Svevo, Montale e la Pasqua

Con la Pasqua abbiamo festeggiato la vittoria della vita sulla morte. Mors et vita duello conflixére mirando: dux vitae mortuus, regnat vivus.

La morte e la vita conbatterono, in un mirabile duello: il duce della vita, morto, rega vivo“. Così recita lo splendido inno Victimae paschali laudes, per ricordarci che la morte è stata sconfitta per sempre dalla Resurrezione di Cristo, aprendo agli uomini le porte dei cieli. Queste brevi considerazioni mi fanno venire alla mente due scrittori del Novecento, di questo secolo intriso di pessimismo gnostico, di una tristezza che non ha pari nella storia.

Intendo Italo Svevo ed Eugenio Montale, così simili, per tanti aspetti, ma anche così diversi.

Italo Svevo è il celebre cantore dell’inutilità della vita, dell’incapacità dell’uomo di poterne godere la bellezza ed il senso. Svevo non crede al superuomo dannunziano, ma all’inetto: non c’è in lui quasi neppure il tentativo di trovare una via, per quanto fasulla, di affermazione dell’umano. In una sua lettera scrive: “noi, apostoli del nulla“, intendendo appunto che lui è annunciatore di questa mancanza di significato di ogni cosa. Scrive ancora: “La mia indifferenza per la vita sussiste sempre…qualcosa che non gode con me e che mi avverte: tutto resta commedia, perché calerà poi il sipario“. E alla moglie: “Il giorno in cui a te riuscisse di farmi credere nella vita (è cosa impossibile), io mi ritroverò grandemente sminuito“.

Alla fine de “La Coscienza di Zeno” il suo nichilismo raggiunge il vertice: in una pagina densissima, ricca di riferimenti impliciti a Schopenhauer, Darwin e Freud, i tre autori cui si è abbeverato, Svevo si augura che la “terra ritornata alla forma di nebulosa (in seguito ad una esplosione, ndr) errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie”, e cioè priva di uomini. Perché per lui l’uomo non è che un “triste e attivo animale“, e la vita una malattia, sempre mortale.


La vita e la poesia di Montale sono invece caratterizzati da una cifra diversa. Sembra che anche l’approdo sia stato differente, e che Montale abbia trovato, alla fine, l’amore per la vita e la Fede. In ogni modo anch’egli, a parole, per anni, non crede in nulla, “né in Dio né in Marx”.

Afferma che la vita è “questo scialo/ di triti fatti, vano,/ più che crudele…senza compenso e senza scopo” (Flussi). Coglie una profonda “disarmonia” con la realtà che lo circonda: essa non gli sorride, non corrisponde ai suoi desideri, alla sua speranza, e sulla strada incontra solo il “male di vivere”, il “rivo strozzato che gorgoglia”, la “foglia riarsa” che si accartoccia su se stessa. Eppure queste stesse disarmonie, a ben vedere, invocano qualcosa: il rivo è strozzato, ma cerca di “respirare” (per questo gorgoglia), di esplodere in una nuova vitalità; così la foglia riarsa anela all’acqua, alla vita. E’ Montale stesso che aspetta sempre di stupirsi, di cogliere “un quid liberatore”, un “miracolo” che gli apra orizzonti nuovi: “Se nella mia vita non scocca e presto, una scintilla, io sono un uomo finito“, dice di sé, dopo essersi chiesto, ma senza rassegnazione, “se l’uomo fosse un caso o un’intenzione/ se un lapsus o un trionfo…ma di chi?“. E’ la vita, appena respinta, che sembra talora promettergli qualcosa. Montale lo dice ne I limoni: “talora ci si aspetta/ di scoprire uno sbaglio di Natura, /il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,/ il filo da disbrogliare che finalmente ci metta/ nel mezzo di una verità“.

Questa verità agognata, questo bene, questo quid che può improvvisamente cambiare le cose non è chiaro cosa sia, perché Montale attende la risposta, ma non la conosce, e non può darle un nome. Però, per lo più, è intuito come Dio, come un aldilà trascendente, adombrato ad es. in Mediterraneo: “Noi non sappiamo quale sortiremo/ domani, oscuro o lieto;/ forse il nostro cammino/ a non tocche radure ci addurrà/ dove mormori eterna l’acqua di giovinezza (metafora del Paradiso, ndr);/ o sarà forse un discendere/ fino al vallo estremo,/ nel buio, perso il ricordo del mattino“. Non sapendo precisamente cosa sia, il quid viene espresso, in altre poesie, con altre metafore: è “l’azzurro (che) si mostra/ soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase“; è la “maglia rotta nella rete” che permette al pesciolino di liberarsi e nuotare libero; è il “palpitare lontano di scaglie di mare”, mentre si è prigionieri di “un rovente muro d’orto” (Meriggiare). Vita e morte si sono affrontate, duello mirando, anche in Montale: “Ma se accettiamo il gioco/ ai margini troviamo /un segno intelleggibile /che può dar senso al tutto” (Diario Postumo).

Questo segno, per i cristiani, è il sepolcro vuoto, che rende intelleggibile tutta la nostra vita. Dic nobis, Maria, quid vidisti in via? Sepulcrum Christi viventis, et vidi gloriam resurgentis.

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Inizia l’era di Biden, il presidente del compromesso. Mentre Trump già prepara il ritorno in scena: come, si vedrà

      di Vito De Luca. D’accordo, Joe Biden è il nuovo presidente degli Stati Uniti, il 46°, e Donald Trump, il predecessore, è volato al caldo della Florida. Forse “The Donald” fonderà un suo partito, o un movimento, forse rimarrà all’interno del Gop, il Grand Old Party, forse darà vita ad un network tutto suo, forse si ricandiderà alla presidenza degli Stati Uniti nel 2024, forse lo farà uno dei suoi figli. Di sicuro, però, si ha che da un lato Biden sarà, sin da oggi, a partire dalla raffica degli ordini esecutivi sparati immediatamente (tra l’altro, l’unico e autentico potere governativo che hanno i presidenti americani), un presidente anatra zoppa, e dall’altro che Trump non sparirà. Leggi il seguito…

    • Perché la Chiesa ormai fa politica diretta

      Dottrina sociale di Stefano Fontana. I vertici ecclesiastici sia della Chiesa universale che di quella italiana ormai fanno politica diretta, appoggiano governi e uomini politici, ne condannano altri, sostengono formule politiche a danno di altre o addirittura collaborano a creare nuovi corsi politici. Gli esempi sono molteplici. L’appoggio a Biden, l’odio politico per Trump oppure per Salvini, l’appoggio a suo tempo al governo Monti e ora al governo Conte, il sostegno incondizionato per il governo dell’Unione Europea, la produzione di nuovi soggetti politici come per esempio il partito “Insieme” di Stefano Zamagni, l’invito ai parlamentari cattolici a sostenere un possibile nuovo partito di Conte in cui forse confluirebbe anche “Insieme”. Papa e Vescovi fanno i politicanti, non c’è dubbio. Leggi il seguito…

    • Ettore Gotti Tedeschi: la Scomparsa dei Matrimoni Religiosi in Italia

      di Marco Tosatti. Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il prof. Ettore Gotti Tedeschi ha scritto per La Verità, che ringraziamo, questa riflessione estremamente interessante sul crollo, in termini numerici, dei matrimoni religiosi. Buona lettura.  Leggi il seguito…

    • Crisi di Governo, il day after. Nuovo bivio per Conte: o allarga maggioranza o punta egli stesso al voto

      di Giuseppe Leonelli. Il day after di Giuseppe Conte e del Governo si apre per il premier con la consapevolezza di avere sì vinto la battaglia del Senato ai punti, ma che il match è ancora in pieno svolgimento. Il presidente del Consiglio esce infatti legittimato a livello istituzionale dal voto di palazzo Madama, ma debolissimo a livello politico. Leggi il seguito…