Stati Uniti-Ungheria, l’asse in difesa della famiglia

di Federico Cenci.

Sono 7.330 i chilometri che separano Washington da Budapest. Eppure le due capitali non sono mai state così vicine. I governi di Stati Uniti e Ungheria, infatti, lavorano fianco a fianco per sostenere le comunità cristiane nel mondo, e per realizzare politiche in favore della famiglia e della vita. Lo ha sottolineato nei giorni scorsi Katalin Novak, segretario di Stato ungherese per la Famiglia e la Gioventù, tornata di recente da una visita diplomatica Oltreoceano durante la quale ha incontrato il deputato Repubblicano Jeff Fortenberry e membri del centro studi conservatore American Enterprise Institute. Tra l’altro la Novak intervenne al Congresso mondiale delle famiglie di Verona in marzo.

La Partnership for Families

La cooperazione tra Stati Uniti e Ungheria «nei settori del sostegno alle famiglie e alla difesa della dignità della vita umana è senza precedenti», ha detto la Novak. I due Paesi hanno sviluppato un’iniziativa internazionale denominata Partnership for Families, la quale dovrebbe coinvolgere anche altri Stati (probabilmente Brasile e Polonia) al fine di sostenere, in sedi internazionali come l’ONU, l’importanza della famiglia e «proteggere la vita umana dal concepimento al momento della morte naturale». Parole, quelle pronunciate dal ministro magiaro, che appaiono di una chiarezza granitica, in grado di rappresentare anche un esempio per i leader politici nostrani. Come granitico, del resto, è stato il discorso pronunciato dal presidente statunitense Donald J. Trump alla Marcia per la Vita di Washington del gennaio scorso.

La visita ha consentito alla Novak di mostrare le politiche di sostegno alla natalità attive in Ungheria, raccogliendo «apprezzamenti» da parte dei colleghi statunitensi. A suscitare l’interesse sono stati i numeri: nel Paese centroeuropeo il numero dei matrimoni è ai massimi da quarant’anni e le nascite sono aumentate del 20% dal 2010, il tutto mentre gli indicatori economici danno segno positivo. Un modello, quello ungherese, che potrebbe presto essere imitato dai Repubblicani negli Stati Uniti. Fortenberry, infatti, ha affermato che video simili a quelli usati dal governo ungherese in favore della vita e della famiglia potrebbero essere lanciati durante la campagna elettorale per le presidenziali di quest’anno.

L’Ungheria rischia però di essere un’eccezione nel Vecchio Continente. La Novak definisce infatti un grave problema il fatto che l’Europa abbia «trascurato le questioni demografiche» negli ultimi decenni. «Nessun Paese in Europa è capace di autosostenersi perché la tendenza dei giovani ad avere figli è bassa un po’ dappertutto», ha aggiunto, definendo preoccupante che «alcuni Paesi preferiscano risolvere il problema attraverso l’immigrazione piuttosto che fornire incentivi ai giovani a formare una famiglia».

La difesa dei cristiani perseguitati

La cooperazione ungherese-americana procede anche contro la persecuzione religiosa nel mondo. A inizio mese l’Ungheria è stato il primo Paese dell’Unione Europea a entrare nella International Religious Freedom Alliance, un’agenzia del governo statunitense. L’ingresso di Budapest è stato sancito nel corso di un vertice a Washington cui ha partecipato il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, il quale ha detto che per il suo Paese è inaccettabile che organizzazioni internazionali «chiudano gli occhi» sulla persecuzione dei cristiani. Budapest ha infatti stanziato 50milioni di dollari per aiutare le comunità cristiane in Africa e Medio Oriente.

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