Si può Fare: parliamo ai silenziosi

Hotel America, ore 17 del 25 febbraio: Si può fare. Liberi civici trentini si presenta alla città di Trento.

Sul tavolo il segretario del partito, Francesco Agnoli, fa gli onori di casa, presentando gli altri ospiti: “Nasciamo dall’unione di tre anime: una civica, una popolare ed una autonomista. Il nostro motto allude ad un certo coraggio, che certamente è necessario nel momento in cui si intraprende un’ avventura collocandosi al di fuori dei due poli consolidati; ma il motto allude anche ad una constatazione realistica: si può fare, perché lo spazio per un contenitore diverso oggi c’è”.

E’ lo spazio, dirà nel suo discorso Silvia Zanetti, candidata sindaco del partito, anche lei proveniente come Agnoli da Civica Trentina, dei “silenziosi”, di coloro che sono alternativi alla visione ideologica della sinistra, ma in parte delusi da alcune scelte dell’attuale centro destra trentino.

In sala ci sono, tra gli altri, Giuseppina Coali, Mauro Sarra, Samuela Calliari, Luca Groff ed Alessandro Matonti (Civica Trentina), i consiglieri comunali Lorenzo Rizzoli (in Movimento) ed Eugenio Oliva (Progetto Trentino) e il segretario della Dc trentina Vito Bertè.

Il primo a prendere la parola è Sergio Nicolini, già professore di matematica, architetto, e assessore cooptato per la città di Trento, noto per le sue competenze in campo urbanistico. Nicolini si richiama alla tradizione popolare ed autonomista e ribadisce che il progetto politico di Si può fare vuole essere una voce nuova, ma in continuità con una grande storia. Una storia cui appartiene anche il senatore Renzo Gubert: spetta a lui portare l’adesione al progetto di un mondo che si sente troppo stretto tra due alternative, la destra e la sinistra, nessuna delle quali soddisfa appieno chi si richiami alla tradizione moderata, ed abbia a cuore i valori della famiglia, delle radici cristiane, dello spirito di comunità.

Spetta infine a Silvano Grisenti rappresentare l’adesione di Progetto Trentino al nuovo partito, ricordando che la fedeltà della sua compagine, in Provincia, alla maggioranza di centro destra rimane invariata. Per la città facciamo “un altro discorso”, questo il senso del suo articolato intervento, che vuole però avere una prospettiva nel tempo. Non si tratta, insomma, di un progetto estemporaneo, limitato alle elezioni comunali.

Sono le 17.35 circa quando Silvia Zanetti, introdotta da Francesco Agnoli – “inizia la sua attività politica come fondatrice e portavoce di Trento Città sicura, è mamma, avvocato, fondatrice e direttrice dell’Accademia delle Belle Arti. Soprattutto è una persona seria, umile, capace di ascoltare, e di giocare in squadra”- comincia il suo discorso di autopresentazione di cui riportiamo qualche stralcio, dall’introduzione e dalla conclusione:

Mi piacerebbe dedicare questo giorno ai silenziosi, persone libere e forti della nostra terra, donne e uomini che si impegnano ogni giorno affrontando i problemi di una società che cambia velocemente. Problemi che bisogna affrontare con maggiore impegno e coraggio ma soprattutto con una grande sensibilità: sensibilità per ascoltare, per unire, per essere tutto quello che non siamo e che invece potremmo essere. […] Non so se il mio essere donna abbia avuto un qualche peso nella scelta dei miei compagni di strada. Forse qualcuno degli amici seduti qui sul tavolo, o in platea, ha pensato che il cambiamento possa passare anche di qua, dopo tanti sindaci uomini… accanto a tanti candidati sindaci tutti maschi. E certamente sono una donna che è sia estranea al femminismo aggressivo, sia fiera di esserlo: una donna che lavora, che fa la mamma, che vive la vita quotidiana della famiglia. Una donna che pratica con passione il diritto, come avvocato, e che presiede una Accademia delle belle arti che è senza dubbio una delle avventure significative della mia vita.

La mia femminilità contribuisce al mio sguardo sulla realtà: mi considero concreta, e poco ideologica. Per questo ritengo che la sicurezza sia un bene prezioso, per tutti, per i trentini storici, di ieri, come per quelli di oggi, e per quelli di domani! Vorrei una città più sicura, sì, ma anche più bella, attraente, capace di affascinare con la sua storia, i suoi monumenti, la sua vivacità, sia i nostri giovani, sia i turisti che vengono da fuori; vorrei una città accogliente, attenta ai bisogni di chi è più debole, più fragile, in difficoltà; vorrei una città in cui ci siano spazi per gli anziani, come per i giovani, perché tutti possano provare un senso di appartenenza. Mi piacerebbe che i trentini potessero dire con fierezza: “la mia città!”. […]

Oggi, con la costituzione di questo nuovo movimento -si può fare ! – nato nel solco dei valori civici e dove naturalmente hanno trovato radici comuni esperienze popolari e autonomiste che sono qui con noi oggi, vogliamo ricreare il presupposto per cui la macchina pubblica torni al servizio della comunità. Abbiamo un territorio fortunato e privilegiato, per così dire, ma ciò non significa che dobbiamo nascondere il fatto che il senso di comunità stia progressivamente scomparendo. Il nostro obiettivo sarà dunque, quello di ricreare i presupposti affinché tutti i cittadini possano sentirsi ascoltati e parte integrante della vita pubblica. Solo in questo modo si potrà prevedere per Trento una ripartenza importante nei settori maggiormente trascurati dalla politica amministrativa degli ultimi anni

Da: La voce del Trentino (con qualche integrazione)

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