce per credere negli idoli. Leggi il seguito…

    • Quattro ragioni per cacciare Conte

      di Marcello Veneziani. Ma perché ce l’avete così tanto con Conte, dopotutto non è di sinistra, ha garbo, un po’ di studi, piace alla gente e poi è pugliese come lei, mi scrive una signora conterronea, madre di tre bambini (complimenti per la triplice maternità se non è reato con la nuova legge anti-transomofobia). Gentile Signora, non ho nulla di personale contro Conte, non ho rancori di alcun tipo, rivalse di campanile o tifoserie di contrada politica. L’unica volta che lo incontrai in un comitato di studiosi fu garbato e garbatamente inconcludente; il tema era valorizzare l’italianità con gli anniversari storici e ovviamente non si fece niente. Nulla di personale; del resto è il Nulla fatto persona. Leggi il seguito…

    • Anche il Mes si tinge di arcobaleno e strizza l’occhio alla teoria del Gender

      di Giuseppe Pica. Non solo le istituzioni europee nel loro complesso hanno sposato al 100% le cause liberal, ora non si ha problema a far riferimento anche ad elementi economici per giustificare l’adesione alle battaglie che riguardano le teorie “gender”. Se fino a ieri quindi il MES aveva come nemici tutti coloro i quali lo consideravano il simbolo più punitivo dell’UE dal punto di vista economico, c’è da scommettere che d’ora in poi anche nel mondo cattolico e moderato in pochi faranno la fila per difenderlo a spada tratta Leggi il seguito…