Domande alla Santa Sede dopo la violazione del Concordato

di Gianfranco Amato.

Perché la Santa Sede non ha denunciato la violazione del Concordato? Si intende farne cessare gli effetti per disapplicazione e desuetudine? Non è più interessata a quel particolare trattato internazionale? La grave inerzia di fronte alle violazioni del governo è dovuta ad una limitata conoscenza giuridica o ad una deliberata volontà? Sarebbe giusto comunicarlo ai fedeli, consapevoli delle conseguenze pratiche: la Santa Sede si ritiene ancora uno Stato indipendente?

Alcuni cattolici vorrebbero rivolgere tre semplici domande alla Santa Sede e alla Conferenza Episcopale Italiana a seguito dell’atteggiamento assunto di fronte ai provvedimenti amministrativi del governo Conte in tema di pandemia Covid-19.

1) Primo quesito: tra la Repubblica italiana e la Santa Sede esiste un trattato internazionale, noto come Concordato Lateranense, modificato nel 1985 attraverso quello che la storia conosce come “Accordo di Villa Madama”, voluto dall’allora Presidente del consiglio dei ministri Bettino Craxi. Quell’accordo, riconfermando alcuni importanti diritti dei Patti Lateranensi, riconosceva fin dall’art. 1 che «La Repubblica italiana e la Santa Sede sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani». Si tratta, pertanto, di un trattato internazionale tra due soggetti «indipendenti e sovrani». In questo accordo, peraltro, è espressamente sancito che «la Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione», assicurando in particolare «alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica» (art.2). Ora, è accaduto che il governo italiano, attraverso semplici atti amministrativi – peraltro di dubbia costituzionalità – quali i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri Conte, ha palesemente violato l’Accordo sottoscritto con la Santa Sede, disponendo unilateralmente la sospensione del «pubblico esercizio del culto», e stabilendo quali celebrazioni potessero essere svolte e a quali condizioni.

È come se, per esempio, in un trattato internazionale tra l’Italia e la Francia, il nostro Paese avesse violato uno dei punti dell’accordo. È difficile non immaginare reazioni da parte dell’altro stato contraente. Per non parlare di ciò che potrebbe accadere se l’Italia decidesse unilateralmente di non rispettare un trattato europeo. La domanda che alcuni cattolici vorrebbe porre è la seguente: Perché la Santa Sede non ha formalmente denunciato la violazione del Concordato con la Repubblica italiana?

2) Secondo quesito: il trattato internazionale tra Italia e Vaticano prevede all’art.14 che in caso di violazioni, difficoltà di interpretazione o di applicazione degli accordi stipulati le parti contraenti affidino «la ricerca di un’amichevole soluzione ad una Commissione paritetica da loro nominata». A questo riguardo, la domanda che alcuni cattolici vorrebbero porre è: perché la Santa Sede, di fronte alla violazione del governo italiano, non ha attivato la procedura dell’art.14, richiedendo la nomina della Commissione paritetica per dirimere la controversia?

3) Terzo quesito: tutti i trattati internazionali, come il Concordato tra Italia e Vaticano, sono soggetti al rischio della della disapplicazione e della desuetudine. Per mantenere gli effetti giuridici del Concordanto non è sufficiente la sua pacifica applicazione da parte dei contraenti, ma è necessaria, piuttosto, la denuncia – nelle forme previste dagli stessi Trattati o comunque contemplate dal diritto internazionale – delle violazioni e delle disapplicazioni, al fine di costringere il contraente inadempiente a rispettare i patti.

La domanda che alcuni cattolici vorrebbero porre è la seguente: la Santa Sede intende far cessare gli effetti del Concordato per disapplicazione e desuetudine? Non è più interessata a quel particolare trattato internazionale? La grave inerzia di fronte alle violazioni del governo italiano è dovuta ad una limitata conoscenza giuridica o ad una deliberata volontà di non volersi più avvalere dei diritti e delle prerogative contemplate nel Concordato? Se, infatti, si trattasse di una precisa volontà, sarebbe giusto comunicarlo esplicitamente ai fedeli. E sarebbe anche opportuno essere consapevoli di tutte le conseguenze pratiche di tale rinuncia. Alcuni esempi per capire.

La rinuncia al Concordato farrebbe venire meno il terzo comma dell’art.2 che garantisce «ai cattolici e alle loro associazioni ed organizzazioni la piena libertà di riunione o di manifestazione del pensiero», farebbe cessare anche l’art.4 il quale prevede che gli «ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero». Verrebbero meno anche gli effetti dell’art.5 che sancisce «il divieto di requisizione, occupazione, espropriazione o demolizione degli edifici aperti al culto in mancanza di previo accordo con la competente autorità ecclesiastici», e che «salvo i casi di urgente necessità, la forza pubblica non potrà entrare, per l’esercizio delle sue funzioni, negli edifici aperti al culto, senza averne dato previo avviso all’autorità ecclesiastica».

Il protocollo sottoscritto il 7 maggio 2020 tra il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro dell’Interno e il Presidente della Conferenza Episcopale italiana non è stato fatto rientrare nel quadro del trattato internazionale tra Stato e Chiesa. Quello stesso protocollo – che non a caso omette qualunque riferimento o rinvio al Concordato lateranense e al successivo Accordo di Revisione – potrebbe domani essere invocato come prova della volontà di far cessare gli effetti dei citati patti internazionali per disapplicazione e desuetudine.

La questione è molto semplice: la Santa Sede si ritiene ancora uno Stato indipendente e sovrano? E la Chiesa cattolica italiana intende ancora essere riconosciuta dallo Stato italiano come un’istituzione «indipendente e sovrana» in virtù di un trattato internazionale, o si accontenta di essere trattata come qualunque altra istituzione? Sono domande lecite a cui pare doveroso rispondere in maniera chiara, esplicita ed onesta. Qualcuno da Oltretevere batta un colpo.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Legge Zan omofobia: ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere

      di Carlo Giovanardi. Tanto è già stato scritto e detto sull’art.1 della proposta di legge Zan sull’omofobia, oscurantista e liberticida, che colpisce penalmente chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, senza naturalmente spiegare quali sarebbero le fattispecie incriminabili, come la Conferenza Episcopale Italiana ha giustamente sottolineato. Leggi il seguito…

    • Se è di moda inginocchiarsi (ma non in chiesa)

      di Stefano Fontana. Dai parlamentari ai piloti di Formula 1, fino agli atleti negli stadi. Mentre il mondo si inginocchia allo slogan “Black Lives Matter”, in molte chiese si vieta di inginocchiarsi davanti a Dio. E non c’entra solo il Covid. Inginocchiarsi ha un significato religioso e l’attuale moda ha tratti ideologici. Come diceva Benedetto XVI, chi rifiuta Dio finisce per credere negli idoli. Leggi il seguito…

    • Quattro ragioni per cacciare Conte

      di Marcello Veneziani. Ma perché ce l’avete così tanto con Conte, dopotutto non è di sinistra, ha garbo, un po’ di studi, piace alla gente e poi è pugliese come lei, mi scrive una signora conterronea, madre di tre bambini (complimenti per la triplice maternità se non è reato con la nuova legge anti-transomofobia). Gentile Signora, non ho nulla di personale contro Conte, non ho rancori di alcun tipo, rivalse di campanile o tifoserie di contrada politica. L’unica volta che lo incontrai in un comitato di studiosi fu garbato e garbatamente inconcludente; il tema era valorizzare l’italianità con gli anniversari storici e ovviamente non si fece niente. Nulla di personale; del resto è il Nulla fatto persona. Leggi il seguito…

    • Anche il Mes si tinge di arcobaleno e strizza l’occhio alla teoria del Gender

      di Giuseppe Pica. Non solo le istituzioni europee nel loro complesso hanno sposato al 100% le cause liberal, ora non si ha problema a far riferimento anche ad elementi economici per giustificare l’adesione alle battaglie che riguardano le teorie “gender”. Se fino a ieri quindi il MES aveva come nemici tutti coloro i quali lo consideravano il simbolo più punitivo dell’UE dal punto di vista economico, c’è da scommettere che d’ora in poi anche nel mondo cattolico e moderato in pochi faranno la fila per difenderlo a spada tratta Leggi il seguito…