Intervista sul darwinismo

Non solo siamo noi esseri umani, e solo noi, ad avere creato arte, ma siamo anche le uniche creature capaci di comportamenti misteriosi e imperscrutabili. Noi esseri umani siamo animali enigmatici. Siamo imparentati con il resto del vivente, ma ci distinguiamo per le nostre capacità cognitive… con la comparsa sulla Terra di homo sapiens anatomicamente moderno si era presentato sulla scena un essere del tutto nuovo” (Ian Tattersall, antropologo, curatore della divisione di Antropologia dell’American Museum of Natural History di New York, in Il cammino dell’uomo. Perchè siamo diversi dagli altri animali, Garzanti, Milano, 2004).

Giulia Tanel: diciamocelo, tutti siamo soliti sentire ripetere il mantra “L’uomo deriva dalla scimmia“. Professor Francesco Agnoli*, come è possibile rispondere, senza entrare troppo nei tecnicismi, a una affermazione simile?

F.A. : si può rispondere ricordando che l’uomo è, certamente, un animale: si è sempre detto e sempre saputo. L’uomo partecipa alla natura dell’universo (è fatto di “polvere di stelle”), ma anche alla natura animale: ha un’anima che lo muove, che gli dà vita… possiede istinti, bisogni fisici ecc. Ma l’uomo non è solo animale, come non è soltanto polvere/terra, è anche molto di più. E’ una creatura spirituale, che pensa, vuole, parla, che ha senso morale e che ama in un modo unico. Queste differenze sono qualitative e non quantitative: cioè non sono colmabili. Sono soprattutto differenze che rendono l’uomo superiore alla natura che lo circonda: solo l’uomo, più che essere modificato dall’ambiente, lo modifica lui stesso; solo lui studia la natura, la comprende, se ne serve, dimostrando così, sia nel conoscere che nell’operare, di essere nello stesso tempo parte della natura e ad essa superiore. Nessun animale sa fare qualcosa di simile: nessuna scimmia si pone domande sull’origine dell’universo, sulla struttura della materia, sulle leggi della chimica, e quindi nessuna scimmia opera in modo analogo sulla natura. Nessun animale, infine, si chiede il senso della sua esistenza, e sente in sè il convivere di finito ed infinito, tempo ed eternità.

E a chi non si accontenta di una simile argomentazione, quale risposta scientificamente fondata si può dare?

Il biologo e genetista Edoardo Boncinelli, famoso per essere il “Dawkins italiano” (con riferimento al celebre biologo ateo autore del libro L’Illusione di Dio), nel suo Le forme della vita. L’evoluzione e l’origine dell’uomo (Einaudi, 2006), se da una parte fa professione di fede ateista, dall’altra spiega perchè la preistoria umana è ancora un mistero insondato, una provincia inesplorata : “Abbiamo sin qui esposto il nocciolo della teoria neodarwiniana… Sin dall’inizio si è chiarito che questa teoria spiega benissimo certe cose, meno bene altre, e pochissimo altre ancora. Quello che è successo prima della esplosione del Cambriano e gli eventi che hanno portato all’ evoluzione della specie umana esulano un po’ da ciò che la teoria spiega bene”. “A un certo momento– continua Boncinelli- però è avvenuto qualcosa che almeno ai nostri occhi appare eccezionale”. Cosa è accaduto? La comparsa dell’uomo, con la sua coscienza di sè, con il suo linguaggio (“caratteristica supremamente umana“), che non sono una mera conseguenza del cambiamento di postura e della diminuzione dei peli: sono ben altro! Sono un “capitolo molto particolare della storia evolutiva“, riguardo a cui “molte cose che ci premerebbe sapere non si sanno“.

Quindi?

Quindi la scienza oggi sa benissimo che la comparsa dell’uomo è un salto, un enorme salto. I salti per la verità sono 3: la nascita dell’Universo, la nascita della vita e la nascita dell’uomo. Per tutti questi avvenimenti molti scienziati, anche agnostici, parlano oggi di “mistero” o di “miracolo“: non ne conosciamo il perchè, la Causa. Per molti essa rimanda a qualcosa che per noi è inafferrabile, con gli strumenti della scienza. “L’indecifrabilità della vita umana, dei destini dell’uomo, non potrà mai essere racchiusa in una formula”: così Erwin Chargaff, uno dei padri della moderna biologia molecolare, nel suo capolavoro intitolato Mistero impenetrabile, nel quale lo sguardo del grande scienziato lo porta a concludere che “ci sono misteri (la vita, l’anima, Dio… ndr) per riconoscere i quali è necessaria molta saggezza”. Per concludere la risposta precedente le cito due numeri della rivista super darwinista Le Scienze. Nel novembre 2014 l’intera edizione è dedicata a La nostra storia e vi si ammette che la ricostruzione classica è del tutto incompleta ed inesatta. Basti il titolo dell’editoriale: “Riscrivere l’evoluzione. Un’ondata di nuove scoperte sta costringendo a ripensare la nostra vicenda evolutiva”. Spesso a scuola si insegnano come certezze molte cose che non sono affatto certe e che spesso sono, certamente, superate!

E l’altro numero?

E’ dedicato ad ammettere quello che spesso si nega: l’unicità dell’uomo! E’ del novembre 2018 e si intitola Essere umani. Uno degli articolisti, Kevin Laland, professore americano di biologia comportamentale ed evolutiva, comincia così il suo lungo pezzo: “Gran parte delle persone su questo pianeta crede allegramente, per lo più senza alcuna base scientifica, che gli esseri umani siano speciali, diversi dagli altri animali. E’ curioso notare come gli scienziati meglio qualificati per valutare questa affermazione sembrino spesso restii a riconoscere l’unicità di homo sapiens, forse per paura di rinforzare l’idea dell’eccezionalità dell’essere umano portata avanti nelle dottrine religiose”.

Fermiamoci un attimo, prima della frase decisiva: tutto sembra andare in una direzione, la solita! E invece anche il più ideologico dei preamboli può riservare la sorpresa. Infatti Laland prosegue riconoscendo, suo malgrado, la giustezza, dati scientifici alla mano, della visione “allegra” dell’uomo comune e delle religioni: “Eppure sono state raccolte grandi quantità di dati scientifici rigorosi, in campi che vanno dall’ecologia alla psicologia cognitiva, che affermano che quella umana è davvero una specie particolare”!

Ohibò! E non è finita: “l’essere umano si distingue davvero come un animale molto diverso dagli altri. Sembra che la nostra cultura ci separi dal resto della natura...”. E’ così evidente.

Lo scarto tra uomo è scimmia non è dunque puramente quantitativo, bensì qualitativo. Perché dunque la teoria evoluzionista non pare conoscere tramonto?

Diciamo subito che l’evoluzione è una cosa, l’evoluzionismo materialista un’altra. L’evoluzione è un fatto. Tra il resto l’evoluzione della Terra, cioè la storia della Terra, è stata scoperta da Niccolò Stenone, che è diventato vescovo e beato (è il padre della stratigrafia); quella dell’Universo da un prete, il padre del Big Bang, George Eduard Lemaitre, mentre quella della vita ha due scopritori, uno, Charles Darwin, che si definiva agnostico e non ateo, e l’altro, Sir Wallace, che era uno spiritualista convinto. L’evoluzionismo materialista è un’interpretazione atea dell’evoluzione, che sostiene che essa è casuale, e non guidata, cieca e non intelligente. Però ciò che noi vediamo è che la storia dell’Universo, come quella della vita, pur contemplando anche eventi contingenti, è nel suo complesso perfettamente direzionata: sia va verso una sempre maggior perfezione, complessità, ricchezza… perchè questo accada ci vogliono ordine, precisione, intelligenza. L’uomo, ultimo arrivato, sia nel Genesi sia secondo la scienza, è possibile soltanto perchè una quantità incredibile di “coincidenze” si sono realizzate.

L’evoluzionismo materialista, per rispondere alla sua domanda, è tramontato presso la gran parte degli scienziati, ma rimane appiccicato nella cultura perchè è stato sposato, nel recente passato, da tutte le peggiori ideologie: il positivismo, il comunismo, il nazionalsocialismo… Se uno oggi legge Lenin e Stali, Adolf Hitler o il giovane Mussolini, troverà che abbracciavano tutti la versione materialista dell’evoluzione. Il loro influsso, e quello di tanti filosofi materialisti, non è scomparso…

Il creazionismo fa così paura?

Facciamo anche qui una distinzione. Perchè con “creazionismo” di solito si intende l’idea di creazione tipica dei protestanti, che interpretano la Genesi alla lettera, in modo fondamentalista, e dicono che la creazione è avvenuta in 6 giorni. Ciò è assurdo, ma questa non è e non è mai stata l’interpretazione cattolica. I cattolici credono nella creazione come dipendenza dell’Universo da un Dio trascendente, e come nascita del cosmo in un istante di tempo che ha dato vita al tempo. Senza minimamente voler trarre dalla Bibbia insegnamenti naturalistici ulteriori, che non interessano nulla per la salvezza. Ebbene l’idea di creazione, così come concepita per esempio da sant’Agostino o san Tommaso, è oggi del tutto attuale e interessa moltissimo a tanti fisici ed astrofisici. Lo spiega bene, per esempio, Piero Benvenuti, uno dei più famosi astrofisici al mondo, già Segretario generale dell’Unione Astronomica Internazionale, nel suo Genesi e Big bang. Se qualcuno deride il creazionismo protestante come antiscientifico, facendo finta che coincida con l’idea filosofica e teologica di creazione, o non ha capito, o bara.

Da ultimo, da storico e appassionato di scienza, come sintetizzerebbe il miracolo della complessità umana?

Con le frasi di due grandi matematici e fisici, Blaise Pascal e Leonardo Eulero, il “principe dei matematici”. Il primo notava che l’uomo è piccolissimo nel tempo e nello spazio, quanto al suo corpo, ma possiede una capacità unica nell’Universo, quella di pensare e di amare, mentre tutte le montagne, gli animali, le galassie non sanno produrre “un solo pensiero, un solo atto d’amore”. Quanto è piccolo, e quanto è grande l’uomo! Il secondo, Eulero, in una lettera intitolata Sulla natura degli spiriti e criticava i filosofi materialisti (nessuno dei quali scienziato) perché “nulla vi potrebbe essere di più urtante del dire che la materia è capace di pensare. Pensare, giudicare, ragionare, sentire, riflettere e volere sono qualità incompatibili con la natura dei corpi, e gli esseri che ne sono in possesso devono essere dotati di una natura del tutto differente. Tali esseri sono le anime e gli spiriti, fra i quali quello che possiede tutte queste qualità nel più alto grado di perfezione è Dio”.

Intervista pubblicata sul numero di febbraio 2020 di ProVita 

*Francesco Agnoli è co-autore di Lazzaro Spallanzani e Gregor Mendel. Alle origini della Biologia e della Genetica; autore di Creazione ed evoluzione: dalla geologia alla cosmologia. Stenoné, Wallace e Lemaître; Il misticismo dei matematiciDieci brevi lezioni di filosofia.

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